OSSERVAZIONI SUL SOGNO: LA POSIZIONE DI FREUD E JUNG A CONFRONTO

Silvana Bonanni – Emilio Gattico

Università degli Studi – Bergamo

 

 

I – Preambolo storico

 

Non è certo una novità che essendo l’attività onirica una caratteristica del vissuto umano, l’uomo abbia sempre sognato; ed altrettanto ovvio è il fatto che da sempre si sia chiesto che mai volessero dire e quale intento avessero quelle immagini, quei suoni, quelle storie, a volte così strane ed incomprensibili, che sovente gli si presentavano e che egli mai aveva neppure immaginato.

Ora sappiamo che attraverso gli studi concernenti i primi uomini si sia potuto riscontrare la presenza dell’attività onirica e che, da quando l’uomo ha iniziato a scrivere, i racconti riferiti al mondo onirico siano sempre stati presenti. Nell’Epopea di Gilgameš (o Gilgamesh), composta in caratteri cuneiformi tra il 2600 ed il 2500 A.C. dalla cultura numerica, quasi la prima storia dell’uomo e rinvenuta nella capitale assira Ninive, si attribuisce al sogno una valenza profetica.

Si aggiungano i numerosi scritti presenti nella letteratura assiro-babilonese od accadica (il cui periodo classico si colloca tra il XVI ed il XII secolo A.C.), che li valutavano quali messaggeri di reali verità non contaminate dai vissuti quotidiani;

in quella egizia, che vedeva nel sogno sia l’intromissione di divinità extra-umane nella vita quotidiana oppure un linguaggio di comunicazione proprio di persone, che non potevano più essere presenti in quanto morte o scomparse. Nel Libro dei sogni ieratico, scritto all’incirca 2000 anni prima di Cristo, si trovava quasi una specie di manuale dei sogni all’interno del quale si suggerivano le interpretazioni delle persone che erano riportate;

in quella ebraica che li intendeva quali messaggi profetici o addirittura divini, seppur provenienti dal mondo interiore del soggetto.

Nel XIX libro dell’Odissea ( Ὀδύσσεια – VIII-VII  sec. A.C.) di Omero ( Ὅμηρος ovvero il cieco, tratto da ὁμοῦ ἔρχομαι  vale a dire che va con qualcuno oppure da   ὁ μὴ ὁρῶν ovvero colui che non vede) è famosa la suddivisione che Penelope fa dei sogni, intendendoli quali portatori di messaggi non veri, ma anche di vere informazioni;

nella letteratura latina gli esempi non sono di meno e basti pensare ai circa 70 versi che nel libro IV del De rerum natura Tito Lucrezio Caro (95-50/55 a.C.) dedica ai sogni quali riflesso della realtà, sovente vissuta con una notevole angoscia, oppure al De divinatione (44 a.C.) di Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.) che li intende quali fantasmi della veglia.

Di certo sappiamo, che nel tentativo di realizzare una sintesi tra l’approccio “naturalistico” di matrice epicurea e lo scetticismo accademico di Carneade (Καρνέας) di Cirene (214-129 a.C.), sarà Artemidoro (᾿Αρτεμίδωρος) di Daldi (120 ca. – 192 ca. d.C.), scrittore e studioso di fisica greco ma che lavorò anche a Roma sotto l’impero di Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusro Pio (86-161 D.C.) e Marco Aurelio Antonino Augusto (121-180 D.C.), colui che per primo si impegnerà nel  trattare “scientificamente” questo argomento: nei suoi  Ὀνειροκριτικά egli proporrà come fondato su assunti cognitivi lo studio dell’attività onirica, rifuggendo pertanto ogni contaminazione magica od in ogni caso irrazionale. Questo lavoro, che ebbe una notevole diffusione nel mondo antico occidentale, fu anche ripreso dalla letteratura araba, che nel IX secolo lo tradusse e lo diffuse ovunque: e si sa che in quel periodo storico la cultura araba era, senza dubbio, assai fiorente e ricca di produzioni in tutti i settori.

In generale tutta la cultura medioevale intese il sogno come in grado di predire il futuro così come di favorire l’accesso alla trascendenza superando le limitazioni spazio-temporali.

Ed anche nell’evo moderno il sogno fu certo oggetto di interesse, ma effettivamente occorse attendere la fine del XIX secolo, o se si preferisce l’inizio del XX secolo, perché Sigmund Freud (1856-1939), sulle scorte di una formazione medica in ambito neurologico e fortemente influenzato dalla corrente positivista così come ben a conoscenza dei suggerimenti fenomenologici, facesse del sogno l’oggetto di un trattato effettivamente scientifico (Traumdeutung, 1899-1900). Non solo, ma egli dedicò anche la parte introduttiva del suo lavoro sui sogni all’analisi di coloro che, come (tra molti altri da lui riportati) il filosofo Immanuel Hermann von Fiche (1796-1879), figlio del ben più famoso Johann Gottlieb Fiche (1762-1879), il fisiologo Friedrich Karl Burdach (1776-1847), il neurologo Ernst Adolf Gustav Gottfried von Strümpell (1853-1925), lo psicologo e psichiatra rumeno NicolæVaschide (1874-1907), autore di un testo pubblicato postumo nel 1911 dal titolo Somnul şi visele (Sonno e sogni), ed ancora il filosofo Johannes Immanuel Volkelt (1848-1930), autore di Die Traumphantasie nel 1875, si occuparono secondo varie ottiche di questo problema.

Il discorso di Freud era però effettivamente originale ed apportava contributi effettivamente del tutto innovativi, rispetto alla tradizione culturale del periodo: non è allora difficile comprendere come la Traumdeutung (Interpretazione dei sogni), terminata nel 1899, ma pubblicata nel 1900, che divenne nel tempo una pietra miliare della psicoanalisi, sia stata accolta all’inizio freddamente ed in modo abbastanza ostile. Ora un tale fatto potrebbe avere una sua giustificazione, vista l’effettiva novità che questo testo apportava; ma bisogna rimarcare come le confutazioni più forti siano giunte proprio dalla psicoanalisi stessa attraverso parecchi suoi rappresentanti e, nello specifico, dalla psicologia analitica di Carl Gustav Jung (1875-1961), che a sua volta era uno psichiatra, assistente a Burghölz, nei pressi di Zurigo, sotto la guida di Eugen Bleuler (1857-1939), famoso psichiatra ed antesignano della moderna psicopatologia.

Intento di questo contributo è quello di evidenziare le sostanziali differenze tra i due autori ora citati e ricavarne in seguito alcune considerazioni, con l’intento di cogliere gli elementi caratteristici di differenti posizioni, che a nostro avviso mai devono essere contrapposte, ma possono essere di valido aiuto alla formazione ed alla costruzione di una più globale visione del problema in questione.

 

II – Il sogno per Freud

 

Duplice è l’aspetto che il sogno assume, nel momento in cui lo si prende in esame, seguendo: un procedimento scientifico volto a farlo acquisire come conoscenza di un effettivo processo psichico:

– Cogliere il significato psichico del sognare

– Sapere se il sogno sia interpretabile

 

Nella valutazione del sogno si osservano tre correnti di pensiero

  • una sopravvalutazione effettuata da alcuni filosofi che consideravano il sogno un’elevazione ad una più alta dignità
  • alcuni medici lo considerano un fenomeno psichico. E’ un processo corporeo inutile e in molti casi patologico
  • opinione popolare che riteneva il sogno premonitore e decifrabile con la sostituzione del contenuto onirico con un altro. La gente seria ride di queste fatiche: il sogno è una menzogna.

 

Le idee fobiche e ossessive sono estranee alla coscienza normale quanto i sogni alla coscienza vigile, la loro origine è ignota alla coscienza quanto quella dei sogni. Per quanto riguarda le formazioni psicopatologiche è importante stabilire l’origine e il modo di sviluppo, perché con la ricostruzione del percorso si giunga alla guarigione dei sintomi. Per il sogno occorre fare la stessa cosa. Il sogno può essere facilmente descritto, rivolgendo attenzione all’idea in questione e comunicandola al medico. Considerando inutili, assurdi o insignificanti i pensieri riguardanti i sogni si impedisce l’accesso alla coscienza. Occorre invece procedere ad indagare tali pensieri e le idee che vi si uniscono, solo così sarà possibile ottenere un materiale psichico che rivela legami con altre idee (associazioni non volute) che consentiranno di sostituire quella morbosa indecifrabile.

Seguendo la catena associativa, che parte da un elemento del contenuto onirico, si viene subito ricondotti ad un altro elemento dello stesso contenuto. Avvengono collegamenti che nel sogno non sono visibili. In questo modo tutti i frammenti del contenuto onirico si trovano raccolti in una nuova connessione. Anche i sogni che appaiono privi di affetti, sconnessi, incomprensibili possono sviluppare pensieri ricchi di affetti e divenire comprensibili. E’ sbagliato considerare il sogno come un processo puramente somatico, privo di significato psichico, sorto dall’attività isolata di singoli gruppi di cellule cerebrali.

Seguendo acriticamente le associazioni si può giungere da ogni sogno ad un’analoga catena di pensieri che non sono affatto casuali. Ciò che si ricorda del sogno può essere considerato contenuto onirico manifesto, invece il materiale ad esso corrispondente trovato con l’analisi: contenuto onirico latente.

 

Si pongono conseguentemente altre due questioni:

  • qual e’ il processo psichico che ha tradotto il contenuto onirico latente in manifesto
  • qual e’ o quali sono i motivi che hanno richiesto tale traduzione

si chiama lavoro onirico il processo di trasformazione da latente in manifesto e lavoro d’analisi il processo per un certo senso inverso. L’analisi opererà sul contenuto latente.

 

Ma la trasformazione dei pensieri onirici latenti in contenuto manifesto si rivela un processo assai complesso che pertanto richiede molta attenzione. I sogni possono essere infatti raggruppati in tre categorie:

 

  • sogni sensati e intellegibili (manca stupore e meraviglia);
  • sogni coerenti con se stessi con chiaro significato, ma che sorprendono poiché non sappiamo collocare tale significato nella nostra vita;
  • sogni senza significato e intelligibilità, incoerenti e confusi.

 

Tuttavia l’analisi del contenuto latente vale solo per le ultime due categorie. Tra il contenuto inintelligibile e confuso del sogno e la difficoltà riscontrata nella comunicazione dei pensieri del sogno esiste una stretta correlazione.

I sogni della prima categoria sono invece quelli usualmente fatti dai bambini, sensati e nient’affatto strani. Nei sogni i bambini esaudiscono il loro desideri. Dunque i sogni sono appagamento di desiderio. Altro carattere significativo dei sogni dell’età infantile è la loro connessione con la vita diurna. Anche gli adulti fanno sogni di tipo infantile, ma dall’analisi risulta che il più delle volte dietro l’apparente appagamento di un desiderio celano anche un altro significato. Nei sogni infantili si mostra un desiderio già appagato, reale e presente, vi è dunque anche in questo una trasformazione, un lavoro onirico: un pensiero formulato in modo ottativo viene sostituito dalla contemplazione di una serie di immagini date nel tempo presente.

Il lavoro onirico compie grandiose concentrazioni o condensazioni. I pensieri onirici devono avere elementi comuni e qualora non fossero così tanto evidenti occorrerà cercarli con maggior attenzione, è una sorta di procedimento come quello della rima. La scomposizione serve a ridurre la molteplicità delle forme miste del contenuto onirico che sono straordinariamente ricche. La comunanza tra gli elementi va desunta. Attraverso l’analisi si arriverà al significato del sogno. Tutti gli elementi del contenuto onirico sono sovra determinati dal materiale dei pensieri onirici che a loro volta derivano da un’intera serie di elementi che non necessariamente devono essere vicini di contenuto. L’elemento onirico è così la rappresentanza, ciò che sostituisce, che fa riferimento a tutto il materiale onirico.

Ogni elemento onirico è collegato a più pensieri onirici, così come ogni pensiero onirico è rappresentato da più di un elemento. I fili si intrecciano e si incrociano più e più volte.

Abbiamo finora trattato della condensazione e si può alfine definire drammatizzazione la trasformazione di un pensiero in situazione. Quando si fa l’analisi di un sogno si nota che il contenuto manifesto tratta argomenti completamente diversi da quelli del contenuto latente. Ma ciò è solo apparenza poiché tutto il contenuto del sogno è sviluppato nei pensieri onirici.  Oltre alla condensazione e alla drammatizzazione si può parlare di spostamento onirico e quest’ultimo consiste in uno spostamento vero e proprio dell’intensità psichica da pensieri e rappresentazioni a lei spettanti ad altri pensieri e altre rappresentazioni, che però celano il significato del sogno. In tale spostamento l’intensità psichica si trasforma in vivacità sensoriale. Lo spostamento onirico potrebbe indifferentemente chiamarsi anche “trasmutazione dei valori psichici”[1]. Il fenomeno appena descritto partecipa con contributi assai variabili. Alcuni sogni non hanno quasi spostamenti, poiché sono chiari ed intelligibili, quelli invece oscuri e confusi sicuramente hanno subito nella loro formazione il fenomeno dello spostamento. Ci sono due problemi molto discussi per ciò che riguarda i sogni:

 

  • quello degli agenti suscitatori dei sogni
  • quello della connessione tra sogno e vita vigile

 

Alcuni sogni sono riferiti agli episodi del giorno stesso o di qualche giorno prima, sono dunque una continuazione degli interessi significativi della vita vigile. “Il sogno non si occupa mai di cose che non siano degne del nostro interesse anche di giorno e le minuzie, che non ci toccano di giorno, non riescono neppure a perseguitarci nel sonno”[2].

