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Maria Berica Tortorani "INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n° 44/45, settembre – dicembre 2001 gennaio – aprile 2002, pagg. 82-85, Roma Sono psicologa e psicoterapeuta e lavoro all’interno dell’Azienda Sanitaria Locale di Pistoia nel Servizio Tossicodipendenze. Una delle aree più problematiche di intervento è rappresentata da soggetti portatori di dipendenze patologiche. Difficoltà riferita sia alla tipologia dell’utenza sia alla tipologia degli operatori che scelgono o "si ritrovano" a lavorare in un Servizio di questo tipo e che hanno quindi a che fare, a mio avviso, con le tematiche della dipendenza in senso lato. Io ho scelto di lavorare in quest’ambito e mi sono chiesta quale fosse per me un modo interessante di intervenire con questi soggetti e ho cercato di trasferire in queste esperienze di lavoro, quelle che sono le mie aree di ricerca personale in questo momento. Quindi l’idea di inserire un’esperienza di consapevolezza corporea in un intervento rivolto a ragazzi tossicodipendenti è nato da due circostanze: il desiderio di portare nel mio lavoro l’attenzione che io ho nei confronti del mio corpo. In secondo luogo la curiosità che mi ha spinto a vedere che cosa succedeva nel momento in cui proponevo un intervento a mediazione corporea in un ambito dove esiste una forte resistenza a prendere in considerazione il corpo. L’attività consiste in un gruppo a cadenza quindicinale rivolto mediamente a 7-10 ragazzi inseriti in un programma terapeutico residenziale dove vengono applicati protocolli di disintossicazione. Questo implica che il gruppo presenta, al suo interno, delle caratteristiche di grossa disomogeneità in quanto i dosaggi di metadone (farmaco sostitutivo dell’eroina) e di eventuali farmaci antiastinenziali variano da soggetto a soggetto e da seduta a seduta, in funzione dello stato di tolleranza del ragazzo allo scalaggio della sostanza. Nel gruppo propongo un primo momento di consapevolezza corporea, che non si pone esplicitamente nessun scopo terapeutico, anche se implicitamente ne contiene la potenzialità. Lo presento come momento che ci aiuta a ricordarci che abbiamo un corpo, al di là della mente: che non siamo cioè solo pensiero ma anche corpo. Successivamente propongo una fase verbale dove i ragazzi esprimono come si sentono sul qui e ora: come se potessero scattare una foto sul come stanno dopo questa esperienza di contatto col corpo e in quella fase specifica del programma terapeutico.[...] Clicca qui per accedere. http://www.in-psicoterapia.com © 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati |