LA DEFINIZIONE DEL METODO COME BASE PER UN’ETICA DELLA RELAZIONE D’AIUTO

 

M. Grazia Cecchini, Gianluca Taddei

ATMOS – Arti terapeutiche

 

 

Pubblicato sulla rivista "Informazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia" n° 2,
settembre - ottobre 2003, pagg. 104-109, ed. IGF. Roma

L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti Estratto dell'articolo

Il counsellor è una figura professionale nata in un momento storico e culturale di revisione e ricerca di nuovi significati nel campo sociale e psicologico. E’ una risposta, potremmo dire spontanea, alle difficoltà del vivere sociale e relazionale in un momento in cui sicuramente ognuno fa i conti con una confusione di obiettivi e un senso di insicurezza. Come tutti i periodi di transizione, questo sicuramente può rappresentare un autentica occasione di ricerca, lì dove la confusione può far emergere il bisogno di allineare obiettivi personali a valori più emergenti dall’interno che non presi in prestito da morali e religioni precostituite.

La Psicologia stessa, dopo aver rincorso per anni un riconoscimento di dignità come disciplina funzionale e coerente, finalmente ripensa a se stessa e al suo ambito di “conoscenza dell’uomo”. Liberata da una lettura prettamente patologica e dalla funzione di cura, la Psicologia guarda all’animo umano, a come questo si arrabatta nell’incontro con l’altro.

Il counselling rappresenta la risposta a tale richiesta, non solo di aiuto, ma anche di conoscenza, consapevolezza e guida nella rete degli eventi in cui si vive.

E’ un compito impegnativo proprio perché si entra nelle maglie della vita “normale” per aiutare l’altro nella ricerca del suo senso di esistenza. E’ un compito che ci deve impegnare come formatori a una continua riflessione e a definire sempre più gli obiettivi e i metodi, affinché gli operatori aumentino la consapevolezza della propria funzione e sappiano trattare una materia così delicata e non rassicurata dal risultato visibile della semplice eliminazione del sintomo.

Le persone che si rivolgono a noi operatori è ovvio che chiedano l’eliminazione della specifica sofferenza, ma chiedono soprattutto strumenti per prendere scelte e direzioni. E noi dobbiamo saperci muovere con sufficiente consapevolezza delle scelte metodologiche e delle direzioni, sapendo che l’uomo non è conoscibile se non come un tutto inserito nel tutto del contesto in cui vive e sapendo che ogni aspetto dell’essere umano e dell’ambiente ha un valore e un senso. Questo ci richiede l’abilità di muoverci tra il micro e il macrofenomeno e tra le polarità contraddittorie che costituiscono l’essenza della vita stessa.

La Gestalt si è caratterizzata dalle origini per la sua apertura metodologica, accogliendo e integrando forme creative e modelli innovativi di intervento. L’esperienza è il suo focus e tutto ciò che crea esperienza è funzionale al cambiamento, ma questa ricchezza esperienziale a volte rischia di focalizzare lo sguardo agli strumenti possibili da usare e di ridurre al minimo l’attenzione alla riflessione sul senso degli strumenti stessi. Quella riflessione necessaria sulla tecnica e sul metodo adottato in relazione alla direzione che cliente e counsellor vogliono prendere e agli obiettivi che abbiano senso per quel cliente, nel suo contesto di vita e in coerenza con le sue risorse interne.

La definizione del metodo adottato nell’ambito della relazione d’aiuto e nell’ambito della formazione al counselling è strettamente connessa al valore formativo che ha la preparazione “teorica” (intesa come capacità di riflessione e sapere) del counsellor, non solo a livello professionale, come è ovvio, ma anche a livello “personale”.

Lo spazio prettamente cognitivo della formazione, inteso come passaggio di informazioni e cultura, costituisce una rete indispensabile che supporta il counsellor nel suo intervento e nel suo “esserci autenticamente” nella relazione, in quanto gli permette di gestire la relazione con una coscienza dello spazio-tempo della condizione presentata dal cliente e del significato del suo intervento. Il counsellor può progettare e condividere con il cliente l’intervento di aiuto solo se contestualizza tale intervento, sia inserendolo nella storicità del cliente sia avendone chiara la direzione e lo scopo integrativo.

[...]

 

 


L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscrittiL'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti ad

Clicca qui per accedere.


http://www.in-psicoterapia.com    © 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati

Torna alla homepage      Fai clic sull'immagine per tornare indietro