Counselling nella Scuola, ovvero il piacere di insegnare
 

Alexander Lommatzsch

Psicologo, psicoterapeuta direttore dell’Istituto Gestalt di Puglia, Lecce



"INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n° 41- 42, settembre - dicembre 2000 / gennaio - aprile 2001, pagg. 86 - 93, Roma
http://www.in-psicoterapia.com


 
 

Chi è, cosa fa e come lavora il counsellor nella scuola: sono questi gli interrogativi che si pongono nel momento in cui la scuola diviene ambito d’intervento del counsellor.

I counsellor all’interno della scuola sono prima di tutto insegnanti, e appartengono, cosa importante, al collegio dei docenti. La formazione in counselling li qualifica come interlocutori laddove vengono richieste particolari "competenze sociali", cioè nelle relazioni con gli alunni, con i genitori, con i colleghi e con l’istituzione scuola stessa.

Nella relazione con gli alunni l’insegnante counsellor è:

– un interlocutore preparato in caso di richiesta di aiuto nell’ambito dei CIC o Centri di Ascolto.

– un interlocutore sensibilizzato sui problemi all’interno della classe.

– un agevolatore e facilitatore per la ricerca di soluzioni ai conflitti all’interno della classe.

– un interlocutore e mediatore per la ricerca di soluzioni ai conflitti tra alunni e colleghi, insegnanti e/o istituzione.

– un orientatore nel processo delle scelte future degli alunni.

Nella relazione con i genitori l’insegnante counsellor possiede una maggiore comprensione sull’incidenza dei problemi familiari nel comportamento e rendimento dei singoli alunni. Possiede, inoltre, una maggiore sensibilità e capacità di dialogo con i genitori, è a conoscenza delle possibilità di intervento terapeutico nell’ambito familiare e può in questo modo indirizzare l’alunno e/o sua famiglia alle strutture adatte nel territorio.

Nella relazione con i colleghi l’insegnante counsellor ha acquisito la capacità di intervenire con delicatezza nelle relazioni complesse e a volte complicate tra colleghi e comprende e gestisce meglio le dinamiche di gruppo all’interno dei consigli di classe, riunioni tra colleghi, consigli d’istituto etc.

Nella relazione con l’istituzione possiede maggiore chiarezza e comprensione sul proprio ruolo all’interno del sistema scolastico e delle sue strutture decisionali con la conseguente maggiore possibilità di muoversi; sente inoltre una più intensa responsabilità nei confronti del proprio ruolo istituzionale. In più è un potenziale moltiplicatore: può organizzare corsi di aggiornamento interno finalizzati a sensibilizzare i colleghi (ma di altri e non del proprio istituto di appartenenza).

Possiamo dire che il Counsellor nella scuola è prima di tutto un insegnante; va però oltre il proprio tradizionale ruolo di insegnante che si limita a "trasmettere" una materia, poiché integra nel suo lavoro tutti gli aspetti legati alla gestione delle relazioni interpersonali. Molti sono i colleghi che cercano strade d’intervento innovative nelle diverse situazioni di disagio degli alunni, nell’orientamento, nella dispersione, ma pochi sono gli interventi formativi soddisfacenti. L’approccio gestaltico, non essendo un approccio tecnico-strumentale, ma esistenziale-umanistico, coinvolge tutta la persona con la sua esperienza di vita in senso storico, biologico, ambientale e relazionale e la colloca al centro del processo di apprendimento. La consapevolezza di se stesso crea uno "stile di vita", un modo di essere nel mondo in cui la responsabilità per i propri sentimenti, bisogni ed azioni sta in primo piano.

Di conseguenza non c’è più scissione tra quello che uno è e quello che uno fa. Non faccio l’insegnante ma lo sono.

Lo stile di vita diventa anche stile professionale ed è qui che il counsellor nella scuola diventa un pedagogo esistenzialista-umanista, per il quale la ricerca attiva e responsabile del proprio benessere è strettamente legata al piacere di esserci – anche nella professione.
Per questo motivo è inserita nel corso di formazione professionale per counsellor scolastico, che attualmente proponiamo come Centro Gestalt Lecce in Puglia, la didattica della Pedagogia della Gestalt o "confluent education", come diceva G. Brown1, allievo di F. Perls e primo ideatore dell’approccio didattico che da più di 15 anni viene proposto e insegnato nei paesi nord-europei, in particolare in Germania2.

Hilarion Petzold, fondatore dei FPI (Fritz Perls Institut) in Germania scrive3:

"Apprendere non deve diventare fine a se stesso, un accumulo di ‘sapere’ senza un orientamento globale.

Apprendere dovrebbe sempre avere come obiettivo comprendere meglio se stesso e gli altri nel proprio contesto di vita per creare modi di convivenza sempre più umani.

