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RAFFAELE MENARINI
Psicologo – Psicoterapeuta Docente alla Facoltà di Scienze della Formazione Università LUMSA di Roma
EMOZIONI E TEMI ONIRICI**
“INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°6 novembre-dicembre 2005, pagg. 18-25, Roma
La principale ricerca psicodinamica sulla struttura dell’apparato psichico è quella inerente la semiosi affettiva e cioè l’insieme delle modalità psichiche attraverso le quali vengono attivati i segni emotivi. I segni che comunicano direttamente un’idea e attivano sensazioni emotive riguardano soprattutto le cosiddette classi iconiche. La teoria della semiosi affettiva studia in che modo i segni producono nello spazio mentale chiamato “ interprete “ un’emozione. Il segno iconico entra nel campo mentale attraverso una visione che attiva un’emozionalità condivisa gruppalmente. Detto in altri termini, la dimensione iconica, suggerisce comportamenti gruppali su base emotiva. Noi stiamo parlando di sistemi iconici costituiti in base alla loro funzione emozionale, prescindendo dai sistemi iconici istituti in base alla funzione organizzativa ( ad esempio le icone didattiche del Power Point ). I primi oggetti iconici, secondo la teoria psicodinamica, sono i parentemi: mamma, papà e figlio. Secondo Franco Fornari, i parentemi esprimono la coinonia affettiva – familiare. Si tratta di significati affettivi primari che caratterizzano il mondo dei sogni. Le icone oniriche sono immagini mentali che permettono la costituzione di un ambiente, di personaggi e di una trama. La differenza tra icona ed immagine è fondamentale. A questo proposito vale la pena di differenziare sul piano emotivo le due classi. Immagini: Viviamo in un’epoca visiva nella quale la comunicazione per immagini occupa buona parte della nostra esistenza e dove l’immagine tende a sostituire la parola scritta. Il ruolo dell’immagine, sul piano del nostro orizzonte esistenziale, è quello di attivare le cosiddette emozioni semplici ed in particolare: gioia, sorpresa, rabbia, paura, disgusto e tristezza. Queste emozioni sono segnali comunicativi che contribuiscono alla stabilizzazione delle relazioni tra il soggetto ed il suo ambiente. L’immaginario è costituito da un insieme di rappresentazioni psichiche collettive di natura emozionale semplice. Si tratta soprattutto di apparenze visive a forte valenza suggestiva nel senso di convincere chi le riceve che si tratti di una realtà oggettivabile. Edith Stein, la grande filosofa e psicologa, grandissima interprete del pensiero di Edmund Husserl e originale studiosa della fenomenologia aveva scoperto che un’apparenza riesce a vincolare la mente sottoforma di una convinzione. L’immaginario è una dimensione suggestiva che predispone un soggetto ad accettare delle rappresentazioni quali presentificazioni di una realtà vissuta in quanto tale. Originariamente non vi era nulla di reale e quindi di esistente, ma la percezione di realtà predomina falsamente sulla scena rappresentata dall’immagine. La convinzione non è altro che un’apparenza di causalità in quanto simula perfettamente la causalità dello stato di cose. Lo stato di cose è primariamente quello delle cose naturali come alberi, montagne, mari, ecc. le quali non hanno alcuna fondazione psichica essendo delle oggettualità ben determinate. Secondo Jacques Le Goff l’immaginario fa parte del campo della rappresentazione ma vi occupa il posto della traduzione poetica, creativa e fantastica. Egli dunque distingue tra l’immaginario e l’ideologico poiché quest’ultimo tende ad imporre alla rappresentazione un convincimento volto a snaturare sia la realtà che la fantasia. Con questo atto di forza l’ideologico occupa l’immaginario e viene confuso con esso. Ma lo stesso Le Goff riconosce la difficoltà estrema nel tracciare dei confini tra l’ordine dell’immaginario e dell’ideologico. Nell’ambito dell’economia di questo lavoro utilizzo il termine immaginario per indicare entrambi gli ambiti dell’immaginario e dell’ideologico nell’ottica delle rappresentazioni suggestive.
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