PREMESSE.
Da sempre l'uomo si chiede come mai egli abbia bisogno ogni giorno
di dormire e sognare e come ciò avvenga. I precedenti storici
di tali bisogni si trovano nei documenti più antichi della
letteratura e della scienza, quali i poemi omerici, gli scritti
dei pre-socratici, di Platone, Ippocrate, Galeno, i documenti
della Scuola salernitana, le riflessioni di Cartesio, fino a giungere
alle ipotesi di Pavlov.
La risposta a tali interrogativi è sempre stata difficile
da dare poichè man mano che la riflessione e la ricerca
si sono addentrati nell'argomento sono emersi aspetti da spiegare
molto complessi e da qui la necessità di confrontarsi con
modalità di studio multidisciplinari.
All'inizio del nostro secolo una rilevante sollecitazione allo
studio del sogno, come espressione fondamentale del sonno, è
stata data da Freud con la psicoanalisi. Egli ha dimostrato che
il contenuto manifesto del sogno, così come si può
raccogliere al risveglio, è il risultato di una serie di
trasformazioni operate dalla censura onirica sui contenuti latenti,
al fine di impedire l'accesso del materiale primitivo nella coscienza.
Per questi dinamismi Freud ha attribuito al sogno la funzione
di custode del sonno.
Aserinsky e Kleitman nel 1953 hanno potuto notare che il sonno
ha un andamento non omogeneo in quanto inframmezzato da regolari
periodi di presenza di movimenti oculari rapidi (sonno REM). Quando
i soggetti erano svegliati durante i periodi REM essi davano caratteristici
resoconti, ricchi di componenti visuo-allucinatori e con grande
capacità di progressione tematica, che invece mancavano
od erano rari durante il sonno non REM.
Successivamente Foulkes (1962) metteva in evidenza una ricca
presenza di attività mentale anche durante il sonno non-REM,
ed in corso di addormentamento. Le componenti mentali del sonno
non-REM presentavano una ridotta componente visuo-allucinatoria,
un minor coinvolgimento emotivo ed una povertà e staticità
dei personaggi agenti nella scena, con caratteristiche più
simili al pensiero cosciente. In tale contesto, gli studi condotti
sul comportamento della memoria e sul suo consolidamento, nel
passaggio dalla sua registrazione da breve termine a lungo termine,
dimostrava che ciò avviene soltanto durante brevi tratti
del risveglio durante il sogno. Da ciò l'ipotesi che l'oblio
dei sogni sia dovuto a interferenza fra qualità e contenuti
di memoria, piuttosto che ad un loro mancato consolidamento.
Così il sogno, a differenza di quanto affermato dalla
psicoanalisi, non metterebbe in oblio le richieste profonde ma
sarebbe il risultato dei tentativi telencefalici di dare un senso
ed una struttura di immagine, tramite le informazioni provenienti
dalle memorie più arcaiche e dalle situazioni di stress
derivate dall'ambiente. Sicché la possibilità di
affrontare con successo durante la veglia le situazioni di stress
dipende non solo dalla natura di queste quanto dal significato
che esse assumono nell'esperienza del soggetto. Inoltre con questo
meccanismo si integra la facoltà epurativa del sonno REM
sui desideri e propositi irrealizzabili.
ONTOGENESI DEL SONNO E DELLA VEGLIA.
Almeno fino al sesto mese le reazioni del feto agli stimoli interni
ed esterni seguono un modello di funzionamento di tipo spinale
e quantistico, cioè tutto o niente. Nella prima fase fetale
le strutture deputate al controllo motorio riflesso sono collocate
a livello bulbo-pontino. Più tardi saranno queste stesse
a controllare lo stato di sonno in cui verrà a trovarsi
il feto per la maggior parte del tempo.
Dopo tale periodo il feto dimostra di trattenersi dal rispondere
in maniera riflessa ed immediata agli stimoli, egli si comporta
come se volesse prima saggiarli e valutare. Infatti, intorno al
sesto mese di gestazione appaiono le prime manifestazioni elettroencefalografiche
del cervello fetale, con caratteristiche molto simili a quelle
che avrà nell'adulto il sonno REM, le cui manifestazioni
nel feto si estendono a tutte le 24 ore del giorno. Visto che
nella scala evolutiva i rettili e gli uccelli sono dotati per
primi di queste attività, McLean ha definito questo livello
dello sviluppo del sistema nervoso "cervello rettiliano".
Il cervello a tale tappa di sviluppo è agli albori del
funzionamento, pertanto il sonno REM non possiede ancora quelle
prerogative che noi riferiamo al sogno adulto, probabilmente il
REM fetale ha un ruolo metabolico nella generica elaborazione
delle reazioni emotive, degli impulsi genetici che cercano attuazioni
e nella sollecitazione interiore di stati eccitatori capaci di
stimolare lo sviluppo della corteccia cerebrale. Infatti è
probabile che il sonno REM supplisca, durante la vita intrauterina,
le funzioni della veglia e della corteccia cerebrale (Mancia,
1980).
