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HUMUS FILOSOFICO ED ORIZZONTE ETICO DELLA TERAPIA DELLA GESTALT
Angelo Contarino “Medico (dell’anima) aiuta te stesso, così aiuterai anche i
tuoi malati. Questo sia il suo aiuto migliore: che egli guarisca guardando con
gli occhi colui che risana se stesso” F. Nietzsche La filosofia implicita della Gestalt Ho sempre avuto interesse per la filosofia e il teatro. Coltivando questi interessi, spinto da un interesse culturale e al tempo stesso personale, che allora non mi era chiaro fino in fondo, mi trovai a frequentare nei primi anni 80 in Messico, dove vivevo, i primi seminari di lavoro corporeo e i primi workshop di attenzione e autoconoscenza. Nessuno dei conduttori parlava di Gestalt anche se la rappresentavano. La prima idea che mi feci a proposito della Gestalt era quella di una sorta di lavoro su di sé, di tipo umanistico-esistenziale che si non si rivolgeva solo alla mente ma che coinvolgeva l’intera persona. Anzi, ricordo che alcuni degli esercizi che mi erano stati proposti in quelle occasioni li riproposi nel corso di Filosofia e Magia del Rinascimento che impartivo con un orientamento pratico presso l’Università Nazionale Autonoma Messicana. Questa prima percezione non è cambiata nel tempo, anche se si è arricchita. Sin dall’inizio mi fu chiaro, e ne ho trovato sempre più conferma nella letteratura oltre che nella pratica, che la Terapia della Gestalt è quanto di più lontano da una serie di tecniche, anche nobili, da adottare nella relazione terapeutica. Via via, nel corso degli anni mi sono reso conto che non è nemmeno un sistema teorico- dottrinario e che rifiuta una sistematizzazione razionale. Preferisce il rapporto con la realtà e non con i concetti e cerca una relazione con le persone e le cose senza mediazioni culturali e concettuali. Parafrasando un detto del buddismo zen, si potrebbe dire: “se sento e faccio una cosa sono nello spirito della gestalt, se racconto di averla fatta me ne sto allontanando”. Si potrebbe aggiungere che è simile a quel particolare tipo di artigianato che si apprende in bottega, in laboratorio, grazie alla presenza dell’artigiano che mostra concretamente come si fa e facendolo insegna molte più cose che spiegandole.
1 Così parlò Zaratustra, in opere di F. Nietzsche, Adelphi, Torino 1967
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