Introduzione

 

Giovanni Paolo Quattrini

 

Direttore - Istituto Gestalt Firenze - sede di Firenze

 

INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°1 gennaio - febbraio 2003, pagg.4-5, Roma

                

                                                       (estratto)

Negli Stati Uniti Perls incontra con Goodman il pragmatismo, un punto di vista filosofico poco apprezzato nell’Europa accademica del tempo, e invece molto adatto al suo approccio. W.James aveva proposto a suo tempo che le ipotesi teoriche fossero limitate dalle condizioni esistenziali della persona che le elabora: ci sono ipotesi vive e ipotesi morte, diceva, cioè ipotesi magari validissime per qualcuno, ma fuori dalla portata di qualcun altro.

Si sentono qui le avvisaglie di quel complesso teorico che è oggi il costruttivismo.
In un’ottica pragmatica l’interpretazione è legata anche al vissuto della persona, ma la traduzione, il rimando, “questo è quello”, resta comunque lo strumento operativo fondamentale.

Il termine interpretazione si può riferire a due accezioni diverse del verbo essere. “ E’ ” può essere inteso nel senso di equivalenza vera e propria, il segno = nell’equazioni, oppure nel senso di analogia. Provengono da questa differenza due tipi di interpretazione, quella riduttiva, che è una decodifica di una espressione oscura, e quella ermeneutica, che è un modo di allargare l’espressione relazionandola con le esperienze personali e indirizzandola a una più ampia visione del mondo: è questo tipo di interpretazione che si adatta meglio all’ottica pragmatista e che la rende particolarmente funzionale.

La funzionalità del pragmatismo ha però fatto sì che alcuni gestalisti si scordino del fatto che non a caso la PTG si chiama in questo modo: la psicologia della Gestalt, che della fenomenologia è figlia, ne è la base fondante. Lo strumento chiave della fenomenologia husserliana è l’”epoche”, la sospensione dal giudizio, e quindi dall’interpretazione del fenomeno.

 

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