Questo presuppone che gli alunni sappiano per che cosa imparano e gli insegnanti per che cosa insegnano e che le lezioni vengano vissute e comprese per quello che sono: una situazione interpersonale e non un centro elaborazione dati.

La Gestaltpedagogia sollecita la riflessione sul proprio ‘volere’ – che cosa voglio, e sul proprio ‘fare’ – che cosa faccio, non nel senso di una riflessione astratta ma di un insieme vissuto costituito di emozioni, valori e posizioni soggettive".

L’insegnante counsellor sviluppa le sue potenzialità per essere autentico nel momento in cui invita l’alunno a sviluppare le proprie e non si nasconde dietro una maschera professionale o un atteggiamento di oggettività (neutrale), anzi è coinvolto e partecipe in prima persona, con i propri desideri, le proprie esperienze e le proprie emozioni.

Nel suo lavoro sostiene ed incoraggia l’alunno a diventare responsabile per le sue scelte e le sue decisioni, in modo che il suo spazio d’azione aumenti invece di restringersi.
L’individuo, così, con il sostegno e l’incoraggiamento dell’insegnante counsellor, sviluppa le proprie capacità e impara a realizzare se stesso ed i suoi obiettivi, diventando consapevole sia dei fenomeni di rigetto che di quelli di adattamento; impara in definitiva a riconoscere la differenza tra la manipolazione, da un lato, e le azioni responsabili, dall’altro.

L’insegnante non si occupa più di come motivare gli alunni, ma stimola e cerca le loro motivazioni e coinvolgimenti e da questi parte, riparte dal piacere d’imparare che è innato in ogni essere umano.

Possiamo riassumere come segue gli obiettivi di una formazione in didattica della pedagogia della Gestalt:

1) integrare nelle specifiche professionalità dell’insegnante le conoscenze e la esperienza del processo olistico dell’apprendimento che integra aspetti emotivi, cognitivi e corporei;

2) integrare nelle specifiche professionalità dell’insegnante le conoscenze e le relative competenze operative del counselling;

3) sviluppare la dimensione soggettiva di ciascun partecipante mediante un addestramento allo stare nella relazione;

4) ottimizzare le potenzialità cognitive ed emozionali dei partecipanti per un benessere integrato e globale, corporeo-affettivo-relazionale, sia dell’alunno che dell’insegnante.

Fondamentale è la comprensione del ciclo del contatto introdotto da Perls, Hefferline e Goodman4 che consiste in:

– pre-contatto

– contatto

– contatto finale

– post-contatto

o la sua più recente elaborazione da Paolo G. Quattrini in spirale di contatto. Spirale, perché raffigura meglio l’aspetto di crescita, ingrandimento ed espansione, sottolineando, che, dopo una esperienza non ripartiamo dal primitivo punto di partenza ma abbiamo assimilato qualcosa di nuovo che ci ha trasformato.

Il significato del concetto del contatto per la Pedagogia della Gestalt è il seguente:

– che cosa sento

– che cosa voglio

– che cosa faccio

– che cosa sento dopo averlo fatto

Nel campo pedagogico il modello del contatto può contribuire alla comprensione delle modalità e dei motivi per cui un processo di apprendimento è avvenuto o è fallito.
Il modello di contatto può essere utilizzato sia per l’analisi sia per la strutturazione di processi d’insegnamento e di apprendimento; per il lavoro dell’insegnante il modello di contatto suggerisce una determinata sequenza cronologica.

Un contatto intenso verso l’oggetto di apprendimento può essere sostenuto osservando le varie fasi del processo del contatto già nella programmazione della lezione.

Nella fase del "che cosa sento" (pre-contatto) si evidenziano:

a) il punto di partenza che è la consapevole percezione di come sto in questo momento; si tratta di chiudere (affari irrisolti), verificare dove sta la mia energia, concentrarmi, cercare contatto con gli altri membri del gruppo, chiarimento dei bisogni che significa sentire di che cosa ho bisogno e di che cosa hanno bisogno gli altri, e cercare l’espressione comune del tema, argomento;

b) la sintonizzazione sul tema che è la percezione delle preferenze e delle resistenze in me, con la conseguente apertura al tema.

A questo punto è facile capire come, a differenza dei modi di procedere nelle didattiche tradizionali, la Gestalt-Pedagogia non è solo una strategia di motivazione, ma è innanzitutto un chiarimento del proprio rapporto con le varie materie d’insegnamento. Nella fase del "che cosa sento" (pre-contatto) è importante responsabilizzarsi per il proprio interesse al processo di apprendimento avendo presenti i propri stati d’animo.

