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Come fare cose con le parole
Lucia Aite, Valentina Longhi, Paola Carosio Psicologhe, Psicoterapeute
“INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°5 settembre - ottobre 2005, pagg. 72-79, Roma
Ipotesi L’interrogativo da cui siamo partiti nell’articolare questo lavoro è se sia possibile, attraverso la lettura di un testo scritto, in particolare una biografia emozionale, avere delle indicazioni sul carattere dell’autore, carattere inteso come inflazione di una funzione psicologica di per sé normale.
Premesse teoriche I presupposti teorici di riferimento, su cui ci siamo basati nell’articolare questo studio, sono la teoria degli atti linguistici di Jonh Austin, la visione del carattere proposta da Claudio Naranjo e il modello di transfert descritto da Heinz Kohut. Jonh Austin, famoso filosofo del linguaggio, distingue gli atti linguistici in: atti locutori, in cui dire qualcosa è, anche senza intenzione, fare qualcosa; atti illocutori dove, nel dire qualcosa stiamo facendo qualcosa intenzionalmente (ad esempio: “nel dire quella cosa lo stavo avvertendo”); atti perlocutori, caratterizzati dal fatto che dicendo qualcosa provochiamo delle conseguenze (ad esempio “col dire quella cosa l’ho convinto, l’ho sorpreso, l’ho fatto smettere”). Secondo Austin nel parlare si possono osservare tre livelli contemporaneamente: parlare è un’azione, indipendentemente dall’intenzione di chi parla; chi parla ha un’intenzione, che influisce sulla scelta del modo di parlare; parlare provoca delle conseguenze, in parte involontarie e in parte volute. Il carattere, definito da Claudio Naranjio come una cristallizzazione difensiva della fluidità naturale dell’energia psichica, risulterebbe dall’inflazione di una funzione psichica. In ciascun individuo le funzioni psichiche anziché convivere secondo il principio dell’autoregolazione organismica, vengono tiranneggiate da una di loro alterando la dinamica figura-sfondo. Quando una funzione diventa preminente anche l’attività immaginativa della funzione diventa esagerata alimentando così una fissazione o lettura unilaterale del mondo. Ciascun carattere ha quindi, secondo l’autore, un’ideologia dominante che iperstimola il nucleo emozionale, costringendolo ad un’attività continua. Secondo Naranjo si possono distinguere tre tipologie di carattere in base alla funzione psichica dominante: caratteri centrati sul pensiero (enneatipi: 5,6,7), caratteri centrati sull’azione (enneatipi: 8,9,1), caratteri centrati sul sentimento (enneatipi 2,3,4). I caratteri centrati sul pensiero sono una tipologia in cui il bisogno centrale è quello di stare relativamente separati dall’altro, per non trovarsi in situazioni relazionali emotivamente troppo forti per loro da gestire. Sul piano transferenziale richiedono un’attenzione a distanza, che Kohut descrive come speculare: è l’attenzione di uno specchio magico che ripete, come nelle favole, “sei tu il più bello del reame”. I caratteri centrati sul sentimento vedono l’amore dell’altro come la cosa essenziale, come se questi fosse una persona speciale, dotata di un potere speciale, l’amore appunto, capace di riempire la loro vita: sul piano transferenziale si tratta come suggerisce Kohut di un transfert idealizzante. I caratteri centrati sull’azione tendono a concepire la vita come un’azione continua: tutto si risolve velocemente nel fare o nel far fare. Il tipo di attenzione che richiedono è quella di compagni di avventure. Sul piano transferenziale l’altro è tendenzialmente un alter ego, un gemello, come nel transfert gemellare di cui parla Kohut.
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