Bullismo e reati adolescenziali in gruppo: confini e distanze, somiglianze e differenze
Simona Iacoella
Estratto dell'articolo
I mezzi di informazione danno sempre più rilievo ad episodi di prevaricazione, sopraffazione e violenza che coinvolgono gli adolescenti, sottolineando gli aspetti di disagio individuale e relazionale sottesi a tali comportamenti, ricercandone le cause ed amplificandone le componenti emotive.
L’articolo analizza le caratteristiche degli atti di bullismo e quelle dei reati minorili compiuti in gruppo nel corso dell’adolescenza, due fenomeni con aspetti che li rendono simili ed altri che li differenziano in modo significativo.
Il bullismo è stato ampiamente studiato, tanto che sono ormai note le dinamiche relazionali che lo contraddistinguono; meno conosciute, invece, sono le caratteristiche dei reati minorili compiuti in gruppo, estremamente eterogenei in relazione alla composizione del gruppo (in termini quantitativi nonché rispetto al genere e all’età dei giovani coinvolti), al tipo di azione compiuta e alla relativa gravità, e così via.
Un aspetto che accomuna i due fenomeni consiste nel fatto che generalmente il contenuto espressivo prevale su quello strumentale; tali agiti, pertanto, costituiscono delle modalità comunicative e vanno decodificati e compresi nel contesto in cui sono avvenuti e in relazione alle specificità dei singoli attori coinvolti, intervenendo attraverso un’azione di sistema in un’ottica di prevenzione e di promozione del benessere personale e sociale con il coinvolgimento attivo di tutti i sistemi di appartenenza. In ogni caso, è necessario un intervento che non riproponga le polarità buono/cattivo, onnipotente/impotente e che non identifichi l’adolescente con i suoi comportamenti, ma lo consideri come una persona in evoluzione e potenzialmente ricca, libera, contraddittoria e in continua trasformazione, sostenendo la ripresa di un processo di crescita durante il quale si sono presentati momenti di blocco e di crisi.