Quando si è trattato l’argomento della condensazione abbiamo visto come due rappresentazioni che abbiano un punto di contatto nei pensieri onirici vengano sostituite da una rappresentazione mista in cui il nucleo più chiaro è l’elemento comune, mentre le determinazioni collaterali, corrispondano alle particolarità di entrambe. Se teniamo conto dello spostamento vedremo un elemento comune intermedio che rappresenta la forza risultante rispetto ai singoli elementi.

I pensieri onirici che vengono svolti per primi si presentano in chiave simbolica sotto forma di metafore. Nel materiale psichico dei pensieri onirici si ritrovano spesso esperienze della seconda infanzia, che determinano una cristallizzazione. Spesso la situazione onirica altro non è che una ripetizione di tali esperienze. Le parti componenti dei pensieri onirici hanno varie relazioni logiche ed accanto ad una successione di pensieri ve n’e’ una opposta che la contraddice. Tutto questo materiale può essere considerato come una regressione, nella quale però i legami logici vanno perduti. Il lavoro onirico si svolge soltanto sul contenuto oggettivo dei pensieri latenti. L’analisi verterà allora sul ristabilire la connessione che il lavoro onirico ha distrutto.  Il sogno si serve di mezzi espressivi miseri rispetto alla modalità forbita, salvo alcune eccezioni per altro facilmente documentabili, del linguaggio in stato di veglia. Tuttavia si tratta di mezzi che sono tutti connessi logicamente in un tempo e in uno spazio limitati, ed a questo proposito è interessante la lettura del lavoro di Ignacio Matte Blanco (1908-1995) che individua alcune caratteristiche logiche nel vissuto onirico, come ci è stato tramandato da Freud, come la co-presenza di contradditori, l’assenza di relazioni, la successione tra presenza/assenza di successione temporale, l’equivalenza e la congiunzione di contrari e contradditori ed altre ancora.

Gli elementi onirici vanno congiunti tra loro a formare una composizione onirica. Una deduzione del sogno altro non è che la ripetizione di una conclusione dei pensieri onirici.

Fenomeni quali i lapsus, le dimenticanze, le sbadataggini, certi errori debbono la loro insorgenza ad un meccanismo psichico simile a quello dei sogni.

Il nocciolo del problema sta nello spostamento, che è una sorta di motivazione, di natura prettamente psicologica. I pensieri onirici sono effettivamente pensieri presenti nella vita psichica e dotati di una certa intensità. Pensieri che non hanno potuto divenire coscienti e dunque oggetto di rimozione. Esiste così una relazione tra l’oscurità del contenuto onirico e la rimozione, di conseguenza ben si arguisce per quale motivo il sogno talvolta appaia oscuro. Si giunge allora al concetto di deformazione del sogno che dissimula l’intenzione di nascondere.

Volendo trarre una conclusione potremmo affermare che i sogni intelligibili e sensati sono appagamento di desideri non velati, coscienti, i sogni oscuri e confusi rappresentano anch’essi un appagamento di desideri, che però non risultano intelligibili se non attraverso un’analisi. In quest’ultimi il desiderio risulta rimosso, estraneo alla coscienza, potremmo definire che essi siano velati appagamenti di desideri rimossi.

Possiamo così classificare in tre modi diversi l’appagamento dei desideri:

 

  • quelli che rappresentano in modo scoperto un desiderio non rimosso
  • i sogni che esprimono velatamente un desiderio rimosso
  • i sogni che rappresentano un desiderio rimosso, ma senza o con scarsa copertura (di solito accompagnati da angoscia che interrompe il sogno)

 

Si suppone che nel nostro apparato psichico esistano due istanze creatrici del pensiero, di cui solamente una ha accesso alla coscienza. Al confine tra le due esiste una censura. Ciò che e’ stato censurato va in stato di rimozione. Durante lo stato di sonno il materiale rimosso non può più essere trattenuto, poiché la censura cede, ma non viene eliminata, soltanto diminuita e pertanto il contenuto subirà dei mutamenti. Quanto diviene cosciente è il risultato di un compromesso dovuto alla rimozione-allentamento della censura-formazione di compromesso, che è lo schema base di molte altre strutture psicopatiche. Una volta superato lo stato di sonno si ristabilisce la censura, testimonianza ne è l’oblio del sogno stesso.

Dobbiamo riconoscere nel sogno il custode del sonno. Il sogno opera una specie di eliminazione psichica del desiderio represso e permette la continuazione del sonno.

Poiché la censura è la causa principale della deformazione onirica, la maggior parte dei sogni di adulti viene ricondotta dall’analisi a desideri erotici. In breve: in quanto nessun altro gruppo di pulsioni ha subito per determinate regole di civilizzazione una così ampia repressione. Ecco perché nel sogno i contenuti erotici usano una raffigurazione indiretta non immediatamente intelligibile. I mezzi figurativi sono i simboli, che i sognatori non conoscono. Alcuni simboli vanno tradotti in senso unico, come imperatore e imperatrice o re e regina che simboleggiano i genitori, ma di non tutti i simboli si coglie la relazione di collegamento. Il simbolismo onirico conduce molto al di là del sogno, infatti non e’ di esso peculiare ma anche delle favole, dei miti, delle leggende, delle battute di spirito e del folklore.

 

 

III – Il sogno per Jung

 

C.G. Jung si discosta dalla concezione freudiana di sogno e afferma che esso e’ “come il prodotto di rappresentazioni a tonalità affettiva” quindi sono complessi che emergono dall’inconscio e che perturbano il conscio. La radice del sogno risiede in un complesso carico di energia e con questo supera la concezione freudiana di sogno inteso come appagamento di un desiderio e pur mantenendo la distinzione tra contenuto manifesto e contenuto latente ne allontana il concetto di censura, troppo deterministico.

Proprio per questo egli rimprovera a Freud di non aver interpretato lo strato più profondo dei sogni, seppur ne stima l’intuizione di considerare i sogni come strumenti per accedere ad una massa di materiale subliminale. Ne consegue che può ritenere il sogno come frammento dotato di una propria compiuta struttura che non deve necessariamente scaturire dall’inibizione e neppure dalla forza rimovente della coscienza.

Nel lavoro Considerazioni generali sulla psicologia del sogno 1916/1948 (in Opere, Boringhieri, Torino, 1976, vol. 8), ma già in L’analisi dei sogni 1909 (in Opere, Boringhieri, Torino, 1976, vol. 4) egli stabilisce che il sogno e’ una formazione psichica, ma non e’ una componente integrante della vita psichica cosciente. E’ un evento più superficiale, un fatto apparentemente casuale, un residuo di attività psichica di natura particolare, si verifica durante il sonno, non e’ avulso dalla continuità della coscienza, è labile di memoria per essere ricordato e per solito il suo contenuto non viene immediatamente compreso.

Freud ha tentato di penetrarne il senso attribuendo anche scientificità al suo metodo d’interpretazione, ma occorre a questo punto domandarci che cosa ci fa attribuire al sogno un significato diverso dall’immagine onirica manifesta. Jung contesta a Freud di aver scoperto il significato nascosto del sogno facendolo in modo empirico e non deduttivo. Inoltre aggiunge che le fantasie in stato di veglia hanno un senso psicologico più profondo delle fantasie oniriche, tant’è che i racconti fantastici per eccellenza sono le favole come ad esempio quelle di Esopo che ben si sa mai potranno concretizzarsi. Il contenuto onirico manifesto può essere scomposto, ma occorre soffermarsi sul procedimento analitico. Essendo il sogno una formazione psichica e poiché “principia explicandi praeter necessitatem non sunt moltiplicanda (“i principi esplicativi non vanno moltiplicati oltre il necessario”) si dovrà necessariamente trattare il sogno come una qualsiasi altra struttura psichica. Per quanto concerne il sogno nello specifico, occorre conoscere i fatti antecedenti ad esso e avvalersi del metodo del ricordo spontaneo. Ma quanto materiale occorre raccogliere? Già ben oltre un secolo prima Immanuel Kant (1724-1804) aveva suggerito che per comprendere occorre conoscere nella misura sufficiente al nostro scopo.

