"INformazione Psicologia
Psicoterapia Psichiatria", n° 41- 42, settembre - dicembre 2000 / gennaio
- aprile 2001, pagg. 86 - 93, Roma
http://www.in-psicoterapia.com
Chi è, cosa fa e come lavora il
counsellor nella scuola: sono questi gli interrogativi che si pongono nel
momento in cui la scuola diviene ambito d’intervento del counsellor.
I counsellor all’interno della scuola
sono prima di tutto insegnanti, e appartengono, cosa importante, al collegio
dei docenti. La formazione in counselling li qualifica come interlocutori
laddove vengono richieste particolari "competenze sociali", cioè
nelle relazioni con gli alunni, con i genitori, con i colleghi e con l’istituzione
scuola stessa.
Nella relazione con gli alunni l’insegnante
counsellor è:
– un interlocutore preparato in caso
di richiesta di aiuto nell’ambito dei CIC o Centri di Ascolto.
– un interlocutore sensibilizzato sui
problemi all’interno della classe.
– un agevolatore e facilitatore per la
ricerca di soluzioni ai conflitti all’interno della classe.
– un interlocutore e mediatore per la
ricerca di soluzioni ai conflitti tra alunni e colleghi, insegnanti e/o
istituzione.
– un orientatore nel processo delle scelte
future degli alunni.
Nella relazione con i genitori l’insegnante
counsellor possiede una maggiore comprensione sull’incidenza dei problemi
familiari nel comportamento e rendimento dei singoli alunni. Possiede,
inoltre, una maggiore sensibilità e capacità di dialogo con
i genitori, è a conoscenza delle possibilità di intervento
terapeutico nell’ambito familiare e può in questo modo indirizzare
l’alunno e/o sua famiglia alle strutture adatte nel territorio.
Nella relazione con i colleghi l’insegnante
counsellor ha acquisito la capacità di intervenire con delicatezza
nelle relazioni complesse e a volte complicate tra colleghi e comprende
e gestisce meglio le dinamiche di gruppo all’interno dei consigli di classe,
riunioni tra colleghi, consigli d’istituto etc.
Nella relazione con l’istituzione possiede
maggiore chiarezza e comprensione sul proprio ruolo all’interno del sistema
scolastico e delle sue strutture decisionali con la conseguente maggiore
possibilità di muoversi; sente inoltre una più intensa responsabilità
nei confronti del proprio ruolo istituzionale. In più è un
potenziale moltiplicatore: può organizzare corsi di aggiornamento
interno finalizzati a sensibilizzare i colleghi (ma di altri e non del
proprio istituto di appartenenza).
Possiamo dire che il Counsellor nella
scuola è prima di tutto un insegnante; va però oltre il proprio
tradizionale ruolo di insegnante che si limita a "trasmettere" una materia,
poiché integra nel suo lavoro tutti gli aspetti legati alla gestione
delle relazioni interpersonali. Molti sono i colleghi che cercano strade
d’intervento innovative nelle diverse situazioni di disagio degli alunni,
nell’orientamento, nella dispersione, ma pochi sono gli interventi formativi
soddisfacenti. L’approccio gestaltico, non essendo un approccio tecnico-strumentale,
ma esistenziale-umanistico, coinvolge tutta la persona con la sua esperienza
di vita in senso storico, biologico, ambientale e relazionale e la colloca
al centro del processo di apprendimento. La consapevolezza di se stesso
crea uno "stile di vita", un modo di essere nel mondo in cui la responsabilità
per i propri sentimenti, bisogni ed azioni sta in primo piano.
Di conseguenza non c’è più
scissione tra quello che uno è e quello che uno fa. Non faccio l’insegnante
ma lo sono.
Lo stile di vita diventa anche stile
professionale ed è qui che il counsellor nella scuola diventa un
pedagogo esistenzialista-umanista, per il quale la ricerca attiva e responsabile
del proprio benessere è strettamente legata al piacere di esserci
– anche nella professione.
Per questo motivo è inserita
nel corso di formazione professionale per counsellor scolastico, che attualmente
proponiamo come Centro Gestalt Lecce in Puglia, la didattica della Pedagogia
della Gestalt o "confluent education", come diceva G. Brown1, allievo di
F. Perls e primo ideatore dell’approccio didattico che da più di
15 anni viene proposto e insegnato nei paesi nord-europei, in particolare
in Germania2.
Hilarion Petzold, fondatore dei FPI (Fritz
Perls Institut) in Germania scrive3:
"Apprendere non deve diventare fine a
se stesso, un accumulo di ‘sapere’ senza un orientamento globale.
Apprendere dovrebbe sempre avere come
obiettivo comprendere meglio se stesso e gli altri nel proprio contesto
di vita per creare modi di convivenza sempre più umani.
Questo presuppone che gli alunni sappiano
per che cosa imparano e gli insegnanti per che cosa insegnano e che le
lezioni vengano vissute e comprese per quello che sono: una situazione
interpersonale e non un centro elaborazione dati.
La Gestaltpedagogia sollecita la riflessione
sul proprio ‘volere’ – che cosa voglio, e sul proprio ‘fare’ – che cosa
faccio, non nel senso di una riflessione astratta ma di un insieme vissuto
costituito di emozioni, valori e posizioni soggettive".
L’insegnante counsellor sviluppa le sue
potenzialità per essere autentico nel momento in cui invita l’alunno
a sviluppare le proprie e non si nasconde dietro una maschera professionale
o un atteggiamento di oggettività (neutrale), anzi è coinvolto
e partecipe in prima persona, con i propri desideri, le proprie esperienze
e le proprie emozioni.
Nel suo lavoro sostiene ed incoraggia
l’alunno a diventare responsabile per le sue scelte e le sue decisioni,
in modo che il suo spazio d’azione aumenti invece di restringersi.
L’individuo, così, con il sostegno
e l’incoraggiamento dell’insegnante counsellor, sviluppa le proprie capacità
e impara a realizzare se stesso ed i suoi obiettivi, diventando consapevole
sia dei fenomeni di rigetto che di quelli di adattamento; impara in definitiva
a riconoscere la differenza tra la manipolazione, da un lato, e le azioni
responsabili, dall’altro.
L’insegnante non si occupa più
di come motivare gli alunni, ma stimola e cerca le loro motivazioni e coinvolgimenti
e da questi parte, riparte dal piacere d’imparare che è innato in
ogni essere umano.
Possiamo riassumere come segue gli obiettivi
di una formazione in didattica della pedagogia della Gestalt:
1) integrare nelle specifiche professionalità
dell’insegnante le conoscenze e la esperienza del processo olistico dell’apprendimento
che integra aspetti emotivi, cognitivi e corporei;
2) integrare nelle specifiche professionalità
dell’insegnante le conoscenze e le relative competenze operative del counselling;
3) sviluppare la dimensione soggettiva
di ciascun partecipante mediante un addestramento allo stare nella relazione;
4) ottimizzare le potenzialità
cognitive ed emozionali dei partecipanti per un benessere integrato e globale,
corporeo-affettivo-relazionale, sia dell’alunno che dell’insegnante.
Fondamentale è la comprensione
del ciclo del contatto introdotto da Perls, Hefferline e Goodman4 che consiste
in:
– pre-contatto
– contatto
– contatto finale
– post-contatto
o la sua più recente elaborazione
da Paolo G. Quattrini in spirale di contatto. Spirale, perché raffigura
meglio l’aspetto di crescita, ingrandimento ed espansione, sottolineando,
che, dopo una esperienza non ripartiamo dal primitivo punto di partenza
ma abbiamo assimilato qualcosa di nuovo che ci ha trasformato.
