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Al di fra Carteggio (im)possibile con Marc Chagall Ovvero quando l’arte è terapia, e terapia diventa arte.
di Mariella Sassone Premessa Bello si sente, altrimenti sono chiacchiere! 1Ed il bello fa star bene, altrimenti ci si deprime. La bellezza è nell’occhio di chi guarda! Ed allora per star bene occorre avere occhi buoni. Se la bellezza è la qualità estetica, bontà è la qualità etica. E allora bisogna essere belli e buoni. La qualità etica ed estetica sono esperienze. Ed allora per stare basta fare esperienza. Facile no? Basta addestrarsi. Addestramento all’arte è addestrare l’attenzione all’oggetto interno, a sentire che effetto fa quello che si vede, di fatto è un addestramento alla percezione (quel misto di vedere quello che c’è fuori e di connetterlo con quello che c’è dentro), ed alla ri-conoscenza, conoscere di nuovo e con altri occhi. La qualità della vita migliora migliorando la percezione del mondo, e in una relazione terapeutica è importante aiutare le persone ad entrare in contatto con la duplicità della propria percezione. Facile no? Per stare bene basta sfogliare un libro d’arte e guardare le figure con attenzione. E stare lì un po’ e vedere se e come “entrano dentro”, se e come “prendono forma”, se “danno vita” ad una storia o restano immobili, se viene la voglia di toccarle, se c’è un baffo di colore che commuove o che fa rabbia, e non è importante che sia subito bello, ma che pian piano escano fuori un po’ di chiacchiere e sia ri-conoscibile l’esperienza. ___________________________ Mio adorato Marc… … così potrebbe iniziare una lettera d’amore. Molte probabilmente hanno avuto questo incipit: mio adorato o adorata che sia. Come se una profferta o testimonianza d’amore si palesasse o avesse bisogno di adorazione. Di fatto è così, per me, perché amore per essere, ha bisogno di rendersi manifesto anche con la parola, e ad-orare assume in un attimo il senso del parlare verso, rivolgere la parola. A te, mio adorato. Mio adorato Marc… senza alcuna pretesa lirica o retorica, semplicemente per il fatto che davanti a te ci sono io che parlo e davanti a me ci sei tu con la tua arte. Semplicemente. Incredula per tanto onore, commossa dalle mie stesse emozioni, grazie. Grazie per avermi insegnato a guardare il mondo a testa in giù, senza cadere. In fondo è stato facile, è bastato girare la testa! Grazie per avermi accompagnata in un una realtà in cui tutto può accadere, semplicemente può, senza che il suo potere abbia il colore del dominio o del dovere, del necessario o del pregiudizio. E grazie soprattutto per avermi aperto le porte del miracoloso.
1 Paolo Quattrini, Teoria dell’arte, Nuove Artiterapie, n.3/2008, articolo citato anche nel prosieguo di questa premessa.
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