Soltanto al termine della vita fetale l'attività del sistema
nervoso dimostra di orientarsi sul giorno e sulla notte e perciò
appaiono le primissime espressioni EEG di sonno calmo (SC o non-REM)
e della veglia, che occupano ciascuna la durata di 6 ore, mentre
il sonno REM resta limitato a 12 ore giornaliere.
Un'autorevole posizione spetta ai pareri enunciati da Spitz (1962),
il quale sostiene che all'inizio il feto non ha una vita psichica,
mentre il neonato la instaurerebbe tramite complesse relazioni.
In questa complessità Spitz riconosce l'esistenza di uno
stadio preoggettuale, regolato da un "primo organizzatore",
cui corrisponde una caratteristica plasticità formativa
del sistema nervoso. Verso il terzo mese di vita, epoca critica
dell'evoluzione psicobiologica, appaiono espressioni attive capaci
di coinvolgere i rapporti con l'ambiente, come per esempio "la
risposta del sorriso e della lallazione". In questo stesso
periodo il sonno REM dimostra di svolgere un ruolo di integrazione
fra mondo sensoriale e mondo fantasmatico e ciò si protrae
per tutta l'epigenesi dell'attività mentale.
Date queste acquisizioni, da questo momento, secondo la Klein
(1928), si possono correlare i dati neurofisiologici con quelli
emersi dall'osservazione del bambino. Si evidenzia allora come
il bambino estrofletta le sue pulsioni sotto forma di una motricità
coordinata e diretta alla ricerca oggettuale del seno, mentre
opera scissioni ed identificazioni con lo stesso seno tramite
parti di Sé distruttive. Nel versante interno il bambino
dispone invece dello stato mentale protoonirico, collegato con
il sonno REM, come momento necessario ad attutire le pulsioni
distruttive ed a crearsi occasioni fusionali e di anti-deflusso.
Vale a dire un eccesso di estroflessione potrebbe costituire una
minaccia per la formazione del primo nucleo di Sé, qualora
dovesse insistere sulle esperienze del neonato senza essere puntualmente
controbilanciato dallo stato di fusione regolato dal sonno REM.
Il ciclo di sonno-veglia permette dunque alle pulsioni istintuali
di andare incontro a processi di fusione e defusione che si estendono
dal sonno alla veglia. e che successivamente accompagnano le posizioni
schizo-paranoidi e la formazione del super-Io primario (Klein,
1928).
Intorno al quinto mese di vita postnatale, il sonno non-REM acquisisce
la III° e IV° fase, ossia quell'insieme conosciuto come
sonno ad onde lente o SWS (slow wave sleep). In questo periodo
il sonno REM cede altro tempo della giornata al sonno non-REM.,
specialmente nei bambini ben nutriti e che non sono più
allattati al seno. Lo svezzamento troppo rapido produce un'altrettanta
diminuzione del sonno REM a favore di una impennata dello SWS.
Allattamento e svezzamento sono momenti cruciali per la vita mentale
del bambino. Lo svezzamento coincide infatti con la posizione
depressiva, con la separazione dalla madre, con il bisogno di
rappresentarsela e con lo sviluppo della simbolizzazione. Secondo
Fagioli (1981) la variazione del peso corporeo, guidata dal rilascio
di ormoni della crescita, risulta a sua volta correlata con una
buona organizzazione del sonno. Una relazione fra sonno e metabolismo
proteico è stata di recente dimostrata anche da studi sulla
ritenzione di azoto. La particolare presenza di rilascio ormonale
della crescita durante lo SWS ha avvalorato l'ipotesi che essa
stimoli in modo specifico la sintesi proteica necessaria per la
ricostruzione dei tessuti corporei e cerebrali, i quali si logorano
durante la veglia o nell'allestire materiale mneumonico. Horne
(1993) ritiene che lo SWS sia la componente fondamentale del sonno
"nucleare" e, da un certo momento in poi, sia indispensabile
per la reintegrazione delle strutture cerebrali, per regolare
l'andamento della temperatura corporea e del lavoro REM durante
il sonno. Così il sonno REM può svolgere un ruolo
fondamentale nello sviluppo cerebrale e delle sue funzioni.
Ma a che epoca le funzioni del sonno REM si configurano sotto
forma di immagini, così come sono vissute nel ricordo della
veglia? Sembra che ciò avvenga intorno al quinto mese in
seguito all'accollamento delle esperienze propriocettive con quelle
visive ed uditive. L'aumento della vigilanza cosciente coincide
certamente con la maggiore utilizzazione dello SWS durante il
sonno. La composizione del percetto che attiva la coscienza è
infatti di questo stesso periodo.
Secondo Aserinsky e Kleitman (1953) spesso durante il sonno REM
si verificano brevi risvegli e movimenti corporei capaci di frammentare
il sogno, facendo in modo che il ricordo del materiale che precede
il risveglio venga perduto. Maury ritiene invece che il sogno
venga addirittura costruito una frazione prima del risveglio.
