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IL MOBBING NELLA CULTURA SOCIALE E QUALITÁ DELLA VITA
MARIO MENGHERI Specialista in Psicologia clinica; Psicologo Analista (AIPA) Presidente airp.livorno.it
GIULIA LIPERINI Psicologo, Docente Università del tempo Libero Livorno
“INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°9-10, gennaio-dicembre 2007, pagg. 63-77, Roma
Estratto Il mobbing è una patologia relazionale, che deve essere conosciuta al fine di proporre adeguati progetti di intervento e per traghettare la nostra società, che accetta e subisce il malessere lavorativo, verso una società del benessere che offra speranza e promesse di progettualità, invece di minacce e paura.
1. Il mobbing come fenomeno psicosociale
Il tema del mobbing è stato negli ultimi anni ampiamente trattato dai media europei. Si possono facilmente trovare articoli o libri basati su opinioni o vissuti personali, al contrario sono meno riscontrabili testi o articoli di natura scientifica, che descrivano le caratteristiche del fenomeno, o le cause che determinano la sua evoluzione. Alla domanda, perché questo fenomeno, (le cui origini risalgono ai primi anni dell’industrializzazione e da sempre caratterizza l’ambiente di lavoro), oggi desta un grande interesse, un’eventuale risposta consiste nella non casuale contemporaneità fra la diffusione esponenziale di questa particolare forma di disagio lavorativo ed i molteplici cambiamenti che hanno interessato il mondo produttivo negli ultimi anni (Sheehan, 1999; Gilioli e Gilioli, 2000, Gilioli, 2006; Pellegrino, Abate, Della Porta, 2005). Oggi si assiste ad una terza fase di transizione del mondo del lavoro che può essere definita: era postindustriale, contrassegnata dall’economia della globalizzazione e dell’informazione (Rifkin, 1995). Nell’epoca successiva al paradigma lavorativo tipico del fordismo, sorgono cambiamenti come l’introduzione di nuove tecnologie, l’adozione di modelli gestionali flessibili, la diversificazione della forza lavoro, che possono avere effetti sulla qualità della vita lavorativa dei lavoratori, e sul benessere delle organizzazioni interessate da simili mutamenti. Questi cambiamenti devono essere attuati con particolare attenzione al fattore umano altrimenti potrebbero insorgere situazioni indesiderabili come: calo della soddisfazione lavorativa, aumento dello stress percepito dai lavoratori, assenteismo, per citarne alcuni. Johnson (1997) ritiene che, il modello del lavoro che si sta divulgando, potrebbe provocare un minor controllo dei lavoratori sulle proprie condizioni di lavoro, questo magari non è direttamente collegato all’insorgere di episodi di mobbing, ma laddove i nuovi paradigmi si rivestono di precarietà, flessibilità, contribuiranno all’aumento di insicurezza ed incertezza dei lavoratori; in questo modo, questo tipo di sentimenti al lungo andare potrebbero provocare conflitti sul lavoro, i quali se non gestiti possono facilitare la nascita di episodi di mobbing.
2. Che cosa si intende per mobbing
Comparso prima in maniera isolata, poi nel tempo con più insistenza, si sta diffondendo nel nostro linguaggio l’ennesimo anglicismo: mobbing. La contaminazione linguistica anche se ultimamente appare sempre più variegata, sembra utile ed efficace, in quanto consente di appropriarci di un concetto che, per quanto intuito da molti, non aveva ancora trovato la forza di assurgere a categoria tipizzata dell’agire umano e, come avvenuto in tempi recentissimi, anche a categoria del diritto. Il termine mobbing, deriva dal verbo “to mob”, che nella corrente lingua inglese indica essenzialmente azioni come: affollarsi, accalcarsi intorno a qualcuno, assalire, aggredire. Questo contesto, è centrato sul concetto di aggressione. Il mobbing si concretizza tramite varie forme che, a titolo esemplificativo, possono essere: l’emarginazione della vittima, continue critiche sul suo operato, la diffusione di maldicenze, l’assegnazione di compiti dequalificanti, oppure all’opposto troppo difficili da svolgere, la compromissione dell’immagine del soggetto davanti ai colleghi, ecc…(Cantisani, 2005). Tutte queste vicende non costituiscono, ovviamente, delle assolute novità né, isolatamente considerate, sono sempre così significative da meritare tanta nuova attenzione: ciò che le fa diventare mobbing, è la loro ripetizione per un periodo di tempo sufficientemente lungo[1], e quindi la loro riconducibilità ad una logica unitaria, di attuazione di una vera e propria strategia comportamentale premeditata, tesa a colpire vittime ben precise con lo scopo di distruggerle. Fondamentale è riuscire a trovare una definizione sotto la quale raggruppare una serie di fenomeni comportamentali, poiché proprio la mancanza di una categoria unificante impedisce di cogliere nella loro interezza e di considerare nella loro reale portata.
3. Stress e mobbing
[...] [1] Alcuni psicologi del lavoro che studiano il fenomeno sostengono che si può parlare di mobbing, dopo almeno sei mesi di vessazioni ripetute (Ege, 1997, Il mobbing in Italia, Pitagora Editrice, Bologna). Clicca qui per accedere. http://www.in-psicoterapia.com © 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati |