MARIO MENGHERI

Specialista in Psicologia clinica; Psicologo Analista (AIPA)

Presidente: www.airp.livorno.it

GIULIA LIPERINI

Psicologa, Responsabile tirocini Counselor dell’AIRP Livorno

 

L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti Estratto dell'articolo

STEREOTIPI, PREGIUDIZI E MOBBING NELLA TERZA ETÀ L’AFFETTIVITÀ COME PROMOZIONE DELLA SALUTE

  

     Estratto

Il contributo che segue rappresenta un tentativo di far conoscere la fase della terza età sotto un’ottica diversa: si propone di andare oltre i rigidi schematismi e gli stereotipi che da sempre l’hanno contrassegnata, verso una nuova lettura sociale che faccia propria la cultura della Promozione della Salute. L’affettività si delinea come punto di forza per affrontare più serenamente il processo di invecchiamento e per attuare delle strategie di coping contro il mobbing di cui possono essere vittime uomini e donne, in maniera diversa, durante questa fase della vita. Lo spunto di riflessione è stato offerto dalla stimolante esperienza di confronto, presso l’Università della Terza Età di Livorno, con gli “alunni” attivi e intraprendenti che la frequentano.

1.     L’invecchiamento

E’ opinione assai diffusa che, nella fase della vita che va sotto il nome di “terza età”, l’uomo conti più le perdite che le conquiste e che spesso decadano alcune capacità sia fisiche che psichiche. Di contro Craig (1982), studioso della psicologia dello sviluppo, che, ci piace sottolineare,  abbraccia tutto l’arco della vita (Rutter, Rutter, 1995),  ribadisce il concetto che il declino fisico e psichico sono strettamente collegati alla vecchiaia e si condizionano a vicenda solo quando sono stereotipo. Infatti, se è vero che uno stereotipo nasce sempre da un nucleo di verità che cade sotto l’osservazione, è altrettanto vero che lo stesso stereotipo consolida tale osservazione, schematizzandola e sclerotizzandola. Nella realtà l’anziano è troppo spesso costretto ad adeguarsi a stereotipi e pregiudizi e tende ad adattarsi passivamente all’immagine che il sociale ha di lui. Le ridotte possibilità di attivazione, di mantenimento psichico e di disposizione delle persone in età avanzata, portano talvolta alla rigidità, alla indisponibilità e alla resistenza al cambiamento, alla mancanza di voglia di vivere e partecipare; al contrario, l’attivazione psichica, come dimostrano le molte Università della Terza Età sviluppatesi ormai da anni anche in Italia, non fa decadere se non in termini fisiologici, le funzioni psichiche superiori. Quelle che decadono con maggior consistenza in tarda età  sono le funzioni connesse all’adattamento a situazioni nuove, alla destrezza manuale, al pensiero astratto e alla memoria. Invecchiando si tende a incolpare l’età che passa di dimenticanze che spesso e volentieri si hanno anche in giovane età, solo che nell’ultimo caso vengono attribuite alla sbadataggine o ad una vita troppo frenetica. In verità la capacità di memorizzare resta praticamente intatta, in condizione di buona salute ovviamente, ma si riscontra piuttosto una minor rapidità nel ricordare.

 


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