Nella fase del "che cosa voglio" (contatto) il bisogno iniziale si sposta sullo sfondo e la domanda che cosa voglio e (come) posso soddisfarlo diventa figura. La direzione dell’attenzione si sposta dalla percezione del proprio bisogno sulle possibilità di soddisfarlo.

Fondamentale nella ricerca di una risposta è tenere in considerazione il significato personale del Tema o dell’argomento; alunni ed insegnanti verificano insieme che cosa del tema è già presente come conoscenza, esperienza diretta, interessi, relazioni etc., per creare la relazione personale; questa relazione personale è necessaria per creare un apprendimento che abbia un significato personale; il contatto può essere sostenuto e alimentato tramite mezzi creativi, immagini di fantasia etc.

L’immaginazione e la fantasia sono il "cibo" essenziale nella ricerca del significato personale dell’apprendimento. Attivare inoltre l’alunno alla ricerca del proprio coinvolgimento al tema e alla sua realizzazione costituisce una fase fondamentale nella Gestalt-Pedagogia e serve tra l’altro ad imparare l’apprendimento. Si evita così che l’apprendimento si riduca ad una forma di introiezione, nella quale la materia da imparare viene versata come con un imbuto, senza tenere conto dei bisogni individuali.

La fase del "che cosa faccio" (contatto finale) può essere descritta come la sensazione di venire assorbito nell’oggetto: i confini tra l’io e l’oggetto si confondono e diventano tutt’uno; entusiasmo e partecipazione interiore sono il risultato; lo conosciamo tutti personalmente, per esperienza diretta; all’alunno si deve permettere uno spazio di libertà sufficiente per poter esaurire il contatto finale.

La fascinazione e l’interesse non devono essere repressi da condizioni normative e regolative eccessivamente rigide che vorrebbero realizzare risultati presumibilmente più importanti. Compito primario di un insegnante che si orienta alla Gestalt-Pedagogia è sostenere situazioni nelle quali si possono raggiungere intense realizzazioni di contatto.

Il momento finale è "che cosa sento dopo averlo fatto" (post-contatto).

Nel post-contatto si verificano le conseguenze del processo di contatto; il contatto finale continua ad oscillare e viene integrato nella persona; spesso gli alunni continuano a ricordarsi del piacevole vissuto, chiedendo di crearne subito un’altro.

Il modello di contatto offre uno schema abbastanza ampio per un’analisi di interruzioni del contatto. Nel caso di insufficienti contatti finali l’insegnante può chiedersi se già nella fase del contatto è riuscito sufficientemente a creare negli alunni e in se stesso un rapporto personale con il tema, etc.

L’apprendimento come processo di contatto si svolge contemporaneamente su più livelli:

Contatto con se stesso

Contatto con gli altri

Contatto con il tema

Contatto con l’ambiente

Contatto con se stesso

L’apprendimento spesso viene inibito da schemi o atteggiamenti abituali d’interruzione del contatto, che limitano così il raggio d’azione dell’alunno. Garantendo lo sviluppo delle sue capacità e del suo potenziale, l’alunno sarà sempre più in grado di riconoscere in se stesso questi schemi e trarne le conseguenze. Laddove l’insegnante evidenzia i punti di forza dell’alunno, questo può sviluppare una chiara autostima come base fondamentale per uno stabile atteggiamento di apprendimento.

Contatto con gli altri

L’apprendimento si svolge generalmente in un contatto con l’altro; ha una dimensione relazionale IO - TU. La capacità di stare in contatto con se stesso è condizione fondamentale per poter dialogare e dunque l’insegnante deve sviluppare e sostenere le capacità di dialogo dell’alunno con gli altri5.

Contatto con il tema

Anche se gran parte della vita scolastica è caratterizzata da rapporti funzionali e razionali, ci sono secondo la Gestalt-Pedagogia ancora spazi e nicchie per la creazione di esperienze di apprendimento che abbiano un significato personale. L’apprendimento che ha un significato personale può nascere da motivazioni intrinseche ma anche, in parte, da motivazioni estrinseche. Esempio: l’entusiasmo di un insegnante verso una materia didattica che man mano si trasferisce all’alunno. La Gestalt-Pedagogia mira al sostegno di un processo di apprendimento che sia all’altezza delle molteplici attitudini e del talento dell’alunno.

Contatto con l’ambiente

L’apprendimento è sempre influenzato dalle condizioni di apprendimento, cioè dall’ambiente sociale, economico ed ecologico. Considerando l’attuale crisi ecologica, che è niente altro che un espressione del nostro contatto disturbato con l’ambiente, ci rendiamo conto di come siamo collegati in maniera esistenziale con il complesso mondo ed i suoi sottosistemi. È necessario sviluppare un atteggiamento di reciproca influenza dell’uomo col mondo al posto del presuntuoso e prepotente Potere sul mondo – con tutti i suoi danni, che l’uomo pretende di avere. Propongo di parlare di un Potere reciproco. Apertura, vulnerabilità e disponibilità al cambiamento sono parte integrante di un tale contatto sinergetico con l’ambiente. Nella Gestalt-Pedagogia si parla di "pensiero sistemico retiforme" versus "nozioni frammentate".