Il significato del concetto del contatto
per la Pedagogia della Gestalt è il seguente:
– che cosa sento
– che cosa voglio
– che cosa faccio
– che cosa sento dopo averlo fatto
Nel campo pedagogico il modello del contatto
può contribuire alla comprensione delle modalità e dei motivi
per cui un processo di apprendimento è avvenuto o è fallito.
Il modello di contatto può essere
utilizzato sia per l’analisi sia per la strutturazione di processi d’insegnamento
e di apprendimento; per il lavoro dell’insegnante il modello di contatto
suggerisce una determinata sequenza cronologica.
Un contatto intenso verso l’oggetto di
apprendimento può essere sostenuto osservando le varie fasi del
processo del contatto già nella programmazione della lezione.
Nella fase del "che cosa sento" (pre-contatto)
si evidenziano:
a) il punto di partenza che è
la consapevole percezione di come sto in questo momento; si tratta di chiudere
(affari irrisolti), verificare dove sta la mia energia, concentrarmi, cercare
contatto con gli altri membri del gruppo, chiarimento dei bisogni che significa
sentire di che cosa ho bisogno e di che cosa hanno bisogno gli altri, e
cercare l’espressione comune del tema, argomento;
b) la sintonizzazione sul tema che è
la percezione delle preferenze e delle resistenze in me, con la conseguente
apertura al tema.
A questo punto è facile capire
come, a differenza dei modi di procedere nelle didattiche tradizionali,
la Gestalt-Pedagogia non è solo una strategia di motivazione, ma
è innanzitutto un chiarimento del proprio rapporto con le varie
materie d’insegnamento. Nella fase del "che cosa sento" (pre-contatto)
è importante responsabilizzarsi per il proprio interesse al processo
di apprendimento avendo presenti i propri stati d’animo.
Nella fase del "che cosa voglio"
(contatto) il bisogno iniziale si sposta sullo sfondo e la domanda che
cosa voglio e (come) posso soddisfarlo diventa figura. La direzione dell’attenzione
si sposta dalla percezione del proprio bisogno sulle possibilità
di soddisfarlo.
Fondamentale nella ricerca di una risposta
è tenere in considerazione il significato personale del Tema o dell’argomento;
alunni ed insegnanti verificano insieme che cosa del tema è già
presente come conoscenza, esperienza diretta, interessi, relazioni etc.,
per creare la relazione personale; questa relazione personale è
necessaria per creare un apprendimento che abbia un significato personale;
il contatto può essere sostenuto e alimentato tramite mezzi creativi,
immagini di fantasia etc.
L’immaginazione e la fantasia sono il
"cibo" essenziale nella ricerca del significato personale dell’apprendimento.
Attivare inoltre l’alunno alla ricerca del proprio coinvolgimento al tema
e alla sua realizzazione costituisce una fase fondamentale nella Gestalt-Pedagogia
e serve tra l’altro ad imparare l’apprendimento. Si evita così che
l’apprendimento si riduca ad una forma di introiezione, nella quale la
materia da imparare viene versata come con un imbuto, senza tenere conto
dei bisogni individuali.
La fase del "che cosa faccio"
(contatto finale) può essere descritta come la sensazione di venire
assorbito nell’oggetto: i confini tra l’io e l’oggetto si confondono e
diventano tutt’uno; entusiasmo e partecipazione interiore sono il risultato;
lo conosciamo tutti personalmente, per esperienza diretta; all’alunno si
deve permettere uno spazio di libertà sufficiente per poter esaurire
il contatto finale.
La fascinazione e l’interesse non devono
essere repressi da condizioni normative e regolative eccessivamente rigide
che vorrebbero realizzare risultati presumibilmente più importanti.
Compito primario di un insegnante che si orienta alla Gestalt-Pedagogia
è sostenere situazioni nelle quali si possono raggiungere intense
realizzazioni di contatto.
