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PERCORRENDO I LUOGHI INESPLORATI DELL’IDENTITA’ DI GENERE Ravenna A.R.*, Giffoni P.**, Iacoella S.*** * Psicologa, psicoterapeuta, Direttore dell’Istituto Gestalt Firenze, Scuola di specializzazione in Psicoterapia della Gestalt riconosciuta dal MURST con D.M. 16/11/2000 pubblicato sulla G.U. n. 298 del 22/12/2000 ** Psicologa, psicoterapeuta. *** Psicologa, psicoterapeuta. "INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n° 44/45, settembre – dicembre 2001 gennaio – aprile 2002, pagg. 26-37, Roma
(estratto dell'articolo)
Sentire di appartenere ad uno dei sottogruppi nei quali l’umanità appare suddivisa, maschi e femmine è elemento basilare nel processo di costruzione dell’identità personale. Questo senso di appartenenza sembra derivare strettamente dalla struttura somatica, ma in effetti è espressione di una complessa mappa soggettiva costruita a partire dalle caratteristiche psicofisiche specifiche di ogni singolo e dalle sue peculiari relazioni con il contesto sociale in cui vive. Nel dispiegarsi della storia individuale possiamo immaginare che, sin dalla prima infanzia, si organizzino non solo il senso di appartenenza al gruppo, ma anche le rappresentazioni mentali e la concettualizzazione di maschile e femminile con i relativi attributi. Attraverso l’esperienza queste categorie si saturano dei significati e dei valori che il contesto sociale attribuisce loro e vengono assimilate dal bambino attraverso la mediazione della coppia genitoriale, in un primo tempo, e dei più ampi contesti sociali, in un secondo tempo. Tali concetti, così peculiari in ogni cultura, diventano tanto scontati che i genitori e le agenzie educative pongono poca attenzione ai vissuti della prima infanzia ed alle conseguenti rappresentazioni mentali che il bambino va man mano creando le rappresentazioni mentali non sono tuttavia parte statica del mondo interno del bambino ma sua componente dinamica che impronta e organizza ma vengono da lui utilizzate motivando ogni comportamento ed ogni relazione interpersonale e da essi viene modificata rivestendo un ruolo primario nell'evoluzione psicofisica e permeando di sé l'intero processo di costruzione dell'identità personale. In questi ultimi anni, pur con modalità specifiche in ogni singola cultura, i due concetti di maschile e femminile hanno subito in tutto il mondo, e forse non solo occidente, un mutamento sia nell’immaginario collettivo sia nei vissuti individuali. E’ ancora attuale utilizzare il binomio maschile-femminile come un’antinomia? Per una donna, ad esempio, enunciare proprie caratteristiche socialmente definite "maschili" può essere ancora considerata una contraddizione? Nel XX secolo il fermento culturale emergente dai movimenti di liberazione e le riflessioni teoriche in ambito scientifico e socio-politico hanno favorito la diffusione di un atteggiamento critico nei riguardi di logiche di pensiero lineari e generalizzanti che trovano la loro massima espressione in quelle opposizioni binarie e che si possono considerare la forma più primitiva del pensiero logico. [...] Clicca qui per accedere. http://www.in-psicoterapia.com © 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati |