Per comprendere le problematiche, più
o meno complesse, messe in movimento dalla diagnosi di infertilità,
è necessario accennare a quali motivazioni inducono due
soggetti a formare una coppia. Perché è evidente
che questa problematica può insorgere solo all'interno
di una coppia, stabile o transitoria che sia.
Certamente possiamo trovarci anche di fronte
a soggetti che temono o si lamentano di una presunta infertilità,
ma in questi casi si evidenzia che la problematica proposta serve
solo a coprire una psicopatologia ben più grave e profonda.
Quindi dobbiamo chiarire le dinamiche della
coppia per comprendere i vissuti dei partners in relazione alla
certezza di una impossibilità a procreare. J. Lemaire
afferma che "...la coppia è il luogo privilegiato
di espressione dell'ambivalenza del desiderio" (Lemaire,
1979).
In modo più articolato diremmo che
la coppia è l'espressione di una aggregazione affettiva
tra due soggetti, basata su di un progetto esistenziale più
o meno esplicito e manifesto.
Ovviamente la coppia non è la semplice
somma delle singole dinamiche intrapsichiche dei partners: quando
due soggetti formano una coppia, consapevoli o meno, agiscono
una relazione particolare che mette in gioco processi fondamentali
come quelli della sicurezza, del riconoscimento,
dei bisogni, dei desideri reciproci, dell'appoggio
narcisistico di valenze fantasmatiche come ad esempio
il desiderio di immortalità.
Inoltre di fronte ad un avvenimento molto
comune e frequente (la formazione di una coppia) che spesso dai
soggetti è vissuta come autodeterminata, bisogna invece
evidenziare il complesso delle forze, e la relativa conseguente
importanza, che spiegano questa scelta. Pressioni sociali, culturali,
condizionamenti economici, ruoli sociali, rapporti di potere o
interessi materiali, conflitti interpersonali, difficoltà
alla comunicazione: tutti questi fattori concorrono alla formazione
e alla rottura della coppia.
La necessità di osservare i processi
della coppia da diversi punti di vista, comporta un problema di
metodo: evitare semplicistiche interpolazioni e soprattutto non
confrontare dati ricavati con metodologie teoriche e di intervento,
diverse.
Sicuramente molti aspetti della strutturazione
della coppia sono interpretabili alla luce di una teoria psicodinamica;
altri aspetti, soprattutto quando la coppia diventa famiglia,
sono coglibili con la teoria sistemica (disturbi della comunicazione,
spostamento del sintomo, paziente designato ecc.); ma non possiamo
dimenticare che la coppia è anche un riflesso delle strutture
sociali in cui è immersa: non può essere considerata
isolata dall'organizzazione sociale e dalle conseguenti forze
coesive o disgreganti che questa esercita sulla coppia. Quando
parliamo di ruoli, di rapporti di potere di pressioni economiche
è ovvio che la lettura della coppia è legata ad
una interpretazione in chiave di psicologia sociale e di sociologia.
Ed un sociologo ironicamente ha paragonato
la coppia ad un ponte che, costruito per romantiche passeggiate,
si pretende poi di utilizzare per far passare grossi camion da
trasporto.
E' necessario, a questo punto, proporre almeno
due aspetti essenziali nella formazione della coppia, come la
scelta del partner e la coppia come sistema difensivo, per
meglio comprendere in generale i motivi della crisi, in particolare
quella legata alla scoperta all'infertilità.
La scelta del partner
La scelta del partner in genere non è
mai casuale. Comunque numerose ricerche sociologiche tendono a
sfatare una considerazione comune: che oggi la scelta del partner
sia molto più libera rispetto ai matrimoni combinati del
passato. Numerosi Autori sostengono che invece fattori socio-culturali
ed economici, impongono ancora dei limiti molto forti e condizionano
una scelta che dai partner della coppia, è vissuta invece
come autodeterminata.
Comunque riteniamo che sia possibile cercare
di ritrovare motivazioni psicologiche, più o meno profonde
nella scelta del partner: ed è molto probabile che le motivazioni
alla scelta siano molto importanti non solo per capire la genesi
della coppia, ma anche i motivi di una eventuale crisi.
