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Teoria del Sé e Ciclo del Contatto di Sergio Mazzei Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work Teoria del Sé Per
“organismo” nella psicoterapia della Gestalt si intende l’individuo che è in
relazione con l’altro da sé, cioè con l’ “ambiente”. Io e te siamo due
organismi ed entriamo in contatto attraverso la nostra interazione che avviene attraverso
ciò che viene definito “confine del
contatto”. Come in psicoanalisi si parla di “sé” e “oggetto”,
altrettanto nella psicoterapia della Gestalt si parla di “organismo” e “ambiente”. Quando nella
psicoterapia della Gestalt si parla del “sé”
non si intende lo stesso tipo di sé che si trova in altri modelli psicologici.
Mentre nella psicoanalisi come nella Psicologia analitica il “Sé”, scritto
maiuscolo, rappresenta una struttura centrale, nucleare dell’individuo, molto
profonda e fondamentale, al contrario in Gestalt la parola “sé” si scrive
minuscola perché non ha niente a che fare, senza peraltro escluderne
l’importanza e l’esistenza, con una qualche struttura particolarmente “nobile”
di tipo archetipico come l’anima o lo spirito o con un qualche nucleo centrale
e primario della persona che ne definisce la natura innata e specifica. Si
potrebbe dire piuttosto che il sé è come un “organo” della persona, uno strumento che ha insita la capacità di
regolare l’organismo che presiede e di risolvere i suoi problemi per mezzo
della sua caratteristica principale che è quella di essere un “processo permanente di adattamento creativo”
dell’uomo al proprio ambiente, interiore ed esteriore, come peraltro esso viene
appunto definito da Goodman. In questo caso quindi per ”processo” non si intende più un qualcosa di statico, fermo, sempre
uguale a se stesso, ma piuttosto qualcosa che è in movimento e che cambia
continuamente col mutare delle situazioni interne ed esterne, attraverso questa
sua funzione creativa di organizzarsi e riorganizzarsi in base alle diverse
circostanze, con lo scopo di ristabilire l’integrità organismica. Questa è la
funzione che ci permette di ritrovare il benessere quando lo perdiamo e che possiamo
pertanto intendere come fondamentale nella spinta alla vita e alla salute. In psicoterapia
della Gestalt il sé ha tre funzioni: ·
funzione Es ·
funzione Io ·
funzione Personalità FUNZIONE “ES” La funzione “Es” ha una natura passiva ed ha a che
fare “con ciò che ci succede” senza che noi si abbia la possibilità di decidere
o di intervenire. Si manifesta come meglio vedremo più avanti, nella fase del pre-contatto ove si
sperimenta principalmente la sensazione e in genere si presenta con dei segnali
fisici quali contrazioni allo stomaco, modificazioni della postura, alterazione
del respiro e così via. E’ quindi un automatismo di base che si manifesta in
tutte quelle pulsioni interne e bisogni vitali che ci spingono ad organizzarci
come schema corporeo nel fronteggiare l’ambiente, nell’evitare gli ostacoli, nel
prepararci all’azione, ecc. FUNZIONE “IO” Nella funzione “Io”
che è invece molto attiva noi esprimiamo la nostra “soggettività” potendo accettare o rifiutare liberamente ciò che
proviene dal nostro ambiente. Possiamo attraverso questa funzione scegliere se
respingere, limitare o aumentare il nostro contatto sia con il mondo esterno
che con quello interno. I cosiddetti disturbi di questa funzione sono chiamati
“resistenze” altrimenti definite da Goodman come “perdita della funzione ego”. La funzione “Io” nel ciclo del
contatto si manifesta nella presa di contatto e nel contatto pieno. Si sceglie in
sostanza in che misura entrare nella relazione mobilizzandosi nei limiti delle
nostre possibilità. FUNZIONE
“PERSONALITA’” E’ l’idea che ci
siamo fatti di noi stessi attraverso le nostre esperienze di vita. E’ il modo
in cui ci rappresentiamo, la nostra immagine interna che vuol dire la somma delle esperienze di vita che abbiamo accumulato
e che hanno creato il nostro senso di identità che ci permette di riconoscerci