Ed allora a che serve il sogno, che effetto vuole ottenere? A che serve un sogno a chi sogna, se chi lo sogna non lo capisce? La comprensione del sogno non è da considerarsi un processo meramente intellettuale, esso si potrebbe pensare che svolga talvolta più una funzione morale.  Ma anche questo è da mettere in discussione e non banalmente si potrebbe citare Agostino quando afferma che egli non è chiamato a dare conto dei suoi sogni davanti a Dio. Si potrebbe allora dire che il sogno rappresenti essere un bilanciamento psicologico, una compensazione indispensabile all’agire ordinato. Durante il sogno riaffiorano tutti quegli aspetti della vita vissuta che sono stati poco presi in considerazione eppure hanno avuto la loro importanza. Freud afferma che il sogno è l’appagamento di un desiderio rimosso, ma le immagini che appaiono nei sogni non hanno significati simbolici fisso, esse sono importanti di per sé e a seconda del punto di vista assumono significati diversi. Ma qual è a questo punto la concezione migliore o più esatta? Occorre per questo valutare tutti gli aspetti inconsci delle cose che i materiali onirici presentano e con questo si intende pure di valutare non solo l’aspetto causale ma anche quello finalistico.

A seguito di queste osservazioni egli si ritiene in grado di proporre una classificazione dei sogni. Quello che risulta tipico ad ogni sogno può essere rapportato al mitologico. Il sogno usa il linguaggio delle metafore, delle immagini e questo lo si potrebbe considerare un retaggio arcaico universale. Il sogno è un derivato dei processi inconsci, ne è una rappresentazione. Se si vuole interpretare correttamente un sogno bisogna conoscere approfonditamente la condizione momentanea della coscienza, in quanto il sogno ne rappresenta la sua integrazione inconscia. Se non si possiede tale conoscenza il sogno non sarà mai interpretato in modo esatto, va aggiunto che il significato compensatore spesso non è evidente. In questi casi poiché ogni uomo rappresenta nel suo piccolo l’intera umanità basterà comprendere ciò di cui l’umanità ha avuto bisogno per capire di cosa necessita l’uomo. Anche Freud attribuisce una funzione compensatrice al sogno.

Molti sogni disturbano il sonno e Freud giustifica lo stato di sveglia che se ne determina come un’impossibilita’ da parte della censura di non riuscire più a reprimere l’affetto sgradito. Jung si distacca da questa interpretazione (sogni con funzione di appagamento di desideri e conservazione del sonno) perché la considera angusta seppur biologicamente esatta e precisa che la funzione primaria del sogno è quella di compensazione della situazione cosciente di volta, in volta presente per via di impulsi inconsci orientati ad un fine, anche se i due orientamenti finalistici non corrono in parallelo e talvolta sono addirittura in contrasto. Per analizzare il contenuto onirico latente occorre prima individuare quello manifesto, ma è comunque difficile comprendere in che misura un contenuto onirico abbia significato compensatore. La compensazione è in stretto rapporto con la natura dell’individuo e le possibilità di compensazione sono infinite ed inesauribili. Non basta di certo la teoria della compensazione a decifrare il sogno che rimane un fenomeno straordinariamente complesso, complicato e insondabile. In tutti i tempi e in tutti i popoli il sogno è stato considerato come un oracolo che annuncia la verità. Si pone a questo punto la necessità di chiarire che entrambe le funzioni, compensatrice e prospettica possano essere attribuite al sogno, che in tal caso si arricchisce di possibilità per poter essere indagato, tant’è che procede dalla fusione di elementi subliminali, fatti di percezioni, pensieri e sentimenti. Mai però considerare il sogno uno psicopompo.

