LA GESTIONE DEGLI ATTACCHI DI PANICO

Dott Daniele Araco, medico psichiatra e psicoterapeuta

 

L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti Estratto dell'articolo

“Ero in ufficio. Giornata ordinaria. Ho avvertito dei lievi crampi alla pancia. Ho pensato che fosse qualcosa che avevo mangiato ieri. Ma pian piano il cuore ha iniziato a battermi forte, all’impazzata, quasi volesse uscirmi fuori dal petto. Mi mancava l’aria anche se le finestre erano aperte. Sono rimasto lì, senza poter fare niente… la testa mi girava, mi sembrava di vederci doppio, un dolore al torace, la gola chiusa. “sto per morire” mi sono detto, “eccoci! Un infarto come mio padre. Non mi rimane molto da vivere”. Mi è preso un malessere ingestibile, sono scappato fuori dalla stanza cercando aria. Un mio collega mi ha raggiunto e mi ha portato al pronto soccorso. Piano piano mi è passato. All’elettrocardiogramma è tutto normale. Mi hanno detto che non era niente. Ma vivo nel terrore costante che mi riaccada di nuovo…..”

Racconti come questi sono ormai all’ordine del giorno per uno psicoterapeuta. Si tratta degli ormai tristemente famosi “attacchi di panico”, ovvero quelle situazioni di ansia acuta e parossistica, intensa, in cui uno stato di paura ingestibile fa sentire la persona vulnerabile e influenza le risposte fisiologiche neurovegetative (palpitazioni, vertigini, sudorazione, ecc.) ed emotive instaurando un circolo vizioso che rafforza la convinzione che qualcosa di terribile potrebbe realmente accadere.

COSA E’ UN ATTACCO DI PANICO

“attacco di panico” è una definizione ormai eccessivamente inflazionata. Per diagnosticarlo non basta provare una sensazione più o meno intensa di ansia, ma devono essere presenti sintomi neurovegetativi, psicosensoriali e disturbi cognitivi che insorgano improvvisamente e drammaticamente, a volte a ciel sereno, altre volte all’interno di un contesto di aspettativa ansiosa.

La durata della crisi è breve, da pochi secondi fino al massimo un ora.

La persona si trova a vivere un penoso senso di impotenza, di mancanza di controllo, di paura, di minaccia per la propria integrità fisica e/o psichica.

Finito l’attacco di panico spesso residua una fase post-critica costituita da un periodo anche prolungato, in cui la persona si sente marcatamente astenica, con sensazione di “testa confusa”, con difficoltà a camminare e a tenere l’equilibrio, e sensazione di sbandamento, vertigini, derealizzazione (avere l’impressione di non riconoscere l’ambiente in cui si sta) e depersonalizzazione (avere l’impressione di non riconoscere se stessi e il proprio corpo).

IL PRIMO ATTACCO

Generalmente la persona durante il primo attacco di panico teme di avere un ictus, un attacco di cuore o un infarto, per cui si reca al pronto soccorso. Di solito i primi accertamenti fisici e strumentali come l’ECG risultano negativi e spesso sono sufficienti a rassicurarlo.

Il primo attacco si associa però, alla idea che si ripeterà ineluttabilmente.

 


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