L’esperienza dei volontari della
"Mela Blu"

Anna Nista

"La Mela Blu"

"INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n° 46

maggio - agosto 2002, pagg. 66-69, Roma

(estratto dell'articolo)

L’impegno dei volontari della "Mela Blu" inizia negli ultimi mesi del 2000, dopo un corso di formazione tenuto dai Coordinatori e dagli Operatori del Centro. Il corso, articolato in lezioni teorico-pratiche ed incontri mensili in cui si discutevano i problemi organizzativi e le strategie per la promozione del progetto, ha offerto l’occasione per far nascere tra di noi volontari e con gli operatori quello spirito di gruppo che è la base su cui costruire un servizio efficace. Quando abbiamo iniziato a prestare fattivamente la nostra opera, questi incontri sono stati momenti preziosi per lo scambio delle nostre esperienze e per ragionare, con la supervisione dell’Assistente Sociale, sui problemi relativi ai casi seguiti e sulle difficoltà incontrate nello svolgimento del nostro compito. Compito che si è subito rivelato non facile, data la complessità del progetto che il Coordinamento si propone di realizzare.

Dei vari percorsi su cui si muove questo progetto, alcuni di noi hanno scelto quello rivolto più direttamente all’utenza, e che consiste nel fornire aiuto pratico al paziente ed alla sua famiglia (quando esiste), attraverso l’offerta di accompagno, disbrigo di pratiche o di altri servizi. Altri hanno invece scelto di prestare la loro opera in sede, svolgendo compiti più attinenti a quella funzione di segretariato sociale che caratterizza in maniera innovativa, per quel che riguarda la malattia neoplastica, il progetto della "Mela Blu". In ogni caso ognuno di noi ha offerto, ed offre, la sua disponibilità, il suo tempo, la sua competenza e la sua carica umana con spirito di servizio verso gli altri, avendo come unico fine quello di essere utile a coloro che hanno bisogno di aiuto.

E’ la percezione dell’utilità del proprio lavoro che è diversa: per coloro di noi che svolgono le funzioni di accompagno o di assistenza, questa è immediata e si concretizza nel rapporto che si instaura con la persona che si sta aiutando. Per coloro che operano in sede, il riscontro non è così immediato, ed è dato solo dalla convinzione che l’informazione data o il consiglio fornito possano servire, direttamente o indirettamente, a migliorare le condizioni di chi è malato o di chi vive vicino e assiste il malato. Non è però, questa, un’attività meno importante; così come non è meno importante la raccolta dei dati sulle strutture e sui servizi esistenti. Infatti, la maggior parte delle persone che si sono rivolte a noi non conosceva i servizi di cui poteva usufruire né tanto meno le modalità per accedervi. Così a noi volontari è data la possibilità di accompagnare il malato lungo il percorso della sua malattia, fornendogli le informazioni e l’appoggio per muoversi in una realtà che gli è sconosciuta; di dare una risposta che non sia solo tecnica, un sostegno che sia espressione del nostro impegno civile. E dobbiamo fare questo, anche se non è facile per noi che ci affacciamo al sociale come persone non addette ai lavori, ponendoci in ascolto con l’apertura e l’umiltà necessarie a questo compito.

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