L’approccio psicodinamico agli attacchi di panico. Considerazioni teoriche e tecniche della psicoterapia

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Maurizio Pompili, Iginia Mancinelli, Roberto Tatarelli

Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica

Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Direttore: Prof. Roberto Tatarelli)

“INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”

Introduzione

La nevrosi d’ansia fu per la prima volta descritta da Freud (1895). Nel saggio “Legittimità di separare dalla nevrastenia un preciso complesso di sintomi come << Nevrosi d’angoscia >>, Freud descrisse chiaramente un complesso sintomatologico in gran parte sovrapponibile ai criteri diagnostici del disturbo da attacchi di panico inclusi nel DSM IV. Sebbene nel saggio citato l’eziologia del disturbo venisse ascritta principalmente a cause “attuali” riguardanti il comportamento sessuale, non stupisce che l’interpretazione dell’angoscia fu poi modificata e pochi altri problemi impegnarono Freud così intensamente nel corso di tutta la sua vita. In “Inibizione, sintomo e angoscia” (1926) Freud chiarisce efficacemente come dietro l’angoscia si celi un conflitto inconscio e che la risoluzione dei sintomi è possibile solo lavorando sul conflitto e sui meccanismi di difesa che agiscono intorno ad esso. In molti casi eventi importanti nella vita del soggetto fanno leva su vecchi conflitti irrisolti (Roy-Byrne et al, 1996). L’individuo può interpretare il significato di un evento in diversi modi; molto spesso un dato evento può condurre all’esordio del disturbo da panico in individui predisposti a seconda della reazione psicologica ad uno stressor e al suo significato inconscio (Gabbard, 1992). I sintomi psichici derivano, secondo quanto ipotizzato dalla teoria psicoanalitica, da aspetti della vita mentale che sono totalmente o in parte inconsci. I pazienti con crisi di panico hanno sentimenti aggressivi di cui generalmente non sono consapevoli. Tipicamente questi individui tendono a minimizzare tale sentimento durante le fasi iniziali della terapia, ma nel proseguire l’esplorazione ci si rende conto che la rabbia è un aspetto importante nella psiche di questi pazienti. E’ lecito ricondurre l’esordio degli attacchi di panico a questi sentimenti inconsci. Non meno importanti sono le fantasie che solo raramente giungono alla coscienza e che in molti casi costituiscono una sorta di motore per le crisi di panico. Ne deriva che l’aiutare il paziente a prendere coscienza di queste fantasie è un obiettivo da prefiggersi per modificare questi sintomi (Ferro, 1996). Secondo la teoria freudiana molti aspetti della vita mentale, inclusi i sintomi, i sogni, le fantasie e molti aspetti del carattere sono il risultato della formazione di compromesso. In altre parole la formazione di compromesso permette di unire simbolicamente un desiderio inaccettabile e la difesa verso questo desiderio. Gli attacchi di panico possono essere visti alla luce di questa ipotesi in cui si può riconoscere un compromesso tra i sentimenti di rabbia e la paura/fantasia di abbandono. Inoltre l’attacco di panico è comunque al servizio del principio del piacere perché in ultima analisi la formazione di compromesso e quindi il sintomo angoscioso è senza dubbio meno intenso delle componenti pulsionali che sono alla base del conflitto. Quando i pazienti comprendono che dietro i loro sintomi vi è un significato psicologico connesso a perdite o a separazioni temute, iniziano a comprendere che non sono vittimizzate da forze estranee che si impongono all’improvviso. In questo ambito la farmacoterapia e la psicoterapia possono lavorare sinergicamente. L’una arginando i sintomi, l’altra concentrandosi sulle componenti inconsce che li alimentano (Gabbard, 1992).

 

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