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IL BULLISMO COME PROCESSO RELAZIONALE DI GRUPPO Lucia Berdondini Education Research Centre, University of Brighton, UK "INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n° 44/45, settembre – dicembre 2001 gennaio – aprile 2002, pagg. 74-81, Roma (ESTRATTO DELL'ARTICOLO) Introduzione Il fenomeno del bullismo a scuola è un problema attualmente molto studiato. Dan Olweus, esperto di comportamenti aggressivi nell’infanzia, per coordinare una ricerca nelle scuole. Olweus, inoltre, organizzò un piano di intervento nelle scuole, basato su vari livelli: individuale, di classe e scolastico, in cui parallelamente a regole comportamentali ufficiali e sanzioni punitive per i "bulli", si proponevano anche attività relative alla cooperazione. Il progetto inglese prevedeva l’uso del questionario di Olweus e di studi osservativi naturalistici sul campo, per analizzare meglio il comportamento spontaneo di bambini "bulli" e bambini "vittime" (Smith, 1991; Boulton, Smith, 1994). La ricerca applicata a questo tipo di interventi portò risultati positivi, anche se controversi, nel senso che variavano moltissimo da scuola a scuola, ed era comunque difficilissimo mantenere nel tempo attiva questa iniziativa nelle singole scuole (Cowie, Smith, Boulton e Laver, 1994). Qualunque definizione sia scelta, comunque, è abbastanza chiaro che si sta parlando di un sistema sociale all’interno del quale le varie persone rivestono ruoli diversi. Per esempio, il fenomeno del "nonnismo" nelle caserme, o il cosiddetto "mobbing" nell’ambiente di lavoro, sono sempre forme di sopraffazione che si possono facilmente paragonare al bullismo a scuola. Pepler e Craig (1995), infatti, hanno dimostrato che nell’85% dei casi di bullismo videoregistrati durante la ricreazione in scuole elementari canadesi, oltre al bullo e alla vittima erano presenti molti altri bambini che assistevano agli episodi. Casi di intervento da parte di questi astanti sono avvenuti solo nell’11% dei casi; da parte degli insegnanti, nel 4%. Successivamente a questi studi ne sono stati effettuati altri che, utilizzando questionari, hanno identificato ruoli diversi all’interno della classe, e in particolare, oltre al bullo e alla vittima, anche il difensore della vittima, il rinforzatore del bullo, lo spettatore e il non coinvolto (Salmivalli et al., 1996; Sutton, Smith, 1999). È chiaro, quindi, che quando si parla di bullismo, si intende ormai un fenomeno sociale, un fenomeno di gruppo. Questo tipo di dinamica relazionale può essere esercitata attraverso forme diverse, dirette o indirette. Di solito le forme indirette sono più tipiche delle femmine, già alle elementari, mentre diventano comuni anche tra i maschi alle scuole superiori. È un tipo di processo accettato e condiviso all’interno dei gruppi. Un classico ostacolo, infatti, che si riscontra in classe è la resistenza da parte degli astanti ad accogliere un eventuale cambiamento di ruolo da parte della vittima. Il ruolo e la relazione Gli studi italiani ed esteri, che cercano di approfondire le caratteristiche dei bulli e delle vittime rispetto ad altri ruoli, partono in realtà da un assunto discutibile, che esistano cioè, a priori, delle caratteristiche di certe persone, che le portano a rivestire il ruolo appunto di bullo, oppure di vittima all’interno di un gruppo. Vi sono quelle che sono adeguatamente inserite in gruppi di coetanei fuori dalla scuola. Si tratta di un percorso lungo e profondo, in cui l’insegnante o l’educatore dovrebbero svolgere il ruolo di facilitatore del gruppo e riuscire ad inserire tra le attività disciplinari alcuni momenti dedicati alla maggiore conoscenza reciproca, alla discussione di gruppo, all’apertura e all’accoglimento emotivo all’interno della classe, alla cooperazione. Il taglio dato agli incontri è di tipo interattivo, nel senso che il gruppo viene coinvolto attivamente nella sperimentazione delle stesse strategie che dovrebbero essere poi riproposte in classe ai ragazzi. La capacità cooperativa e la filosofia "anti-bullismo" parte dalla sfera di relazione all’interno delle figure adulte di riferimento e diventa quindi una sorta di filosofia della scuola stessa. Anche in questo caso, viene posta molta attenzione al coinvolgimento dell’intero gruppo nella supervisione dei singoli, mantenendo e continuando a stimolare un processo di supporto tra pari. Altri studi mirati al comportamento degli studenti coinvolti in questo tipo di intervento dimostrano inoltre un notevole cambiamento non solo nella capacità cooperativa ed empatica dei singoli bambini in classe, ma anche nel loro comportamento spontaneo durante la ricreazione, rivelando una migliore qualità interattiva dovuta ad una diversa composizione di ruoli all’interno dei gruppi classe (Berdondini, in corso di stampa; Berdondini, Fonzi, 1999).
Bibliografia Berdondini, L. (in corso di stampa) Interventi anti-bullismo e tecniche per promuovere l’intersoggettività’ tra coetanei. [...]
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