Il momento finale è "che
cosa sento dopo averlo fatto" (post-contatto).
Nel post-contatto si verificano le conseguenze
del processo di contatto; il contatto finale continua ad oscillare e viene
integrato nella persona; spesso gli alunni continuano a ricordarsi del
piacevole vissuto, chiedendo di crearne subito un’altro.
Il modello di contatto offre uno schema
abbastanza ampio per un’analisi di interruzioni del contatto. Nel caso
di insufficienti contatti finali l’insegnante può chiedersi se già
nella fase del contatto è riuscito sufficientemente a creare negli
alunni e in se stesso un rapporto personale con il tema, etc.
L’apprendimento come processo
di contatto si svolge contemporaneamente su più livelli:
Contatto con se stesso
Contatto con gli altri
Contatto con il tema
Contatto con l’ambiente
Contatto con se stesso
L’apprendimento spesso viene inibito
da schemi o atteggiamenti abituali d’interruzione del contatto, che limitano
così il raggio d’azione dell’alunno. Garantendo lo sviluppo delle
sue capacità e del suo potenziale, l’alunno sarà sempre più
in grado di riconoscere in se stesso questi schemi e trarne le conseguenze.
Laddove l’insegnante evidenzia i punti di forza dell’alunno, questo può
sviluppare una chiara autostima come base fondamentale per uno stabile
atteggiamento di apprendimento.
Contatto con gli altri
L’apprendimento si svolge generalmente
in un contatto con l’altro; ha una dimensione relazionale IO - TU. La capacità
di stare in contatto con se stesso è condizione fondamentale per
poter dialogare e dunque l’insegnante deve sviluppare e sostenere le capacità
di dialogo dell’alunno con gli altri5.
Contatto con il tema
Anche se gran parte della vita scolastica
è caratterizzata da rapporti funzionali e razionali, ci sono secondo
la Gestalt-Pedagogia ancora spazi e nicchie per la creazione di esperienze
di apprendimento che abbiano un significato personale. L’apprendimento
che ha un significato personale può nascere da motivazioni intrinseche
ma anche, in parte, da motivazioni estrinseche. Esempio: l’entusiasmo di
un insegnante verso una materia didattica che man mano si trasferisce all’alunno.
La Gestalt-Pedagogia mira al sostegno di un processo di apprendimento che
sia all’altezza delle molteplici attitudini e del talento dell’alunno.
Contatto con l’ambiente
L’apprendimento è sempre influenzato
dalle condizioni di apprendimento, cioè dall’ambiente sociale, economico
ed ecologico. Considerando l’attuale crisi ecologica, che è niente
altro che un espressione del nostro contatto disturbato con l’ambiente,
ci rendiamo conto di come siamo collegati in maniera esistenziale con il
complesso mondo ed i suoi sottosistemi. È necessario sviluppare
un atteggiamento di reciproca influenza dell’uomo col mondo al posto del
presuntuoso e prepotente Potere sul mondo – con tutti i suoi danni, che
l’uomo pretende di avere. Propongo di parlare di un Potere reciproco. Apertura,
vulnerabilità e disponibilità al cambiamento sono parte integrante
di un tale contatto sinergetico con l’ambiente. Nella Gestalt-Pedagogia
si parla di "pensiero sistemico retiforme" versus "nozioni frammentate".
Analogamente a quanto finora esposto
anche l’insegnamento come processo di contatto si svolge
contemporaneamente su più livelli:
Contatto con se stesso
Contatto con gli altri
Contatto con il tema
Contatto con l’ambiente
Contatto con se stesso
L’insegnante che sta in contatto con
se stesso sviluppa nella sua formazione/aggiornamento la consapevolezza
dei propri schemi di interruzione del contatto e conosce bene la propria
percezione selettiva, sa accettare se stesso come condizione per poter
accettare gli alunni ed ha la capacità di ascoltare i propri sentimenti,
i propri potenziali e i propri limiti. Possiede empatia e la capacità
di comportarsi come sente, chiamata anche "congruenza"6, diventando così
lo strumento di se stesso.