S. Freud nei "Tre saggi sulla teoria
sessuale" afferma che "...trovare l'oggetto è
semplicemente ritrovarlo"(Freud, 1905). In questa visione
è evidente che l'aspetto pulsionale è fondamentale,
mentre l'oggetto viene considerato come contingente e funzionale:
la scelta quindi è molto relativa, perché è
sempre un supporto che si cerca.
Si ama la donna che nutre, si ama l'uomo
che protegge.
Questa posizione, pur parzialmente modificata
con il riconoscimento di una scelta anche su basi narcisistiche,
è persistita a lungo nella spiegazione della scelta dei
partner. E' evidente che in questo modo non si tratta di una scelta,
ma di una ripetizione, più o meno riuscita; ma è
evidente che una tale ripetizione comporta, a monte, un massiccio
processo di identificazione che non lascia molto spazio per la
scelta.
Crediamo invece che il processo sia molto
più complesso. Il partner non viene scelto solo perché
è simile o è l'opposto della figura parentale di
riferimento. Piuttosto la scelta avviene sia sulla modalità
relazionale del bambino con l'adulto significativo, sia sulle
modalità relazionali genitoriali. Tutto questo può
avvenire in positivo (come identificazione) o in opposizione (come
ribellione).
Quindi la dinamica della scelta è
molto complessa ed articolata, anche se possiamo affermare che
è sulla base delle relazioni parentali che si struttura
(come nostalgia o come rifiuto) il riferimento che condurrà
in seguito il soggetto a strutturare la sua personale organizzazione
diadica. Ma è evidente che perché la coppia si strutturi
è necessaria una reciprocità e di conseguenza il
soggetto deve trovare un oggetto che presenti caratteristiche
simmetriche o complementari.
L'oggetto d'amore deve corrispondere non
solo a dinamiche inconsce del passato, ma anche al presente, come
possibilità di soddisfare bisogni, desideri, costituire
un rafforzamento dell'Io, soddisfare il bisogno di intimità
e di accudimento (sia passivo che attivo che si esplicita come
desiderio di avere un figlio), superare le angosce e i dolori
della vita. E' evidente quindi da una parte la complessità
nella scelta del partner, e dall'altra l'importanza di capirne
le motivazioni profonde, soprattutto quando la coppia entra in
crisi.
Una attenta analisi di queste motivazioni
(che è molto simile all'analisi della domanda di un paziente
che chiede una psicoterapia) comporta la possibilità di
capire la natura della crisi e quindi anche come intervenire.
Sono venuti meno i presupposti della scelta
originaria, oppure i meccanismi difensivi sono diventati insufficienti,
oppure c'è un fatto nuovo, una situazione nuova che destabilizza
quella iniziale? O è l'incapacità di sopportare
un avvenimento negativo come una perdita, un lutto, un problema
economico che mette in crisi la coppia? O è invece la crescita
di uno dei due che rende la coppia asimmetrica?
Oppure è semplicemente la messa
in crisi di quel progetto iniziale che aveva dato luogo dopo l'incontro,
alla formazione della coppia?
Molto spesso la progettualità fondante
la coppia più o meno inconsciamente, può essere
proprio non il desiderio, ma la necessità di avere un figlio.
Scoprire quindi l'impossibilità di
realizzare questa necessità, mette inevitabilmente in crisi
non solo i due partners singolarmente, ma soprattutto la dinamica
della coppia.
Questa possibilità è tanto
maggiore quanto più la coppia si forma come sistema
difensivo.
Non possiamo in questa sede dilungarci sul
concetto di coppia come sistema difensivo. Ci limiteremo solamente
a descrivere sinteticamente le tre dinamiche difensive che, in
caso di accertata o presunta sterilità sicuramente trasformano
questo problema in un conflitto.
La coppia come sistema difensivo
Molto spesso la formazione della coppia è
legata alla necessità di perpetuare un equilibrio fragile
ed instabile dei due partner che pertanto non si propongono come
reciproca scelta, bensì come situazione di simmetria e
di dipendenza molto forte.
a) Lotta contro la depressione
La scelta dell'oggetto avviene sulla base
di motivazioni legate all'angoscia della solitudine.
