|
discorso di apertura dei lavori del I Convegno dell’AICo Claudio Naranjo Psichiatra, psicoterapeuta Università di Berkeley (California)
È un grande privilegio aprire e chiudere questo I Convegno dell’AICo e ho accettato con piacere l’invito perché qui mi sento molto amato, rispettato e ben accolto. È grande la responsabilità e spero di potervi rispondere perché ho parecchi anni di esperienza in Gestalt dietro di me (era un mio contatto specifico con la terapia), e sento che è arrivato un tempo della mia vita nel quale me ne sto allontanando. Non sarei sorpreso se questo fosse l’ultimo convegno legato alla Gestalt nel quale sono presente; questa non è una decisione, ma un’anticipazione che mi fa voler dire le cose chiaramente, l’essenziale delle cose. Per questa apertura non farò un
discorso approfondito sulla relazione d’aiuto, questo lo lascio per la
relazione finale. Voglio invece dire qualcosa sul fatto che nel programma
del Convegno vedo presente una ampia rappresentanza della Terapia della
Gestalt anche sotto una bandiera che non si chiama esplicitamente Gestalt.
Anche se il titolo del Convegno non è "Gestalt", si intuisce una
più ampia partecipazione e, in pratica, sono presenti i gestaltisti
che mi interessano di più in Italia e questo mi suscita una prima
associazione. Ho detto molte volte che l’eredità di Perls consiste
non in una teoria, non in una visione particolare, ma in un’influenza viva,
in un trasmissione viva, non sempre presente nelle istituzioni che portano
il nome di Gestalt. È un’influenza però che si è fatta
sentire più in generale nel mondo professionale della psicoterapia
che si chiami esistenzialista, terapia di gruppo o terapia eclettica, ecc.
Tutti questi metodi hanno ricevuto un’impronta profonda da questa forma
diversa di fare terapia, una forma diversa che era piuttosto un impatto
personale, un contagio a volte non esplicito nella sua natura. E di ciò
sono stato testimone, ovvero dell’evoluzione della Gestalt in California,
nell’ultima fase dello sviluppo dell’opera di Perls. Credo di essere stato
testimone del primo workshop ad Esalen. Avevo conosciuto Perls prima, quando
ero stato invitato ad Esalen, con Carlos Castaneda, a fare un workshop
sullo sciamanesimo e Perls stava nel pubblico. Penso che a quell’epoca,
anche se non era tanto conosciuto in California, Perls era già diventato
un vero sciamano. Era questo che tanto richiamava l’attenzione: qualcuno
che facesse "miracoli". Io non ho dubbi: in quest’uomo veniva fiorendo
il punto più alto della tradizione postfreudiana. Discepolo di Reich,
della Horney, alla quale io stesso ero molto legato, lui andava oltre queste
influenze, per la sua libertà personale, per il suo lavoro altamente
intuitivo, artistiscamente ispirato e per il suo coinvolgimento personale.
A quel tempo coloro che si avvicinavano a lui erano "cercatori", persone
comuni che cercavano qualcosa, non necessariamente terapia, ma qualcosa
di spirituale. Pian piano io stesso ho visto come il flusso cresceva e
venivano psicanalisti da New York, persone da diversi luoghi, dalla Germania,
dall’Europa in generale. Era un movimento nuovo e in questo periodo i collaboratori
dell’epoca precedente, i collaboratori di New York che io avevo conosciuto,
erano come silenziosi, non facevano molta Gestalt. Goodman era impegnato
piuttosto nell’educazione, altri avevano interessi differenti. Ma dopo
la morte di Perls si è cominciato a riscrivere la storia; all’inizio
nessuno avrebbe messo in discussione che Fritz fosse il creatore di questo
approccio (non un creatore intenzionale: quello che noi chiamavamo Gestalt
era una sua irradiazione, la sua forma, l’estensione della sua persona).