e di integrare le nostre esperienze. La funzione “personalità” si manifesta nel post-contatto o ritiro. ciclo del contatto Alcuni
autori descrivono il ciclo del contatto come articolato in quattro fasi, altri
in sei, sette oppure otto. Io lo articolo in quattro fasi e aggiungo delle cose
che lo portano a sette fasi. Per Perls e Goodman
ci sono quattro fasi del ciclo o spirale del contatto, anche detto ciclo dell’esperienza
o degli istinti che sono: Pre-contatto Presa di contatto Contatto pieno Post-contatto Per meglio
comprenderne il senso si possono metaforizzare queste quattro fasi con l’interessante
definizione di Quattrini in “cosa sento”
che definisce il mio primo vissuto nell’entrare nel ciclo dell’esperienza, in “cosa voglio” che rappresenta il mio
desiderio o scopo implicito di tale vissuto e “cosa faccio” che viene definito dalla mia scelta e azione per
soddisfare tale bisogno ed infine c’è il “cosa
sento dopo averlo fatto” che esprime la mia esperienza dell’eventuale
appagamento o soddisfazione conseguente alla mia azione. Come ho
precedentemente detto il ciclo dell’esperienza avviene in quella zona
intermedia tra me e te che è detta “confine del contatto”. Il pre-contatto è la prima esperienza che
si manifesta tra un Io-Tu o anche tra un Io-Esso al confine del contatto ed è
caratterizzato dalle nostre sensazioni. Questo accade non solo fra gli esseri
umani, ma anche con gli animali e con le cose. Un esempio semplice
di pre-contatto è quando per esempio si entra in un nuovo ambiente e si sente
freddo oppure caldo. Si sperimenta la sensazione di avere un po’ di brividi nel
primo caso o di sudore nel secondo caso. Un altro esempio di
carattere più interpersonale di pre-contatto è quando si incontra una persona o
un animale e si hanno delle sensazioni come sentirsi a proprio agio o a
disagio, comodi o scomodi, rilassati o tesi, ecc. Il principio generale
della teoria del ciclo del contatto è che il nostro sé, nell’entrare in nuove
esperienze, attraversa un processo di formazione e distruzione di gestalt che vanno
vissute, masticate e digerite per poter passare a qualcos’altro. Dal punto di
vista della teoria della Gestalt, il problema psicologico, i disturbi in genere,
hanno a che fare con la presenza di gestalt aperte, cioè di esperienze non
concluse, non sufficientemente elaborare e destrutturate e quindi bloccate,
interrotte. Tali blocchi e interruzioni si possono trovare all’interno dei
diversi momenti del ciclo del contatto attraverso l’applicazione delle
resistenze. Per esempio, se si
applica una resistenza nel pre-contatto, che di solito è la confluenza, si
elimina la consapevolezza delle sensazioni che quindi non si sentono più. Non
presto attenzione alle sensazioni e mi conformo con quello che dicono tutti;
praticamente chiudo il contatto con la mia esperienza e in questo modo sviluppo
quei disturbi che nascono dall’interruzione del pre-contatto che in genere sono
quelli che portano al disturbo isterico ed istrionico. Per Perls
dice che le persone hanno dei “buchi” nella personalità, chi ce l’ha nel cuore,
chi nel cervello, chi nei genitali e così via; sono tutti meccanismi di difesa,
resistenze al contatto che servono per preservarsi dall’angoscia. Una delle cose da
fare in un processo psicoterapeutico è quella di osservare le interruzioni al
confine del contatto: osservare come il cliente respira, come parla, come si
muove, come si veste, in che modo racconta la sua storia, per esempio in
relazione alle sue dinamiche familiari, ai suoi rapporti, alla sua percezione
di sé e del proprio corpo, ecc. Bisogna appunto osservare dove ci sono le
interruzioni e in che modo si manifestano quelle che sono definite le funzioni del contatto, dette anche sottosistemi dell’apparato senso-motorio,
e cioè i cinque sensi più la parola ed il movimento e quindi il modo in cui uno
guarda, ascolta, tocca, il linguaggio che usa, la sua postura, ecc. che sempre
riflettono il suo mondo interno. Attraverso tali funzioni di contatto si può
esplorare anche il ciclo del contatto e le sue modalità di relazione. Nella presa di contatto è presente l’emozione.
Si è già orientati all’azione e c’è una mobilitazione dell’energia. C’è
l’intenzione di risolvere un problema o comunque di passare attraverso un’esperienza.
La gestalt comincia a formarsi e dunque c’è già un prepararsi. Secondo Goodman,
nella presa di contatto, le resistenze principali sono Nel pieno contatto l’effetto delle
resistenze è quello di interrompere l’intensità del contatto dirigendo gli
impulsi che in origine erano diretti all’esterno verso il sé (Retroflessione) o
isolandosi dall’esperienza chiudendosi in una specie di corazza che impedisce
qualunque nuovo apprendimento come se non si avesse più nulla da imparare (Egotismo),
con la conseguenza che la gestalt rimane aperta completamente o almeno in parte
perché caricata di queste interruzioni. Scopi della psicoterapia
sono il raggiungimento della consapevolezza e della responsabilità, intesa come
abilità a rispondere, che non vuol dire dare la risposta giusta, ma quella
utile per raggiungere la soddisfazione di un bisogno e per fare ciò si rende necessario
sviluppare la conoscenza del paziente delle proprie dinamiche attraverso un
processo di auto-osservazione. Un buon lavoro psicoterapeutico aiuta la persona
a trovare modi di risposta diversi alle proprie abitudini poco o per nulla
funzionanti. Quando uno osserva
se stesso e chiude i propri occhi appaiono delle cose: possono essere sequenze
di immagini, emozioni, sensazioni, pruriti, ecc. Tutte queste esperienza ti
mettono “in rete” e tu, seguendo la catena delle associazioni, ovvero “navigando”
attraverso di esse, puoi vedere delle immagini che si formano continuamente in
rapporto con le tue storie interne che vanno alla ricerca di una risposta, di
una soddisfazione. Anche i sogni sono un modo per riportare all’attenzione
delle cose non integrate, non masticate, non digerite, così come quando si
applica il lavoro delle due sedie l’obiettivo è trovare l’integrazione delle
polarità, la chiusura appunto della gestalt. Il ciclo del
contatto è un processo di adattamento creativo del sé, per la soddisfazione di
un bisogno, anche se non si può assicurarne il risultato. Per molti autori non
possiamo fare a meno di risolvere le nostre gestalt aperte perché abbiamo un
processo di autoregolazione organismica, così come non possiamo dire ad una
ferita di non cicatrizzarsi perché ha la sua innata tendenza a farlo comunque
nonostante noi. E’ un po’ come diceva Socrate: “siamo condannati ad essere
uomini liberi”. Quando si cerca di impedire il processo della chiusura delle
gestalt diventiamo nevrotici e si rimane all’interno di una cronica condizione che
da un lato ti ferma e dall’altro ti spinge. SchemI esemplificativI CICLO (SPIRALE) DEL CONTATTO Pre-contatto Sensazione Cosa sento Presa di contatto Emozione
Cosa voglio Pieno contatto Azione Cosa faccio Post contatto Assimilazione Cosa sento dopo averlo fatto RESISTENZE NEL CICLO DEL CONTATTO Pre-contatto Confluenza e Desensibilizzazione Presa di contatto Introiezione e Proiezione Pieno contatto Retroflessione e Egotismo FUNZIONI DEL CONTATTO Sottosistemi dell’apparato sensorio motore OCCHI-GUARDARE (COME GUARDA) ASCOLTARE (INTONAZIONE-MUSICALITA’) LINGUAGGIO (COME TRASFORMA
L’ESPERIENZA) MOVIMENTO (CHE TIPI DI MOVIMENTO) TOCCARE (POSTURA CORPOREA) APPARENZA (COME SI VESTE) Fantasia guidata sulla
chiusura di una gestalt Vi propongo ora di
fare un lavoro con la fantasia. Prima di tutto
mettetevi comodi, a vostro agio, fate un paio di respiri per mettervi ancora
più comodi, per rilassarvi e chiudete gli occhi. Entrate in contatto
con la vostra esperienza interna, in altre parole, prestate attenzione a ciò
che sta accadendo adesso dentro di voi, sia in termini di sensazioni che di
emozioni, sentimenti che provate, e, anche, siate consapevoli dei pensieri che
vi passano per la testa. Siate consapevoli della vostra esperienza. Adesso immaginate
di tornare indietro nel tempo, può essere tanto tempo fa o solo pochi giorni fa.
Tornate indietro ad una situazione in cui ancora adesso continuate a
sperimentare dei sentimenti non troppo comodi, magari fastidiosi, magari di
rabbia o forse di risentimento che non avete espresso, qualcosa che avevate da
dire e da ridire per qualcosa o su qualcuno; non necessariamente devono essere
sentimenti di rabbia, possono anche essere sentimenti positivi che ugualmente
non avete espresso, apprezzamenti che non avete fatto per qualche vostro
motivo. Tornate indietro a
quella situazione che è rimasta sospesa. Prestate attenzione
a cosa accade: dove siete, chi è con voi, com’è il vostro ambiente? Prestate attenzione
a cosa sta succedendo in quella situazione: cosa è stato detto o fatto, cosa
avreste voluto dire o fare che invece non avete fatto? Prestate attenzione
alle emozioni che state vivendo, a che cosa provate fisicamente, alle emozioni
che provate verso la persona o le persone che sono lì con voi. Immaginate ora di
dire a quella persona ciò che avete promesso di dire o fate ciò che avete
evitato di fare e vedete cosa succede. Avevate qualcosa di
fastidioso da dire e lo dite o qualcosa di positivo…osservate cosa accade. Adesso, immaginate
di diventare questa persona a cui avete appena dichiarato le cose che avete
detto qui, diventate questa persona e osservate come vi sentite dopo aver
ricevuto questa comunicazione e vedete cosa potete rispondere a voi stessi. Nella vostra mente,
fate un po’ spola tra l’essere voi stessi ed essere l’altra persona e portate
avanti un po’ questo dialogo. Cosa succede nella
vostra relazione? Adesso siate
nuovamente voi stessi e osservate cosa succede. Che differenza c’è tra voi e il
vostro interlocutore? In che modo vi siete incontrati? Avete litigato,
ragionato, vi siete intesi…avete detto tutto? O c’era qualcos’altro che avreste
voluto dire? E come vi sentite dopo aver dichiarato ciò che avevate evitato di
fare o di dire? Prestate attenzione a quello che sperimentate. Tra un istante io
vi chiederò di tornare nuovamente qui, di aprire i vostri occhi e poi di
condividere la vostra esperienza con delle persone che sceglierete e quando
racconterete l’esperienza, vi chiedo di farlo in prima persona e tempo
presente, il che vuol dire raccontarla come se la steste vivendo nuovamente.
Chi ascolta darà successivamente il suo feedback. Adesso aprite gli
occhi e tornate qui, prendete qualche secondo per riprendere contatto e
mettetevi a piccoli gruppi di quattro persone e uno alla volta, raccontate. Chi
ascolta, cerca alla fine di dare un feedback soprattutto emozionale. http://www.in-psicoterapia.com © 1997 - 2009 Tutti i diritti riservati |