E' come se alcuni soggetti si sentissero
troppo esposti e fragili per avventurarsi da soli nella vita:
la coppia è un supporto per le loro angosce. Sentono che
la vita è difficile soprattutto nel deserto delle grandi
città. Ovviamente non si avventurano in un impegno amoroso
che sarebbe troppo carico di emozioni, pertanto essi scelgono
un partner simmetrico con lo scopo di unire due angosce di solitudine,
che dovrebbe rendere più sopportabile la vita. A volte
questa dinamica, se è più articolata sfocia in un
gioco di ruoli: ove si scambiano vicendevolmente i ruoli di assistenza
e di oblatività. Nei casi ove c'è una maggiore angoscia
si arriva a quelle situazioni che i francesi definiscono del "Metrò
- boulòt - dodò" che letteralmente significa
"metro - lavoro - nanna". E' evidente che in questo
modo la vita è ridotta alla routine più squallida.
b) Lotta contro il coinvolgimento eccessivo.
Paura dello scacco.
Molte persone vivono il coinvolgimento emotivo
come estremamente pericoloso: per questo tendono fondamentalmente
a distribuire fra diverse persone, differenti forme di legame
affettivo. L'importante è che nessuno sia preponderante
o significativo.
Molto spesso questi comportamenti sono razionalizzati
e giustificati anche su base ideologica: invece alla base di questo
comportamento c'è una profonda angoscia dello scacco, della
perdita.
Non è infrequente trovare in questi
soggetti delle dinamiche di gelosia quasi paranoicali. In genere
queste persone tendono a scegliere partners simmetrici con cui
condividere queste parziali capacità emotive.
Non è infrequente però che
questo tipo di persona attragga fortemente un soggetto con bisogni
oblativi e trasformativi. Cioè persone che pretendono a
tutti i costi di cambiare questi soggetti dei quali intuiscono
le capacità affettive fortemente represse. In questi casi
si possono instaurare coppie portatrici di una notevole sofferenza
e spesso intrappolati in una grave dinamica sado-masochistica.
c) Coppia come desiderio di immortalità.
Molto spesso alla base della formazione di
una coppia può esserci un desiderio inconscio di immortalità.
La coppia è vissuta non solo come
ritorno al passato (identificazione con un genitore) ma anche
come possibilità di tornare indietro, come una sorta di
annullamento del tempo in un progetto onnipotente di immortalità.
E' in queste tre dinamiche difensive che
più facilmente l'accertata infertilità genera una
reazione più o meno grave.
Ma prima di esporre le modalità di
reazione, debbo precisare che c'è una netta differenza,
sia a livello individuale che di coppia, rispetto a chi per motivi
vari, anche non condivisi, decide di non volere un figlio.
Quando ci troviamo di fronte a dinamiche
come quelle descritte in precedenza, è evidente che avere
un figlio, non rappresenta più una scelta o un desiderio,
ma una necessità difensiva.
Nel primo caso per proteggersi dall'angoscia
della solitudine; nel secondo come alibi per la mancanza di coinvolgimento
affettivo; nel terzo come possibilità di mantenere l'idea
onnipotente di immortalità.
Quindi la conferma dell'infertilità
non viene vissuta come un problema, più o meno doloroso
ma comunque risolvibile, ma si trasforma rapidamente in un conflitto
che innesca una situazione di crisi della coppia e che si può
manifestare con due modalità che presentano caratteristiche
e dinamiche psicologiche diverse:
1) La prima si configura immediatamente o
subito dopo aver presa la decisione di avere un figlio. E' possibile
che già alla ricomparsa del ciclo mestruale che segnala,
per il momento, la non avvenuta fecondazione la donna teme, a
volte è sicura, di essere sterile.
Questa situazione è tipicamente femminile
e rimanda a dinamiche inconsce diverse: rifiuto del partner, gravidanza
vissuta come mortifera, sterilità come punizione (soprattutto
se c'è stato un precedente aborto vissuto con intensi sensi
di colpa e spesso, più o meno inconsciamente la gravidanza
indesiderata è dovuta ad un tentativo di dimostrare o
esorcizzare una paura di infertilità). Infine alibi per
nascondere l'inconfessabile verità di non voler avere figli.
Ma esiste anche un'altra dinamica, non infrequente:
che il timore di essere sterile, vissuto quasi come una fobia,
possa rappresentare l'inconscia percezione che sia il partner
a non voler avere un figlio perché lo vivrebbe come un
rivale. Pertanto la gravidanza potrebbe compromettere la stabilità
della coppia. Non è infrequente in questi casi che se dopo
qualche tempo si arriva di comune accordo alla decisione di adottare
un bambino, a pratica inoltrata o ad adozione avvenuta, la donna
rimane incinta.
Una ulteriore peculiarità di questa
dinamica è che per quanto è precoce il dubbio sulla
sterilità, per tanto è tardivo l'uso delle ricerche
che sono sempre incomplete e parziali e che difficilmente coinvolgono
l'altro partner.
L'evoluzione può essere varia: da
una stabilità, ma nel conflitto perpetuo della coppia,
fino alla rottura.
2) La seconda situazione è molto diversa.
Intanto il dubbio comincia a sorgere piuttosto tardivamente: da
molti mesi a qualche anno dopo che si è evidenziata l'impossibilità
di poter avere un figlio.
Inoltre i partner si sottopongono non solo
ambedue, ma con molta serietà, ad una serie di ricerche:
sempre comunque con la speranza che il problema sia risolvibile.
Ma quando è accertata con sicurezza l'infertilità
di uno dei due partners la conflittualità emerge rapidamente.
Conflittualità che si manifesta a due livelli diversi,
intrapsichico e relazionale che spesso finiscono con il potenziarsi
a vicenda.
Sul piano individuale la reazione più
frequente è di tipo depressivo: questo deficit viene vissuto
come grave ferita narcisistica che compromette un livello di autostima
già piuttosto basso. Oppure ci si può sentire in
colpa per il coniuge: il soggetto vive la propria infertilità
come una grave delusione inferta alle aspettative dell'altro.
Molto simile è la reazione di autocolpevolizzarsi: situazione
frequente nella donna che ha avuto precedentemente un aborto.
Ma anche nell'uomo: ad esempio l'aver contratto una malattia venerea,
può essere vissuto come causa del deficit e come colpa
nei confronti del partner.
Una dinamica non infrequente è la
negazione: più frequente nell'uomo. L'infertilità
viene vissuta come impotenza, come incapacità sessuale,
e per reazione spesso inizia una attività sessuale frenetica
e promiscua, quasi a conferma delle proprie capacità.
Nella dinamica relazionale le due modalità
più frequenti sono quelle di colpevolizzare l'altro, o
di viverlo come insufficiente e deludente.
La colpevolizzazione molto spesso è
sostenuta da argomenti abbastanza poco realistici; l'altro viene
accusato di non aver rivelato prima al partner, un problema di
cui egli stesso non era a conoscenza. Oppure c'è la svalutazione
totale: l'infertilità viene vissuta come il segno di una
profonda e globale incapacità dell'altro. La conflittualità
emersa, a volte può raggiungere toni drammatici che con
accuse reciproche può portare spesso alla rottura della
coppia. Più spesso si arriva ad un progressivo distacco
e disinteresse sia sul piano affettivo che sessuale: permane la
convivenza ma con una reciproca sensazione di fallimento. Alle
volte si può giungere anche alla decisione di adottare
un figlio: ma se questo succede non cambia nulla. La ferita narcisistica,
vissuta o subita e la reciproca ostilità permangono. In
tutti questi casi, se c'è una richiesta di aiuto sul piano
psicologico, bisogna muoversi con molta cautela. In genere è
preferibile proporre inizialmente alcune sedute di coppia, per
giungere poi ad una terapia individuale. Perché è
evidente che in questi casi l'infertilità è un evento
che fa precipitare un equilibrio già precario dei singoli
componenti della coppia.