Date queste incertezze non è possibile determinare la puntuale
presenza dei sogni durante il lavoro REM, né di sapere
se negli altri mammiferi esistano sogni durante il sonno REM.
Freud (1966-1980) ha distinto due tipi di contenuto delle attività
mentali durante il sogno, ossia i contenuti manifesti che si rivelano
come logica dei sogni, costruiti tramite complessi meccanismi
di condensazione e spostamenti, ed i contenuti latenti che sarebbero
manifestazioni di impulsi biologici di base del sistema nervoso.
Jung (1976) riteneva invece che i sogni avessero una funzione
di compensazione, capace di manifestare i richiami dell'inconscio
collettivo, adatti a permettere la realizzazione di istinti che
originano dai livelli più primitivi della natura, dove
la psiche parla per immagini. Cohen (1980) asserisce che i sogni
aiutano ad organizzare il pensiero, a classificare e selezionare
gli eventi del giorno, a depurare gli elementi da scartare. Kleitman
(1963) ritiene invece che il sogno può essere considerato
un compito primitivo dell'attività cerebrale, associato
durante l'evoluzione all'apparizione di immagini oniriche dell'attività
EEG del REM .
Anche Hobson e McCarley (1977) hanno considerato il sogno come
una variazione secondaria del sonno REM, vale a dire il sogno
sarebbe il risultato di uno sbarramento cerebrale da parte di
impulsi più primitivi del cervello che regolano l'attivazione
delle funzioni REM. Le esperienze sensoriali agiscono sul sistema
nervoso centrale e in particolare su alcune sue formazioni in
virtù della sua plasticità, determinandone l'organizzazione
sinaptica. La corteccia depura dai richiami istintuali e dai ricordi
immagazzinati, intessendoli insieme durante il sogno. L'incremento
del sonno sincrono indica che i sistemi sincronizzati già
presenti ed in parte attivi nel cervello dalla nascita, aumentano
la loro influenza con il passare dei mesi, per azione delle esperienze
sensoriali. Vogel (1983) ritiene che a questo punto del percorso
il sistema nervoso svolga un ruolo molteplice nell'attivare sia
le fasi non-REM quanto le immagini ipnagogiche ed ipnopompiche.
In realtà si potrebbe considerare che i sogni siano funzioni
derivate da un'attivazione secondaria della corteccia, con iniziali
sollecitazioni provenienti dalla lavoro REM controllato dal ponte
(FTG). Dato tale intrigo funzionale, il sogno può verificarsi
anche al di fuori del sonno REM, come durante l'addormentamento
e le fantasie.
Michel Jouvet (1975) ritiene che comunque qualsiasi comportamento
istintivo sia codificato geneticamente. Durante il sonno REM questo
repertorio di richiami ed i relativi codici vengono letti e riprogettati
all'interno del cervello. Qualora si renda necessario un adattamento
all'ambiente, è possibile che il codice venga elaborato
durante tale lettura e ricodificato. Infatti la privazione di
sonno REM diminuisce la capacità adattativa dei comportamenti
istintivi. Gli eventi del giorno sono classificati dal lavoro
REM ed i ricordi importanti vengono immagazzinati tramite la formazione
di nuove proteine e nuove reti di coniugazione nei centri che
detengono la memoria. Mentre i ricordi indesiderati sono trasformati,
destrutturati, eliminati oppure mantenuti fuori dalla coscienza.
Snyder (1963) ha potuto verificare che il sonno REM non solo
impedisce al sonno di diventare troppo profondo ma può
al contrario attenuare la sua suscettibilità qualora l'individuo
riesca a dormire profondamente in ambiente sicuro e protetto.
La privazione del sonno REM accentua i comportamenti istintivi,
l'aggressività, le tendenze esplorativo ed impulsive, l'appetito
alimentare ed il desiderio sessuale. Una regolare utilizzazione
del sonno REM può infatti liberare dalle eccessive pressioni
istintuali, stabilire una maggiore flessibilità dei comportamenti
e consente di occuparsi maggiormente di sé.
Le ipotesi correnti sul significato funzionale del sonno REM
si allineano oggi su due interpretazioni, la "teoria passiva"
che spiega la grande quantità di sonno REM come dovuta
alla mancanza di influenze inibitrici da parte della corteccia;
la "teoria attiva" sostiene che il cervello nel corso
dello sviluppo ha bisogno di sonno REM per crearsi stimoli autogeni
e potersi mantenere in stato di allerta. Snyder (1963) asserisce
che il sonno REM rappresenta un residuo ancestrale di arcaici
modelli funzionali del sistema nervoso dei mammiferi primitivi,
ora probabilmente estinti, e nei quali questo tipo di sonno era
molto abbondante ed importante per la regolazione degli equilibri
funzionali. Nei feti la maggior quantità del sonno REM
potrebbe essere soltanto un riflesso della ricapitolazione ontogenetica.
In questo contesto il sonno REM viene attivato dal tronco dell'encefalo
per controllare alcuni eventi omeostatici regolati dall'ipotalamo.