Esistono inoltre i sogni di reazione, quelli durante i quali si rivive una situazione traumatica che a mano a mano perde di autonomia grazie proprio a questa frequente riattivazione che si sottomette alla gerarchia psichica.  Ecco che allora “Il sogno e’ un’autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell’inconscio espressa in forma simbolica”. E’ dunque la rappresentazione simbolica di un contenuto inconscio e ciò non significa che sia l’appagamento di un desiderio come diceva Freud, potrebbe anche esserlo, ma non ne abbiamo la certezza. Un sogno altro non è che un frammento di vita psichica “involontaria” dotato di quel tanto di coscienza che basta per essere riprodotto in stato di veglia. E’ un concentrato di elementi irrazionali, privo di logica, talvolta di dubbia moralità e sgradevolezza con evidenti controsensi e assurdità. Al paziente che chiede cosa mai voglia significare il sogno appena raccontato, è bene rispondere che non lo si sappia neppur lontanamente e si passerà poi ad analizzarlo.  Non tutti i sogni hanno la stessa importanza, già gli Antichi li distinguevano in “sogni piccoli” e “sogni grandi” che potrebbero equivalere a “sogni insignificanti” e “sogni significanti”. Quelli insignificanti sono di scarsa memoria, mentre gli altri sono ricordati, alcuni, per tutta la vita e la loro interpretazione potrebbe essere di grande difficoltà. Inoltre i sogni hanno una forma per cui possono essere considerati medi e quindi in essi si può riconoscere una certa struttura simile a quella del dramma. Può iniziare con un’indicazione del luogo: “mi trovavo …”, a seguire possono esserci indicazioni temporali (quando) e tutto questo rientra in una sorta di esposizione. Segue uno sviluppo (il racconto, la trama) con un punto culminante della storia a cui fa seguito una fine. Il contenuto essenziale è una condensazione. La natura della psiche inconscia è ancora troppo sconosciuta e solo mettendo in dubbio tutte le teorie si potrà a poco a poco giungere sino alla verità

 

IV – Confronti e proposte

 

Per S. Freud il sogno tende a nascondere i contenuti più profondi ed in particolare quello concernente l’incesto, attributo disposizionale di ogni individuo in qualsiasi contesto. Il sogno allora è un prodotto psichico e dunque una forma di pensiero e pertanto non è inconscio, ma rimanda a quegli elementi preconsci e coscienti, che si mostrano durante il sonno, anche se deformati dal lavoro onirico. Ed è in questo senso che egli li può intendere come realizzazione allucinatoria di un  desiderio rimosso, ovvero inconscio. Interpretare i sogni allora equivale a suo avviso a mettere in evidenza alcuni temi o situazioni che conducono, che rimandano, che per certi aspetti ci riportano a quanto è stato rimosso.

C.G. Jung  invece ritiene il sogno costituito da un sistema simbolico che svela l’inconscio ed è ciò che consente al Sé, istanza psichica atta ad organizzare la personalità, a manifestarsi con l’intento di essere compreso. Da questo punto di vista il sogno non è più, come invece per Freud, la via principale verso l’inconscio, ma addirittura qualcosa che va oltre. E’ un linguaggio che di certo parla dei molteplici complessi dell’individuo, ma non dei complessi in quanto tali. Vale a dire che consente la loro personificazione, rendendo così possibile che questi dialoghino con la coscienza e soprattutto costituiscano un linguaggio non riguardante unicamente contenuti concernenti la singola persona, ma che invece rimanda a più alti e primitivi livelli universali, archetipici. E sono questi archetipi, proprio in quanto sintesi di caratteristiche trans-personali, ciò attraverso cui è possibile cogliere i rapporti tra opposti, che danno forma ovvero che producono, ciò che egli definisce istinto e spirito, vale a dire ciò che attribuisce forza vitale agli individui. Una tale posizione consente pertanto un approccio più ampio alla problematica del sogno: le libere associazioni, cui pur egli fa ricorso seppur con una modalità meno standardizzata di quella freudiana, consentono per questo sia un’espansione così come un’analisi dei contenuti, permettendogli di associarli non solo alle situazioni personali ma anche ai prodotti culturali degli uomini, quali le fiabe, i miti e le leggende.

Sappiamo che nel primo scritto sul sogno del 1909 lo studioso elvetico si pone ancora in una posizione quasi del tutto freudiana, anche se fa ricorso al termine “analisi” e non “interpretazione”, mentre il distacco esplicito (canonizzato poi a Monaco nel 1913) avverrà con Wardlungen und Symbole der Libido – Beiträge zur Entwicklungeschichte des denkens (Modifichene simboli della libido – Contributi alla storia del pensiero) scritto nel 1912.

A partire da questo momento saranno introdotte copiosamente tematiche che si distaccheranno esplicitamente dalla posizione ancor troppo legata ai limiti della cultura positivista freudiana: e così una prospettiva finalistica, teleologica, integrerà quella deterministico-causale, senza per altro rinnegarla, ma al contrario ponendosi quale posizione alternativa, volta ad integrarla, ampliarla.

