MARIO MENGHERI*

 

Docente di “Promozione della salute” - Università di Siena

Membro ordinario dell’AIPA e dell’IAAP

Presidente dell’Associazione Italiana Ricerca Psicosomatica

 

FRANCESCA MILIANI

 

Dott.ssa in Psicologia, Docente Università del Tempo Libero, collabora con l’AIRP

 

 

PROMOZIONE DELLA SALUTE, RIDUZIONE DEL DANNO

E

SERVIZI A BASSA SOGLIA

 

 

INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°6 novembre-dicembre 2005, pagg. 36-51, Roma

 

 

“…coloro cui sfugge completamente l’idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, se non la tecnica” (Batson, 1979, p. 42)

 

L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti Estratto dell'articolo 

                                                                             

1. Introduzione alla Promozione della Salute

Il concetto di salute coincide oggi con uno stato di benessere fisico, psichico e sociale. Ciò introduce una nuova prospettiva d’intervento sanitario, che non si esaurisce in un’azione di prevenzione primaria, ma si cimenta in un tentativo di promozione per un miglior stato di salute della persona.

La Carta di Ottawa, stipulata nel 1986 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), ha definito la promozione della salute come un processo che consente alle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria salute al fine di migliorarla. Per cercare di raggiungere uno stato complessivo di benessere fisico, psichico e sociale attraverso l’identificazione e la realizzazione delle proprie aspirazioni e dei propri bisogni inseriti nel loro contesto socio-ambientale. La salute è vista, quindi, come una risorsa e non come un obiettivo: “un concetto positivo che insiste sulle risorse sociali e personali oltre che sulle capacità fisiche” (Zucconi, Howell, 2003, p. 333).

Quanto detto, vuole enfatizzare il ruolo che la promozione della salute deve svolgere, sia per aiutare le persone a sviluppare le capacità personali, sia per individuare le risorse e le strategie per migliorare le comunità. Inserendola in un approccio globale l’O. M. S. ha motivato e incentivato i suoi membri a modificare il modo di studiare, vedere e intervenire sulla salute.

Viene, quindi, data notevole importanza al concetto di empowerment, la salute è vista come uno status, una potenziale capacità di influire sul proprio organismo, sul proprio ambiente, sulla vita nostra e degli altri esseri umani influenzando positivamente tutta la società in una prospettiva equa e solidale.

Questa nuova concezione di salute apre le porte ad un nuovo paradigma di riferimento definito Modello Biopsicosociale. Esso riconosce tre livelli distinti tra loro integrati, ciascuno dotato di pari dignità rispetto agli altri. In altri termini nessuno è riconducibile a nessun altro livello, poiché ciascuno è espressione di una dimensione di per sé ultima. Gli elementi che compongono questo modello sono rintracciabili nello stesso termine: bio (biologico), tiene conto dei determinanti bio-genetici della salute; psico (psicologico) riconosce l’influenza che i processi mentali, emozionali e cognitivi hanno sulla salute; sociale per con-prendere l’influenza che l’ambiente (fisico e sociale) ha sulla salute (Mengheri, 2003, p. 65).

Ciò porta alla rinuncia di riconoscere lo stato di salute quale conseguenza diretta dell’assenza di malattia. Per la prima volta la salute non è più definita come assenza di qualcos’altro, ma uno stato positivo in cui si integrano unitariamente funzioni diverse, orientate al benessere dell’organismo stesso.

Con questo nuovo paradigma, (che supera quello biomedico fondato su due principi strettamente collegati quali il riduzionismo biologico e lo schema eziologico classico -cfr. Mengheri, 2003, p. 68-), si è passati dalla staticità di sapore meccanicistica della prevenzione, alla dimensione dinamico-evolutiva della promozione della salute. Se la prevenzione primaria, distinzione della prevenzione in tre livelli di intervento secondo la medicina sociale (Korchin, 1977) garantisce di prevenire la pato-genesi preservando il soggetto dal rischio di assumere comportamenti pato-geni, la promozione della salute, a sua volta, implica lo studio della saluto-genesi e si esprime promuovendo nelle persone l’acquisizione di comportamenti saluto-geni.

Si tratta, in sintesi, di aiutare la persona a sviluppare, mantenere e usare le capacità fisiche, mentali ed emotive nella complessa rete delle relazioni sociali e nell’ambiente in cui vive.

Il Modello Biopsicosociale riconosce che “la salute è costruita socialmente nel contesto dei comportamenti e delle relazioni umane…, la salute viene creata dagli stessi esseri umani.” (Zucconi, Howell, 2003, p. 69).

 

 

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