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Un incidente stradale immaginato da docenti e studenti di scuola secondaria Calamari E.*, Pini M.**, Piz R.***, Pietrelli A.*[1]
[1] * Università di Pisa, Cattedra di Psicologia Generale, Facoltà di Lettere e Filosofia ** Università di Pisa, Cattedra di Psicologia dello Sviluppo, Facoltà di Lettere e Filosofia *** Università di Pisa, Cattedra di Psicologia Sociale, Facoltà di Scienze politiche. U.O. di Educazione alla Salute e Bioetica ASL5 di Pisa
“INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°9-10, gennaio-dicembre 2007, pagg. 37-50, Roma
Abstract Nell’ambito degli interventi di educazione stradale rivolti a docenti e studenti, promossi al fine di sviluppare nei giovani una maggiore responsabilità e consapevolezza circa i comportamenti a rischio, in particolare quelli relativi alla guida, e nei docenti una riflessione metodologica sulla gestione di un intervento educativo nelle classi, è stata condotta una ricerca-intervento che ha coinvolto 50 studenti delle scuole medie inferiori e 50 docenti di scuola media inferiore e superiore. Ad entrambi i gruppi è stato presentato un questionario sugli incidenti stradali appositamente costruito che prevede la narrazione di un sinistro stradale e l’indicazione di alcuni dettagli (chi lo ha provocato, l’età, le cause e le conseguenze). L’analisi degli protocolli ha evidenziato una identificazione con la vittima, sia da parte dei docenti che da parte degli studenti, e una sottostima da parte dei docenti dell’uso di sostanze come causa degli incidenti. I due gruppi esaminati differiscono anche per le conseguenze dell’incidente narrato: mentre nei resoconti dei docenti sono maggiormente indicate quelle economiche e psicologiche, da parte degli studenti vengono sottolineati i danni fisici e per la salute.
IntroduzioneL’adolescenza rappresenta un periodo caratterizzato da specifici compiti evolutivi che si assolvono mediante il confronto con i coetanei e la famiglia, attraverso l’assunzione di nuovi ruoli che il ragazzo sperimenta sia per affermare la propria identità sia per mettere alla prova le proprie potenzialità e capacità entro il gruppo dei pari. La ricerca dei propri limiti ed il bisogno di accettazione e di ammirazione da parte dei coetanei possono, talvolta, costituire dei fattori precipitanti per la messa in atto di condotte rischiose (Bell, Bell, 1993). Un’ampia mole di studi sul fenomeno del risk-taking (assunzione di rischio) negli ultimi venti anni ha sottolineato le potenziali funzioni evolutive delle condotte rischiose frequentemente messe in atto dagli adolescenti (assunzione di alcool e droghe, guida pericolosa, rapporti sessuali non protetti, diete drastiche, pratica di sport estremi), in quanto connesse al superamento dei compiti di sviluppo tipici di questa fase del ciclo di vita (Jessor, 1998; Bonino, Cattelino, Ciairano, 2003). A lungo considerati come manifestazioni di devianza, marginalità sociale e disagio psicologico, i “comportamenti problematici” (Jessor, Jessor, 1977) dell’adolescente svolgerebbero, invece, un ruolo facilitante nella formazione dell’identità e nel conseguimento della condizione di adultità, configurandosi come moderni riti di passaggio, sempre meno presenti, nella forma tradizionale, nelle società occidentali (Le Breton, 1995). La propensione al rischio in adolescenza, piuttosto che esprimersi in condotte singole, tenderebbe a manifestarsi in cluster comportamentali, delineando caratteristici stili di vita; gli adolescenti che, ad esempio, abusano di alcool e/o droghe sono maggiormente coinvolti nelle pratiche sessuali non protette, nella guida pericolosa, negli atti illegali. E’ quindi improbabile che possa realizzarsi l’estinzione di un comportamento rischioso senza che sia sostituito da un altro finalizzato allo stesso scopo (Plant, Plant, 1992). Il coinvolgimento nei comportamenti problematici non è solo legato a variabili di tipo personale, che spingono a mettere alla prova le capacità e potenzialità dell’individuo, bensì è fortemente influenzato anche da fattori sociali e culturali; occorre tener presente che nella società attuale, caratterizzata da un crescente livello di incertezza riguardante il futuro (Bauman, 1999), viene attribuito, nei giovani come negli adulti, un valore positivo al saper rischiare (Lupton, 1999; Buzzi, Cavalli, De Lillo 2002; Salvatori, Rumiati, 2005).
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