Analogamente a quanto finora esposto anche l’insegnamento come processo di contatto si svolge contemporaneamente su più livelli:

Contatto con se stesso

Contatto con gli altri

Contatto con il tema

Contatto con l’ambiente

Contatto con se stesso

L’insegnante che sta in contatto con se stesso sviluppa nella sua formazione/aggiornamento la consapevolezza dei propri schemi di interruzione del contatto e conosce bene la propria percezione selettiva, sa accettare se stesso come condizione per poter accettare gli alunni ed ha la capacità di ascoltare i propri sentimenti, i propri potenziali e i propri limiti. Possiede empatia e la capacità di comportarsi come sente, chiamata anche "congruenza"6, diventando così lo strumento di se stesso.

Contatto con gli altri

L’insegnante che sta in contatto con se stesso ha la capacità di stare in contatto con i vari aspetti del proprio sé. Tale capacità incoraggia lo sviluppo di accettazione, empatia e congruenza da parte degli alunni. Di conseguenza l’insegnante sviluppa da un lato la propria capacità di percepire gli alunni in maniera di poter tenere conto delle singole particolarità, dall’altro rivolge l’attenzione all’atmosfera sociale nella classe e tematizza i disturbi. In questo modo mostra e non più nasconde la propria persona con i suoi valori.

Contatto con il tema

Compito dell’insegnante è: organizzare strategie e metodi di apprendimento organizzare processi interattivi nel gruppo fornire conoscenze specifiche

Fino ad ora la formazione era troppo centrata sulla formazione specifica e nel contempo c’era carenza di formazione didattica. Attenzione, però: la didattica orientata agli obiettivi dell’apprendimento si occupa di "come posso motivare gli alunni", la Gestalt-Pedagogia, diversamente, si occupa di "come posso trovare la motivazione degli alunni". La motivazione si trova quando l’insegnante riesce a fare emergere il significato personale del tema, cioè, a trovare temi che hanno questa dimensione personale; ma non solo, si trova, quando l’insegnante sa coinvolgere e responsabilizzare gli alunni nella ricerca dei temi, sostenendo così l’autonomia creativa degli alunni.

Contatto con l’ambiente

Facciamo parte di un sistema complesso di tanti sottosistemi interagenti e ci troviamo in un rapporto permanente di interscambio. Questo processo si svolge nella maggior parte dei casi al di fuori della nostra coscienza. Sperimentare questo collegamento esistenziale costituisce una importante sorgente di comprensione, che porta a:

– sviluppare forme di apprendimento e contenuti che rendono possibili la consapevole sperimentazione e l’interazione con il nostro ambiente;

– occuparsi con continuità del contatto con l’ambiente e il mondo che ci circonda in modo da permetterci da un lato di riconoscere, sfruttare e allargare le proprie possibilità d’azione e dall’altro lato, di accettare serenamente e umilmente i propri limiti.

Concludo riassumendo i principi della Pedagogia della Gestalt:

1. Concentrazione sul contatto

2. Qui ed Ora

3. La persona come centro

4. Consapevolezza

5. Apprendimento attraverso l’esperienza

6. Autosostegno

7. La Gestalt forte

8. Integrazione

9. Responsabilità

10. Apprendimento e Insegnamento nel dialogo

11. Sinergia

12. Libera volontà

L’applicazione di questi principi costituisce, secondo la Gestalt-Pedagogia e la mia modesta personale esperienza, un valido aiuto per conservare e coltivare il piacere di apprendere e, conseguentemente, il piacere di insegnare, o viceversa, come volete.

Bibliografia

1. G. I. Brown, Human Teaching for Human Learning, New York 1971.

2. G. I. Brown, Getting it together: Confluent Education, Bloomington 1976.

3. O. A. Burow, Grundlagen der Gestaltpädagogik, Dortmund 1988.

4. R. Cohn, Von der Psychoanalyse zur themenzentrierten Interaktion, Stuttgart 1983.

5. G. I. Brown, H. G. Petzold, Gefühl und Aktion, Frankfurt/Main1978.

6. F. Perls , R. F. Hefferline, P. Goodman, La Terapia della Gestalt, Roma 1971.

7. M. Buber, Ich und Du (1923), in "Dialogisches Leben", Zürich 1947.

8. C. R. Rogers, Die nichtdirektive Beratung, München 1972.
 
 
 
 
 


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