Ma dopo la sua morte si è iniziato a dire che lui era parte di un
gruppo, che era co-creatore della Gestalt con sua moglie, con altri collaboratori;
è stata presentata una visione denigratoria e competitiva delle
relazioni all’interno del gruppo, dicendo che a Fritz non interessava la
teoria, che era Goodman il bravo teorico, e sostenendo parimente che la
vera terapia si appoggia sulla teoria. Non si capiva ciò che io
ho voluto enfatizzare con il sottotitolo del mio libro nella sua versione
inglese: Terapia della Gestalt: atteggiamento e prassi di un’esperienzialismo
ateorico.
La Gestalt era una forma di trasmettere l’esperienza senza passare attraverso il concettuale, e per questo può essere vista come lo zen della terapia. Invece di vedere la superiorità, la straordinarietà di questo esperienzialismo ateorico e autosufficiente si è voluto denigrarlo. Questo gesto lo vedo come una manovra politica, per niente amorosa, di persone piene di risentimento. Ho conosciuto abbastanza Laura: era una persona molto ferita per essere stata diseredata – lei non era stata menzionata nel testamento. Ha voluto sotterrare Fritz col mettere altre persone al suo posto e credo che questo sia diventato un fattore stagnante nell’evoluzione della Gestalt. Da molte voci si sente dire oggi che questa polemica Est-Ovest è cosa da lasciare al passato. Sospetto, però, che queste siano le voci di chi ha iniziato la denigrazione della Gestalt californiana e che oggi, sentendosi in una posizione meno forte, pretende di sottrarre importanza al tema. Ma io penso che così come nel processo terapeutico dell’individuo la comprensione delle origini del malessere è un fattore di cura, anche nel livello sociale la comprensione di una patologia culturale possa essere un fattore liberatorio. Un autore russo, Propp, ha fatto un’analisi di mille fiabe per presentare l’anatomia, la costruzione tipica del racconto miracoloso, come si è fatto anche nella mitologia. C’è una fase nella quale l’eroe è chiamato all’avventura, una fase nella quale si mette in cammino per l’avventura, una fase nella quale incontra il drago, il pericolo, una fase di vittoria, una prima vittoria, e regolarmente esiste una fase nella quale appare il falso, l’impostore, uno che prende il posto dell’eroe. Per esempio: l’eroe prende l’acqua della vita, ritorna a casa dal padre con l’acqua della vita che servirà per guarirlo, ma vengono i fratelli e gli rubano l’acqua della vita, mentre lui dorme, e si presentano al padre come gli eroi. Considerando la storia della Gestalt della quale sono stato testimone, io penso che la struttura rivelata da Propp sia non solo una caratteristica della vita individuale (una tappa del "viaggio dell’eroe", come si chiama in mitologia, dello sviluppo dell’individuo che dopo una prima vittoria viene eclissato), ma anche una fase presente nei fenomeni sociali. È molto chiaro nel Cristianesimo. Dostoevskij scrive la storia del Grande Inquisitore che si incontra con Cristo e gli dice: "No, tu non entri qui, questo sistema è già formato, è troppo, tu saresti di disturbo". Così anche nel prologo di Androclo e il leone Bernard Scott dice che nella storia della civilizzazione cristiana occidentale è Barabba che ha rubato il nome a Cristo, pretendendo di essere il suo servitore. Allora, tornando alla Gestalt, alcuni, dopo la morte di Fritz hanno affermato "noi siamo i più importanti", pur non essendo stati testimoni dello sviluppo di Perls nella sua maturità, né aver avuto l’opportunità di esser influenzati dalla sua spettacolare trasformazione. Come si sa, Perls, prima di venire in California, visse una grande crisi attraverso la quale ritrovò se stesso; credeva di non fare più terapia, di dedicarsi alla pittura. Attraverso questa crisi è diventato veramente nuovo: non solo un talento, com’era prima, ma un genio. Max Weber ha osservato che i movimenti sociali hanno una fase carismatica e una fase burocratica; direi