Giulia Basili

Attrice teatrale, esperta in arte della parola

Operatrice alla relazione d’aiuto

“Voce e suono in Gestalt"

L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti Estratto dell'articolo

La voce è la musica del contatto che abbiamo con noi stessi e con quelle profondità insondabili che teniamo celate.

J. Bonhomme, La voce energia

Calvino diceva, con grande acutezza, che “la voce manifesta la persona a chi sa ascoltare, a chi sa cogliere quello che ella rivela, quello che la persona ha di più nascosto e di più vero”.

Un lavoro approfondito sui suoni, sulla voce e sul parlato predispone senza dubbio ad un saper ascoltare l'altro che ci parla, nel caso specifico, il cliente che affidandosi, ci parla di sé, dei suoi conflitti e angosce, delle sue paure e difficoltà, delle sue emozioni e vissuti attingendo, sebbene inconsapevolmente, da tutta una gamma di tracce sonore, fatte di modulazioni, intonazioni, inflessioni della voce che disegnano il suo specifico mondo affettivo ed emotivo. Il suono rivela dunque la persona ad un orecchio attento e sensibile e a chi sa ascoltare in uno stato di libertà interiore e di accoglimento.

Nei tempi antichi si diceva che “la parola pronunciata lasciasse un’eco diffusa nell’aria, che risuonava per un certo tempo tanto era vibrata la sua sonorità1”; quel soffio di vita e di anima si sprigiona ogni volta che qualcuno ci parla e, nella relazione d'aiuto, quel qualcuno lascia davvero traccia di sé nell'atmosfera della nostra stanza, ma anche dentro di noi.

Perls e l'importanza della voce

Il nostro interesse per l'argomento prende l’avvio da un'affermazione di F. Perls (che citeremo per intero), ispiratore della 'terapia gestaltica', sull’importanza della voce e del suono nella relazione terapeutica. I pochi ma significativi rimandi fatti da Perls a riguardo ci hanno spinto a sviluppare e ad approfondire l’argomento, mettendo in primo piano quegli aspetti della voce che, in una relazione di counselling gestaltico, permettono in maggior misura di entrare in contatto profondo con la persona che si affida a noi e, nello stesso tempo, che la aiutano “ad aiutarsi”, attraverso un percorso di consapevolezza e di relazione con se stessa e con il counsellor.

“Entrare” in una voce ed “esplorarla” significherà per entrambi sperimentarne la ricchezza e la specificità di tracce, segni e indicazioni da elaborare, riguardanti la storia e la sfera affettivo-emotiva della persona seguire in una relazione d’aiuto.

Così diceva Perls:

(…) Possiamo bloccarci da una parte, ma l'autoespressione vien fuori da qualche altra parte, nei movimenti, nell'atteggiamento, e soprattutto nella voce. Un bravo terapeuta non ascolta il contenuto delle stronzate prodotte dal paziente, ma ne ascolta il suono, la musica, le esitazioni. La comunicazione verbale è di solito fatta di bugie. La comunicazione vera è oltre le parole. È stato pubblicato un ottimo libro in proposito, The Voice of Neurosis (La voce della nevrosi), di Paul Moses, uno psicologo di San Francisco, morto poco tempo fa. Dalla voce Moses poteva farsi una diagnosi meglio di quella di un test del Rorschach.

E allora non ascoltate le parole, ma soltanto quello che vi dice la voce, quel che vi dicono i movimenti, quel che vi dice l'atteggiamento, quel che vi dice l'immagine. Se avete le orecchie, dell'altro sapete già tutto. Non avete bisogno di ascoltare quello che la persona vi dice: ascoltatene il suono. Per sona, cioè 'mediante il suono". Il suono vi dice tutto. Tutto quel che una persona ha da dirvi è lì…e non nelle parole.

(…) Nella pratica psichiatrica in genere non si prende in considerazione il suono della voce, ma ci si limita a estrarre il contatto verbale dalla personalità totale (…)

(…) la personalità totale, così come si esprime nei movimenti, nell'atteggiamento, nel suono, nelle immagini…c'è tanto di quel prezioso materiale che non dobbiamo far altro che raccogliere l'ovvio, la superficie esterna, e riproporla al paziente, così da portarla nell'ambito della sua consapevolezza2.

Le affermazioni di Perls ci fanno riflettere su alcuni punti che si intrecciano l'uno con l'altro: il fatto di considerare il paziente e quindi l'essere umano come un individuo che "risuona di suoni propri", e guardare a suono e voce come canali espressivi veritieri e autentici, che per la loro specificità richiedono al counsellor un ulteriore capacità: quella di "andare oltre le parole", oltre il contenuto razionale e discorsivo, distinguendo e separando il piano del contenuto da quello fonetico e musicale del discorso.

 

1 Steiner, R., Tecnica ed arte, conf.  1924

 

2 Perls F., La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio, Roma pagg. 61-62

 


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