Da queste osservazioni, seppur condotte in modo assai generale, se ne può evincere che il sogno così inteso assume anche una funzione compensatrice, che va oltre il soddisfacimento del desiderio, puiché in qualche modo risulta esser anche rapportato e rapportabile al vissuto cosciente: in tale caso assumerebbe pure la funzione di coadiuvante al mantenimento dell’equilibrio psichico.

Ora sappiamo che per S. Freud conscio ed inconscio erano tra loro incomunicabili (si pensa ad esempio al ruolo della censura), mentre a seguito della posizione junghiana li si può ritenere come due istanze, collegabili tramite un rapporto compensativo: dunque un meccanico rapporto energetico tenderebbe ad assumere anche funzioni informatrici.

Ed allora è auspicabile le realizzazione di un approccio che rimanda alla psiche intesa come un insieme di complessi indeterminati ed indeterminabili e non solo constatabili in un solo punto la sessualità, la cui rilevanza essenziale nessuno penserà per altro di metter in discussione.  Tutto ciò può dare vita ad una nuova ermeneutica, intesa nel significato moderno proposto a suo tempo già da Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher (1766-1834), ovvero un arte interpretativa (ἑρμηνευτική τέχνη) in grado di tradurre, di chiarire e di spiegare. Ed allora i simboli onirici non dovremo più intenderli unicamente come segni volti a preservarci dalla comparsa di pulsioni inaccettabili, ma dovremo anche intenderli come trait-d’union tra pensieri razionali ed istanze legate alla volontà, ovvero come dotati di quella funzione trascendentale, che consente di spingersi al di là degli opposti.

Nel nostro caso, in riferimento a quanto sinora trattato, vorremmo intendere l’attributo trascendentale, quale strumento atto a svolgere queste funzioni, sulla base del considerevole approfondimento e dell’accentuazione del significato filosofico, che tale termine ha avuto a seguito del contributo fornitoci dalla fenomenologia od ancor più esplicitamente dalla fenomenologia-esistenzialista.

E’ proprio nella componente intenzionale attribuita a questo termine, così come fecero, a partire dalle fondamentali pagine di Edmund Gustav Albrecht Husserl (1859-1938),

– Martin Heidegger (1889-1976), Hans Georg Gadamer (1900-2002), Paul  Ricoeur (1913- 2005) ed in Italia Luigi Pareyson (1918-1991),

– od ancor più chiaramente, come già aveva detto Wilhelm Dilthey (1833-1911), per cui l’oggetto dell’ermeneutica non è il dato bensì il vissuto (Erlebnis),

– oppure Ludwig Binswanger (1881-1966) il quale inserisce lo studio onirico, arricchendo e complessificando le problematiche che un tale fatto comporta, nell’ambito del suo rivoluzionario approccio antropologico-analitico,

che vorremmo proporre una possibile integrazione tra gli studi sul sogno di Sigmund Freud con quelli di Carl Gustav Jung.

 

 

 

Artemidoro, Il libro dei sogni, a cura di Del Corno Dario., Milano, Adelphi Edizioni, 1975.

Binswanger Ludwig, Il sogno – mutamenti nella concezione e interpretazione dai greci al presente, Macerata, Quodlibet, 2009.

Bonanni S.. Gattico E, “La caleidoscopica arte del narrare”, NUOVE ARTI TERAPIE (Supplemento IN – Psicologia, Psicoterapia, Psichiatria),  pp.1- 6, 2013.

Freud Sigmund, L’interpretazione dei sogni, 1899-1900, in Opere, Torino, Boringhieri, vol. 3,  1978.

Freud Sigmund, Il sogno, 1900, Torino Boringhieri, 1975.

Galimberti Umberto, Dizionario di psicologia, Torino, UTET, 2010

Jung Carl Gustav, L’analisi dei sogni, 1909, in Opere, Torino,Boringhieri, vol. 4, 1976.

Jung Carl Gustav, Considerazioni generali sulla psicologia del sogno 1916/1948, in Opere, Torino, Boringhieri, vol. 8, 1976.

Jung Carl Gustav, La psicologia del sogno, 1916-1948, Torino, Boringhieri, 1980.

Kruger Steven, Il sogno nel Medioevo, Milano, Vita e Pensiero, 1993

Matte Blanco Ignacio, L’inconscio come insiemi infiniti – Saggio sulla bi-logica, Torino, Einaudi, 1981.

 

 

 

 

 

[1] Espressione utilizzata da Nietzsche

[2] tratto da “Sogno” di S. Freud pag. 46

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