Contatto con gli altri
L’insegnante che sta in contatto con
se stesso ha la capacità di stare in contatto con i vari aspetti
del proprio sé. Tale capacità incoraggia lo sviluppo di accettazione,
empatia e congruenza da parte degli alunni. Di conseguenza l’insegnante
sviluppa da un lato la propria capacità di percepire gli alunni
in maniera di poter tenere conto delle singole particolarità, dall’altro
rivolge l’attenzione all’atmosfera sociale nella classe e tematizza i disturbi.
In questo modo mostra e non più nasconde la propria persona con
i suoi valori.
Contatto con il tema
Compito dell’insegnante è: organizzare
strategie e metodi di apprendimento organizzare processi interattivi nel
gruppo fornire conoscenze specifiche
Fino ad ora la formazione era troppo
centrata sulla formazione specifica e nel contempo c’era carenza di formazione
didattica. Attenzione, però: la didattica orientata agli obiettivi
dell’apprendimento si occupa di "come posso motivare gli alunni", la Gestalt-Pedagogia,
diversamente, si occupa di "come posso trovare la motivazione degli alunni".
La motivazione si trova quando l’insegnante riesce a fare emergere il significato
personale del tema, cioè, a trovare temi che hanno questa dimensione
personale; ma non solo, si trova, quando l’insegnante sa coinvolgere e
responsabilizzare gli alunni nella ricerca dei temi, sostenendo così
l’autonomia creativa degli alunni.
Contatto con l’ambiente
Facciamo parte di un sistema complesso
di tanti sottosistemi interagenti e ci troviamo in un rapporto permanente
di interscambio. Questo processo si svolge nella maggior parte dei casi
al di fuori della nostra coscienza. Sperimentare questo collegamento esistenziale
costituisce una importante sorgente di comprensione, che porta a:
– sviluppare forme di apprendimento e
contenuti che rendono possibili la consapevole sperimentazione e l’interazione
con il nostro ambiente;
– occuparsi con continuità del
contatto con l’ambiente e il mondo che ci circonda in modo da permetterci
da un lato di riconoscere, sfruttare e allargare le proprie possibilità
d’azione e dall’altro lato, di accettare serenamente e umilmente i propri
limiti.
Concludo riassumendo i principi della
Pedagogia della Gestalt:
1. Concentrazione sul contatto
2. Qui ed Ora
3. La persona come centro
4. Consapevolezza
5. Apprendimento attraverso l’esperienza
6. Autosostegno
7. La Gestalt forte
8. Integrazione
9. Responsabilità
10. Apprendimento e Insegnamento nel
dialogo
11. Sinergia
12. Libera volontà
L’applicazione di questi principi costituisce,
secondo la Gestalt-Pedagogia e la mia modesta personale esperienza, un
valido aiuto per conservare e coltivare il piacere di apprendere e, conseguentemente,
il piacere di insegnare, o viceversa, come volete.
Bibliografia
1. G. I. Brown, Human Teaching for
Human Learning, New York 1971.
2. G. I. Brown, Getting it together:
Confluent Education, Bloomington 1976.
3. O. A. Burow, Grundlagen der Gestaltpädagogik,
Dortmund 1988.
4. R. Cohn, Von der Psychoanalyse
zur themenzentrierten Interaktion, Stuttgart 1983.
5. G. I. Brown, H. G. Petzold, Gefühl
und Aktion, Frankfurt/Main1978.
6. F. Perls , R. F. Hefferline, P. Goodman,
La
Terapia della Gestalt, Roma 1971.
7. M. Buber, Ich und Du (1923),
in "Dialogisches Leben", Zürich 1947.
8. C. R. Rogers, Die nichtdirektive
Beratung, München 1972.
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