Immagini in scena:

una applicazione di foto/videoterapia

 

Oliviero Rossi

Psicologo, Psicoterapeuta.

 

INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°9-10, gennaio-dicembre 2007, pagg. 16-23, Roma

 

  L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti Estratto dell'articolo

 

Guardare un propria fotografia offre la possibilità di ri-vedersi e ri-trovarsi nei ricordi e nei vissuti evocati dall’immagine.

Buona parte del lavoro con la foto/videoterapia si basa su questo. Il videoterapeuta facilita al cliente un dialogo tra l’“essere stato” quella immagine (tutto quello, cioè, che si ritiene essere l’informazione cognitiva, affettiva e relazionale di cui in un certo senso la fotografia è una impronta) e il suo “essere se stesso ora”.

Attraverso un lavoro nel presente di confronto con se stesso mediato dalle immagini, il cliente può trovare alternative emotive/cognitive.

Come descriverò di seguito, il lavoro con la foto-videoterapia, apre una possibilità di dialogo, mediato dalle immagini del cliente, tra l’“essere stato” e l’“essere nel presente”.

Nella relazione d’aiuto, utilizzando l’immagine del cliente, il prerequisito fondamentale, è che la sua immagine sia in un certo senso battezzata. Ovviamente, la fotografia, il video o l’immagine che il cliente vede sa essere la sua, ma è necessario questo atto formale di conferimento di identità per confrontarsi e relazionarsi con essa.

 

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La versione integrale dell'articolo può essere letta anche sui siti:

http://www.videoterapia.it e http://www.teatrovideoterapia.it

 


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