"INformazione Psicologia
Psicoterapia Psichiatria", n° 41- 42, settembre - dicembre 2000 / gennaio
- aprile 2001, pagg. 102 - 103, Roma
http://www.in-psicoterapia.com
Più che dei dati in merito alla
situazione attuale del counselling nel mondo, vi propongo alcune riflessioni
sul ruolo delle associazioni che si occupano della formazione al counselling,
questo nuovo tipo di professionalità.
È stato menzionato il concetto
di "forza": in effetti l’associazionismo è una spinta naturale dell’essere
umano che è fondata su un principio: l’unione fa la forza.
Allora si tratta di vedere quale tipo di forza o quali tipi di forze possono
scaturire dall’associazionismo.
Riflettendo su questa cosa, la prima
forza che mi è venuta in mente è una forza che deriva da
un senso di appartenenza. Bene o male noi abbiamo la nostra dimensione
autonoma, individuale, ma l’appartenenza ad un gruppo dà una forza
ed una sicurezza maggiore proprio perché c’è la sensazione
di poter poggiare su una dimensione più ampia. Perciò, la
creazione di un registro AIGECO, che crei un collegamento fra i vari counsellor,
di cui si è parlato, va un po’ in questa direzione.
In secondo luogo, oltre al senso di appartenenza,
l’associazionismo permette una forza che deriva dal possibile scambio
di informazioni e dal confronto reciproco: ecco che si crea
uno spazio dove le nostre conoscenze possono intrecciarsi e quindi espandersi.
Questo è possibile soltanto se c’è una sorta di contatto,
di confronto tra gruppi diversi, tra individui diversi; quindi, oltre che
all’appartenenza, l’associazionismo permette la maturazione della forza
dello scambio di informazioni: si crea così una rete sociale, una
rete di network, una sorta di tessuto che si occupa appunto di counselling,
di relazione di aiuto e che facilita lo sviluppo di una forza maggiore.
Un altro tipo di forza che mi è
venuta in mente pensando al ruolo delle associazioni è quello legato
alla possibile produzione culturale che deriva sempre da questo
scambio, da questo confronto. Quello che sta accadendo qui in questi giorni
è una produzione culturale che, restando da soli, non potrebbe avvenire.
L’aspetto importante è la forza che ha un dibattito culturale, una
riflessione fatta insieme, un confronto, uno scambio.
Un altro tipo di forza che ne deriva
è quello dell’impatto sociale. Già Anna Ravenna questa
mattina nella sua prima relazione e adesso anche Paolo Quattrini, riassumendo
le riflessioni di Stranieri, accennavano proprio a questo: il fatto di
essere un gruppo di molte persone che si occupano di counselling e che
quindi diffondono il counselling dà la possibilità di avere
un maggior impatto sociale, soprattutto per la cultura che regge questa
professione. Ci sono molti aspetti positivi che giustificano e che invitano
sostanzialmente all’associazionismo, allo stare insieme, al confrontarsi
e allo scambiare insieme.
Però sappiamo benissimo che ogni
medaglia ha due facce. Esistono le polarità. Se è vero che
l’unione fa la forza, è anche vero che esiste un altro aspetto contrapposto
che Erich Fromm descrive molto bene chiamandolo "il dilemma dell’esistenza
umana": mi riferisco alla polarità tra il bisogno di unione
da un lato e il bisogno di autonomia dall’altro. L’altra faccia
della medaglia dell’associazionismo è infatti quella che può
scivolare nel campanilismo, nella setta, dove per setta mi riferisco al
significato etimologico di septum, cioè un qualche cosa che
taglia, che separa.
Quindi ben venga l’associazionismo ma,
come c’è scritto sui fogli illustrativi dei farmaci Avvertenze,
controindicazioni, dobbiamo stare attenti che l’associazionismo non
diventi una lotta per il potere. Questa è una mia riflessione personale.
Il confronto e lo scambio sono importanti,
ma sempre in una dimensione relazionale di dialogo e in questo senso credo
profondamente che questi possano offrire un’opportunità reale e
concreta di arricchimento personale e di maggiore efficacia, di maggiore
impatto in quelli che sono gli obiettivi di un’associazione.
Queste sono le riflessioni che ho fatto
pensando al ruolo delle associazioni internazionali. Un anno fa, con il
collega e amico Paolo Baiocchi, ho partecipato al Convegno dell’Associazione
Europea di Counselling a Londra, e devo dire che sono rimasto molto appagato
da quell’esperienza proprio perché ho respirato tutto questo di
cui sto parlando.
La cosa che personalmente mi lascia molto
grato in questo momento è che è esattamente questo tipo di
atmosfera che ho respirato qui in questi giorni. Il principio che l’unione
fa la forza, nel senso di possibilità di sentire l’appartenenza,
di possibilità di vivere quello che è un confronto e uno
scambio arricchente, di possibilità di conoscere nuove persone e
creare una sorta di network costruttivo, beh, in questi giorni io lo sto
vivendo.
Personalmente mi sento molto contento
di questa prima esperienza di Convegno Nazionale e ho un senso di gratitudine
verso tutta l’organizzazione e tutti coloro che hanno partecipato e contribuito
affinché questo avvenisse. In questi giorni la mia fantasia già
andava al secondo convegno di counselling, al terzo convegno, al quarto
e così via.
Mi auguro veramente che questo tipo di
esperienza possa continuare proprio con queste finalità e cioè
che l’unione faccia la forza ma che sia una forza costruttiva e non una
forza contrappositiva.