che dietro questa fase burocratica di irrigidimento e di fossilizzazione c’è una psicodinamica. In questo caso si tratta della psicodinamica di Isadore Fromm, un uomo molto competitivo, molto invidioso che ha preso Goodman (che era già morto) e lo ha messo al posto dell’eroe e ha fatto la sua politica; ha preso il pensiero di Laura, il sentimento di Laura che non parlava e, come il figlio mitico, ha tentato di seppellire il padre. Il senso nel dire questo sta per me nel fatto che si dicono molte cose vive sbagliate che mantengono l’inerzia. Neanche gli allievi di Perls in California hanno alzato la loro voce di fronte all’ortodossia arrogante della East coast. Dopo la morte di Perls, anche lì, ci fu un incidente quando, dopo tre anni, si riunirono tutti gli allievi californiani ad Esalen. Io non c’ero, ma amici mi hanno detto che quella è stata un’occasione nella quale persone ferite da Perls (che come si sa era un forte confrontatore), dopo la morte del "padre", hanno colto l’occasione per riaffermarsi appoggiandosi reciprocamente in un’orgia per svalutare le critiche ricevute dal Maestro. Io credo che è accaduto come nelle fiabe, ma questa volta dopo la morte fisica dell’eroe perché quando Perls era vivo nessuno osava confrontarsi con lui. Quando è scomparso, si è iniziato a tradire la sua figura e il rapporto si è interrotto, un rapporto che non era semplicemente nelle cose dette, ma qualcosa di più sottile, come accade attraverso il rapporto profondo con il Maestro nelle tradizioni spirituali. Ho dedicato tanti minuti a questo tema perché io sento che questo fattore ritardante in altre istituzioni gestaltiche semplicemente non è presente qui: questo è un mondo di gestaltisti che prendono un’altra direzione. La Gestalt è un fattore integrativo molto potente che non ha ancora avuto il suo pieno impatto nel mondo, proprio per questa patologia sociale ritardante. La Gestalt è rimasta qualcosa ancora piccola, provinciale, solo una specialità tra le diverse terapie. Quando eravamo ad Esalen si vedeva che stava fiorendo un nuovo dionisismo e la Gestalt ne era l’espressione più ispirata. Come diceva Nietzsche, il mondo occidentale sarebbe morto senza quel medicamento che è lo spirito dionisiaco. Tutta la New Age inizialmente ha espresso questo spirito dionisiaco, ma molte delle sue espressioni culturali hanno costituito echi di esperienze trasformatrici senza arrivare a radicare un reale potere trasformatore. La Gestalt invece è una delle vere forze trasformatrici che ci accompagnano nel nuovo millenio. Si può dire che, dopo il fiorire della Gestalt degli anno ’60, ora aspettiamo il frutto. Non abbiamo visto ancora il frutto del regalo di Perls, dell’eredità di quest’uomo che io penso sia stato un profeta moderno, una specie di apostolo di Dioniso. Non abbiamo visto il cambiare dell’educazione, non ne abbiamo visto l’aspetto rivoluzionario nella cultura. In questo Convegno vedo che si rompe l’autorità burocratica; ancora una volta siamo con un’autorità carismatica. Nel mondo della Gestalt si parla molto di carismatico, ma in senso denigratorio come il culto del personale, e questo non è "scientifico". Ma carismatico originalmente vuol dire spirituale, indica qualcosa che fa sì che una persona sia più di altre, qualcosa che fa sì che una persona sia straordinaria, sia qualcosa di creativo, sia qualcosa di ispirato. Quando l’autorità non risiede nell’ispirazione, nello spirito vivo, ma nell’istituzione, allora diventa stagnante. Allora, anche se questa iniziativa ha delle ragioni pratiche o legislative, io credo che abbiamo qui questa discendenza dalla Gestalt californiana. Auguro una grande fertilità a questo movimento, alle persone che compongono questo gruppo ed alla forma con la quale è stato voluto: la grande creatività che si vede e la libertà in essa implicita. http://www.in-psicoterapia.com © 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati |