Arti-Terapie: dalla prassi alla teoresi?

Bruno Callieri 

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Ormai da molti decenni l’attenzione degli psicoterapeuti si dirige verso lo studio, teoretico e pratico, delle più varie espressioni di comunicazione, verbale e non verbale, delle loro molteplici forme, del gradiente di intenzionalità significativa che ne anima le esplicitazioni tematiche.                            Certamente ogni espressione artistica mostra una svariata densità di valenza informativa e formativa e possiede quindi una potenzialità psicoterapeutica, implicita o esplicita che sia.                                     Oggi assistiamo a una crescita impetuosa, quasi travolgente, delle Artiterapie, dalla musica alla danza, dal disegno alla scultura, dal teatro  al cinema, e così via, con il dichiarato scopo di favorire la liberazione di emozioni represse, la ristrutturazione interiore di paesaggi dell’anima in via di desertificazione, la ripresa di senso e di tono, di colore e di calore per vaste lande steppiche dell’anima e inaridimenti di terreni affettivi prima fertili e fiorenti, poi carsici e franosi.                             Qui ci è dato cogliere appieno la pregnanza teoretica dell’ambito estetico (estesiologico) nell’esperienza di vita di ciascun singolo, ad ogni livello cronologico ed esistenziale.                           Le tecniche e i percorsi di queste libere espressioni “artistiche” sono molteplici, a volte disordinatamente emergenti. Non raramente costituiscono una valida e potente modalità di relazione trasferale, di vera e propria “comunicazione terapeutica”: valgano per tutti il nome dell’americana Margarete Naumburg, della fine degli anni Sessanta, quello della geniale Irene Jakab (l’ungherese pioniera dell’arte dei folli), di J. Bobon, G. Maccagnani, R. Volmat, e di tanti altri padri fondatori. I loro importanti e ineludibili contributi hanno favorito una maggiore produzione di sollecitazione inventive nonché una loro formulazione più esplicita e più consapevole.                                                  Sono proprio costoro che ci hanno sollecitato a cogliere i contesti significativi inerenti alle più svariate strutture espressive: basterebbe pensare, quasi paradigmaticamente, al vastissimo ambito coreutico, dalle danze sacerdotali a quelle tribali, dalle culture orientali a quelle negre, dal ventaglio orgiastico a quello mistico ad esse inerente.

 


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