Per molti aspetti il sonno REM oltre che fungere durante il periodo
fetale come sostituto della veglia, ha il compito di regolare
il metabolismo emotivo, la regolamentazione dei bisogni., l'elaborazione
della memoria, la drammatizzazione dei contenuti tramite sogni
per immagini.
SONNO E REINTEGRAZIONE
Tutto il primo anno di vita è caratterizzato da rapide
modificazioni dell'organizzazione del sonno. Per esempio dopo
la nascita, il neonato si addormenta passando direttamente dalla
veglia al sonno REM, mentre al termine del primo anno di vita
l'addormentamento avviene quasi esclusivamente in sonno non-REM.
Numerose ricerche hanno provato un rapido aumento della quantità
del sonno non-REM o sonno calmo (SC) nel corso dei primi mesi
dopo la nascita, fenomeno più evidente durante la prima
parte della notte. In questa maniera la 3° e 4° fase
del sonno non-REM (lo SWS di Horne o sonno nucleare) acquista
un ruolo essenziale, tanto che nella privazione di sonno il suo
recupero diviene indispensabile per la funzione che assume nella
reintegrazione delle strutture cerebrali logorate dall'attività
della veglia, più di quanto serva il recupero del REM.
Molte caratteristiche EEG che distinguono il sonno non-REM dell'adulto,
quali i fusi, le onde delta, i complessi K, non compaiono durante
la fase fetale ma si rendono evidenti qualche settimana dopo la
nascita. Il complesso SWS si completa solo intorno al quinto mese
di vita. Il sonno non-REM per le sue caratteristiche ontogenetiche
ed ECgrafiche è denominato anche sonno calmo (SC) o transizionale.
Mi sembra importante segnalare che fino a quando il sonno non-REM
non è comparso con tutte le sue qualità funzionali,
la termoregolazione e molti altri meccanismi omeostatici non risultano
completamente maturi.
Numerose ricerche hanno suggerito che il sonno può influenzare
i processi di memoria. Infatti dopo privazione di sonno si dimostra
un peggioramento delle prestazioni mnestiche. Lo "sleep effect"
è più accentuato quando il sonno segue immediatamente
l'apprendimento. Quantunque la privazione di sonno REM riduca
i ricordi del materiale verbale e delle storie più di quanto
possa fare la privazione di SWS, tuttavia dipende dall'SWS l'aumento
della sintesi proteica. Il sonno SWS è perciò indispensabile
specie per la riparazione del logorio cerebrale. E' anche noto
che durante il sonno non-REM si verifica un aumento della secrezione
dell'ormone della crescita (hGH), dell'adrenalina, del cortisolo,
della prolattina, dell'ormone luteinizzante, dell'ormone follicolo-stimolante,
dell'ormone tireotropo e della sintesi proteica. Molti AA. sostengono
che durante il sonno non-REM il metabolismo rimarrebbe basso mentre
aumenterebbe la reintegrazione dei tessuti, ritenendo che nel
sonno vi sia una più ampia disponibilità di carica
energetica cellulare. I soggetti ipotiroidei hanno scarso o assente
SWS. Dopo un intenso esercizio fisico con aumento del metabolismo
si accelerano diversi processi, tutti legati al riscaldamento
corporeo che sembra sia il fattore ostacolante l'aumento di SWS.
VEGLIA E SONNO
L'organo che più risente del lavoro compiuto durante la
veglia è il cervello. Il primo suo bisogno è compensatorio;
serve dormire per riposarsi. Esiste però un bisogno ben
più importante che è il sonno nucleare, necessario
al recupero ed alla reintegrazione dell'attività cerebrale,
costituito essenzialmente da una abbondante fase 4. Alla fase
4 appartiene anzitutto l'attività delta ma anche espressioni
del sonno REM che svolge ruoli simili. Se aumenta la durata della
veglia, il sonno successivo si allunga. impegnando specialmente
la fase 4 o SWS., essendo la più implicata nel lavoro elaborativo
ed adattativo dopo le sollecitazioni provocate dalla veglia (Agnev
e Webb).
Intanto si può affermare che tutte le sere quando si va
a dormire, il passaggio più naturale dalla veglia al sonno,
avviene tramite una scissione regressiva che scolla le funzioni
immaginative da quelle propriocettive. L'addormentamento viene
ottenuto proprio con tale meccanismo di scissione che riporta
l'organizzazione nervosa a funzionare come nel periodo presimbolico.
Da qui la necessità del sistema nervoso di procurarsi
una funzione di sogno per immagini per ricollegare quegli stati
primitivi con il pensiero vigile.
Per spiegare questa sequenza sono state emesse numerose teorie,
ma nessuna di esse dimostra realmente ciò che avviene durante
la fase SWS, tanto che Webb giunge ad affermare che Il sonno non
è altro che una immobilità il cui scopo è
di occupare le ore improduttive del sonno. Tuttavia la correlazione
esistente fra durata della veglia e del sonno ha confortato l'ipotesi
di un incremento del calore durante la veglia ed insieme del metabolismo
cerebrale (CMR), nonché del flusso sanguigno cerebrale
(CBF) che invece il sonno tende a riportare in equilibrio. Il
fatto che durante il sonno REM il CBF aumenta a livelli superiori,
fino al 40% rispetto a quello della veglia, starebbe a dimostrare
il diverso compito assegnato alle funzioni REM e non-REM nella
regolazione fra inconscio e coscienza. Così il CMR diminuisce
durante il sonno non-REM in alcune aree della corteccia del 30%
in media.(Hubel, 1959). Pertanto la domanda di energia da parte
del cervello si sposta dai processi associati con un'elevata frequenza
di scarica dei neuroni, tipica della veglia, verso quelli che
facilitano l'incremento della sintesi proteica dei neuroni, delle
cellule gliali e della sintesi cerebrale dell'RNA, tipici del
sonno non-REM e dei processi di apprendimento.
E' inoltre accertato che le onde delta dello SWS vengano prodotte
dalla corteccia cerebrale delle regioni frontali ed assume connessioni
particolari con un aumento funzionale del sistema immunitario
e della secrezione di hGH. Si potrebbe allora spiegare come l'efficacia
della risposta immunitaria possa controllare quotidianamente la
buona salute fisica e psichica nel respingere un'infezione.
Sembra importante osservare che nei pazienti affetti da alcune
malattie psichiatriche che allontanano il soggetto dall'ambiente
rendendolo introverso, come avviene nella depressione grave e
nella schizofrenia, la quantità di SWS è molto ridotta
mentre aumenta il sonno REM ed il numero dei movimenti oculari.
In queste malattie i pazienti presentano una perdita di interesse
per il mondo esterno ed un umore preoccupato, da cui deriva una
diminuzione del lavoro cerebrale e dei processi di percezione
cosciente. La perdita di interesse per le attività quotidiane
tende ad associarsi ad una diminuzione quantitativa dello SWS.
I SOGNI NELL'OMEOSTASI e NELL'APPRENDIMENTO.
Freud asseriva che i sogni sono "la soddisfazione del desiderio
che fornisce una via sostitutiva per scaricare le emozioni represse
ed i desideri inconsci". Coen (1980) nel libro "Sleep
and Dreaming" sostiene che il sogno può non essere
solo il riflesso delle proprie ansietà, ma un processo
necessario per risolvere i problemi emotivi ed intellettivi. I
sogni possono aiutare ad organizzare i pensieri ed a selezionare
gli eventi del giorno. I sogni rappresentano la pulizia dei ricordi
irrilevanti del giorno precedente. Diversamente Hobson ha sostenuto
che il sogno è soltanto un fenomeno secondario del sonno
REM, ossia sarebbe il risultato casuale di uno sbarramento della
corteccia, ottenuto tramite coniugazione con immagini, da parte
di impulsi provenienti dalle parti più primitive del cervello.
Il sognare serve a stabilire un po' di ordine, liberando i ricordi
immagazzinati e che vengono tessuti insieme fra loro secondo una
trama filmica. La porzione caudale della corteccia cerebrale è
responsabile dell'attivazione dei sogni e risiede nella regione
del "ponte"
Secondo Jouvet, durante il sonno REM i comportamenti istintivi,
codificati geneticamente, devono essere iscritti nei comportamenti
possibili, resi intellegibili e verificabili. Vogel sosteneva
che la privazione di sonno REM diminuisce di fatto la capacità
di modificare i comportamenti istintivi, aumenta la sensibilità
ai diversi stimoli, riduce la paura ma incrementa l'aggressività,
l'impulsività e la tendenza ad esplorare. Il potenziamento
degli stimoli provenienti dal mondo reale ha come effetto un aumento
dell'SWS, il che stabilisce un certo tipo di recupero per il sistema
nervoso.
I compiti di apprendimento sono stati valutati da Smith durante
la privazione di sonno sia prima che dopo la prova. Quando la
privazione precede l'apprendimento i risultati sono stati dubbi,
quando invece la privazione di sonno REM è avvenuta dopo
l'apprendimento peggiorava significativamente la fissazione del
ricordo. La privazione di sonno REM tende quindi a deteriorare
il ricordo delle esperienze compiute.
L'immagazzinamento a lungo termine dei ricordi da parte del cervello
sembra mediato dalla sintesi di proteine della memoria, dopo un
immagazzinamento a breve termine sostenuto da una rete riverberante
di neuroni. Dallo studio del ricambio di RNA è stato dimostrato
che il consolidamento della memoria avviene durante il sonno REM.
Mi sembra interessante riferire gli studi compiuti da Morrison
(1983) sulla funzione REM degli animali mammiferi nei confronti
dell'uomo. Egli ha potuto osservare che nei mammiferi il sonno
REM è molto simile al tracciato EEG della veglia attenta.
Nell'uomo ed in altri primati superiori il tracciato del sonno
REM è invece simile allo stadio 1 del sonno e questo spiega
perché in passato il sonno REM dell'uomo veniva chiamato
"stadio 1 REM". Un altro valido indizio della parentela
esistente fra veglia e sonno REM deriva da una particolare attività
EEG, con frequenza theta di 7 Hz, derivata da una struttura cerebrale
molto arcaica, denominata ippocampo, la cui attività si
suppone sia quella di indirizzare l'attenzione su stimoli nuovi.
Analogamente alle funzioni ippocampali durante il sonno REM si
attivano fasi di scariche a raffiche sia di onde a punta ponto-genicolo
occipitali (PGO) che si propagano a porzioni del sistema visivo,
sia raffiche analoghe di attività dei muscoli dell'orecchio
medio, definite MEMA (middle ear muscle activity). Queste varianti
del sonno REM hanno tutte il significato di attivazione delle
risposte di vigilanza.
ELABORAZIONE SIMBOLICA IN STATO IPNAGOGICOSIMILE
A tale riguardo è importante ricordare una ricerca elaborata
da Bertini (1964) in collaborazione con Witkin e Lewis. Le caratteristiche
di questa procedura si centrano nella induzione di una condizione
di ridotta vigilanza e con la comparsa di una fenomenologia regressiva,
con le caratteristiche del pensiero simbolico, che presuntivamente
si colloca fra la veglia ed il sonno.
La tecnica consiste nella imposizione, mediante cuffia biauricolare,
di un suono cosiddetto bianco e nell'applicazione di due semicoppe
di celluloide bianca sopra agli occhi così da stabilire
un campo omogeneo di suono e di luce diffusa. Con questa procedura
si assiste alla comparsa di un'accentuata sonnolenza, con disorganizzazione
del pensiero, perdita della percezione del tempo, presenza di
pseudo allucinazioni di tipo prevalentemente visivo e in qualche
tratto di tipo acustico e corporeo. La trance ipnotica è
una riproduzione simile a questo stadio. Di conseguenza da tale
procedura affiora una elaborazione associativa di immagini e di
contenuti rilevanti, correlata ad uno stato d'animo preconscio,
che affiora simbolicamente in verbalizzazioni particolarmente
ermetiche.
Subito dopo che i soggetti dell'esperimento assistono alla proiezione
di un film con scene dettagliate e ricche di contenuti provocatori,
essi vengono fatti distendere su appositi lettini, sotto la sorgente
di una luce rossa e sottoposti alla procedura. Il compito richiesto
è di parlare di continuo durante tutto il periodo su cui
insiste l'influenza di queste particolari condizioni sperimentali.
I brani della verbalizzazione che in questo modo vengono raccolti,
possono essere così ascoltati, analizzati e confrontati
sia sul versante psicologico che psicofisiologico.
Il procedimento induce e mantiene la possibilità di osservare
continuamente l'evolversi delle tracce associative dei processi
simbolici primari e perciò subconsci. Gli AA. hanno altresì
individuato nei soggetti in esame precise caratteristiche di personalità
sollecitandoli ad uno stato di continua produzione allucinatoria
di tipo sonnambolico nell'ambito visivo, acustico e somatico.
Con tale finalità la procedura in parola può essere
impiegata in una gamma assai vasta di indagini clinico-sperimentali.
C'è da precisare che questa procedura essendo induttiva
si allinea fra i derivati dell'ipnosi, ossia delle trance ottenute
per mezzo di ipnotismo suggestivo, strumentale ed estremamente
direttivo. Tale prospettiva risulta particolarmente adatta all'elaborazione
simbolica del materiale contenuto nel subconscio. La psicoanalisi
ha portato un contributo interessante alla comprensione dei processi
di simbolizzazione, ai loro dinamismi ed alla scoperta della loro
fenomenologia subconscia. L'analisi dei simboli ha permesso di
confermare tutti quei meccanismi di allestimento cui incorre il
materiale onirico, quali la condensazione, lo spostamento, la
dislocazione, l'inversione negli opposti.
Circa le differenze individuali appaiono importanti i risultati
del diverso comportamento nella réverie della struttura
conoscitiva dei soggetti. Questi possono essere considerati "field
dependent" quando siano di tipo meno differenziato, oppure
"field independent" qualora siano di tipo più
differenziato. Nei dipendenti dal campo la valutazione di qualità
dell'attività mentale è di tipo pensiero-simile
od onirico-simile con manifesta tendenza verso la dipendenza dagli
stimoli provenienti dal campo. Gli indipendenti dal campo conservano
invece una chiara autonomia di comportamento, una capacità
di controllo puntuale sugli stimoli provenienti dal campo, un'attitudine
a produrre i loro discorsi secondo un andamento logico di ideazione
strutturata ed obiettiva.
Di conseguenza i soggetti campo dipendenti risultano molto influenzati
dal procedimento ipnagogico, essi esprimono in questa situazione
il massimo di produzione allucinatoria, si comportano quasi siano
avvinghiati all'allucinazione, ossia in assenza di un campo di
riferimento esterno essi tendono a creare quella situazione sotto
forma immaginativa interna. La condizione che i campo dipendenti
utilizzano dimostra di avere una funzione assimilativa, tanto
che essi presentano una certa difficoltà a differenziare
i percetti dalle semplici rappresentazioni. Inoltre costoro subiscono
il grande fascino della stimolazione iniziale e non si accorgono
dei cambiamenti che seguono. Questi soggetti ricordano poco i
sogni della notte precedente e quando ricordano il loro pensiero
è omogeneo, povero di contenuti, di variazioni ed articolazioni
bizzarre, è invece più ricco di emotività.
La maggiore suggestionabilità dei campo-dipendenti espone
costoro a subire il fascino dell'induzione e del significato dell'esperienza,
essi sono coinvolti dalle parole che un operatore rivolge loro.
Nelle loro comunicazioni essi accolgono incondizionatamente le
conclusioni dell'operatore. Pertanto il loro rapporto si intesse
moltissimo con le parole e la dipendenza da chi induce e mai riescono
autonomamente ad approfondire il livello delle proprie indagini
fino all'inconscio. Il tracciato EEG dei campo dipendenti dimostra
la presenza di una accelerazione nella frequenza di onde beta,
esaltata oltre misura (più di 40 al secondo).
IPNOSI, SUGGESTIONE E TRANCE
Nei rapporti fra coscienza ed inconscio esiste una particolare
disposizione, a doppia viabilità, nel tradurre l'informazione
da un livello all'altro. Bernheim (1886) ha considerato la suggestione
come un processo di trasformazione di una idea ricevuta nella
sua messa in esecuzione. Nel soggetto ipnotizzato vi è
la trasformazione dell'idea in azione, sensazione, movimento,
visione, ascoltazione, tutte risposte compiute così rapidamente
ed intensamente che il controllo e l'inibizione intellettuale
non fa in tempo ad agire. Il meccanismo della suggestione, così
largamente presente in ipnosi, è nient'altro che la capacità
di capire e partecipare intensamente i significati dei messaggi,
tanto da dipendere dai riflessi ideo-motori, ideo-sensoriali ed
ideo-eccitatori.
In tal maniera, la mente conscia dimostra una grande disposizione
all'elaborazione simbolica, alla codificazione e trasmissione
dell'informazione, estesa a tutta la rete organizzativa della
propria interiorità psico-somatica. La capacità
di entrare in ipnosi profonda rappresenta una variabile importante
in questo processo di trasduzione dell'informazione, di ricezione
e di vissuto dei suoi significati. L'ipnosi si svolge fra una
persona che induce lo stato e trasmette l'informazione ed un'altra
persona che riceve i messaggi e li vive. A coniugare questa possibilità
c'è lo stato di trance. L'ipnosi è uno stato di
trance ottenuto tramite ipnotismo. Gill e Brenman (1959), parafrasando
una interpretazione di Kriss, riguardante i meccanismi psicologici
di apprendimento, ebbero a paragonare l'ipnosi ad una regressione
adattativa dell'Io al servizio dell'Io. Questo può valere
unicamente per la trance.
La sequenza delle definizioni storiche circa le maniere di intendere
l'ipnosi ha da sempre condizionato le interpretazioni sulla sua
natura, al punto di ritenere che ogni stato di trance fosse ipnosi.
Questo malinteso è risultato estremamente lesivo poiché
ha disorientato per molto tempo le interpretazioni e le ricerche
su questo importante fenomeno.
Solo in tempi più recenti è stato possibile formulare
altre spiegazioni, specie per quanto riguarda le condizioni che
regolano la trance autogena. In particolare il Training Autogeno
di Schultz ha avuto il merito propositivo di iniziare una discussione
sulle differenze fenomenologiche che distinguono l'ipnosi dai
principi dell'autogenia. Tuttavia il tentativo ha finito per ricalcare
gli aspetti dell'ipnotismo sul piano esecutivo. Schultz, nella
introduzione al suo trattato, ha ammesso che le frasi da recitare
nei suoi esercizi altro non sono che formule ideomotorie e suggestive.
I lavori successivi, condotti da Piscicelli, hanno potuto utilizzare
procedure e metodi di trance autogena depurati dalla suggestione.
TRASDUZIONE AUTOGENA DELL'ESPERIENZA
Una serie di ricerche iniziate con le indagini anatomiche da
Papez (1937)e poi di neurofisiologia da Selye (1936), hanno culminato
in una teoria che interpreta la maniera in cui gli stress psicofisici
si trasducano in problemi psicosomatici mediante il rilascio di
ormoni dell'asse ipotalamo-pituitario-surrenalico del sistema
endocrino. Selye ha definito questo processo di trasduzione "sindrome
generale di adattamento". Contemporaneamente Papez dimostrava
che l'esperienza mentale viene trasdotta nelle tipiche risposte
fisiologiche delle emozioni tramite un circuito di strutture cerebrali
che si iscrivono nel sistema limbico-ipotalamico, corrispondente
quindi al principale trasduttore psicofisico dell'informazione.
Infatti le cellule secretorie all'interno dell'ipotalamo dimostrano
di poter funzionare come trasduttori molecolari dell'informazione
convertendo gli impulsi neurali, codificati dalla mente, in molecole
ormonali messaggere del sistema endocrino che regola l'organismo
nei suoi funzionamenti. Con questo sistema si dimostravano correlati
i centri del piacere e del dolore, dell'aggressività e
dei legami affettivi, dell'attacco e della fuga, degli ormoni
corticoidi secreti dalle ghiandole surrenali, capaci a loro volta
di influenzare il sistema immunitario tramite immunotrasmettitori.
Si aggiungeva allora un altro campo di ricerca per indagare i
fenomeni riguardanti la trasduzione fra mente e corpo. Oggi si
può riconoscere questo compito al sistema reticolare attivatore
ascendente (SRAA) studiato da Moruzzi e Magoun (1949). Tale sistema,
situato nel tronco encefalico, riceve le informazioni sensoriali
da tutto il corpo ed agisce anche da filtro e coordinazione, trasmettendo
al cervello soltanto le informazioni nuove ed interessanti. Questo
sistema ha la capacità di rimanere sempre desto e di stare
all'erta. Il dispositivo ha la propria sede nel locus coeruleo
dell'area del ponte, la cui base psicobiologica si fonda sull'attività
di un gruppo di neuroni che contengono noradrenalina. Tale centro
comunica anche con il sistema limbico-ipotalamico che integra
la memoria ma anche interagisce con molte aree della corteccia
cerebrale.
Il "locus coeruleus" trasduce perciò gli stimoli
insoliti in una intensificazione dell'attività psicobiologica.
Quando però le situazioni diventano monotone e ripetitive
esse fanno diminuire l'attività del centro e ciò
conduce al rilassamento oppure al sonno. Jouvet (1975) ha scoperto
i rapporti intessuti fra locus coeruleus e meccanismi del sogno
ritenendo che questo rapporto sia alla base del processo di integrazione
fra sogno e comportamenti genetici, fra mente e corpo, fra schemi
di comunicazione e guarigione psicofisica.
Successivamente Achterberg (1985) ha fornito dimostrazioni sulla
regolazione che intercorre fra mente-corpo e l'omeostasi delle
funzioni vitali. L'A. ha evidenziato come le vie responsabili
di tali funzioni siano le stesse che regolano le coniugazioni
esistenti fra il ponte, il sistema limbico-ipotalamico, la corteccia
frontale e l'emisfero destro. Lo sviluppo completo di questo sistema
si compie entro i primi sette anni della vita.
MEMORIA ED APPRENDIMENTO
I meccanismi che regolano l'apprendimento e la memoria vengono
oggi cercati prevalentemente nella trasduzione che agisce fra
mente-corpo ed area limbico-ipotalamica. Gli studi di McGaugh
(1983) hanno accertato come l'apprendimento e la memoria siano
influenzati e regolati da alcuni ormoni ipotalamici, quali la
corticotropina, l'adrenalina, la vasopressina ed i peptidi oppioidi.
Gli effetti sulla memoria da parte della stimolazione dell'amigdala
e dell'ippocampo (sezioni del sistema limbico) possono sollecitare
la secrezione di adrenalina nel surrene. Si organizzano così
informazioni crociate ed integrate fra centri limbico-ipotalamici,
aree visive e percettive, la corteccia frontale e le risposte
della periferia corporea (Mishikin, 1982). Queste ricerche stanno
fornendo una base sperimentale molto fertile alle metodologie
da applicare per facilitare le psicoterapie. L'acquisizione di
informazioni e di conoscenze di un sistema di memoria autoregolato,
richiede dunque l'evoluzione di un circuito cortico-limbico-talamico.
Così i processi di trasduzione autoriflessiva dell'informazione,
dell'apprendimento e della memoria appaiono come la base psicobiologica
della regolazione autoguidata e della comunicazione mente-corpo.
Si può quindi affermare che il luogo della memoria risieda
nei nuclei della base cerebrale ed abbia natura inconscia.
APPRENDIMENTO STATO-DIPENDENTE
Braid già dalla metà del secolo diciannovesimo
aveva descritto cosa si intende per "stato-dipendente"
e per stato alterato di coscienza, condizioni che permettono l'ipnosi
e la guarigione psicofisica. Egli asseriva che il termine ipnotismo
dovrebbe essere riservato a quei casi in cui quando la persona
si sveglia non ha il ricordo di ciò che è avvenuto
durante il sonno. L'ipnotismo comprende solamente quelle condizioni
in cui si attiva ciò che finora è stato definito
stato di coscienza sdoppiata, condizione che sostiene una speciale
amnesia reversibile, la cui memoria può essere recuperata
qualora il soggetto torna a vivere l'esperienza in quel medesimo
stato. Questa stessa dissociazione è stata considerata
da Janet una delle principali cause della psicopatologia. Inoltre
la dissociazione si può produrre spontaneamente nel momento
dello stress, seguendo gli stessi meccanismi che instaurano lo
stato di dipendenza dell'ipnosi. Comunque un grave stress può
provocare invariabilmente una alterazione dello stato, identificabile
come una forma di trance spontanea (David Cheek, 1969)).
LA TRANCE.
Il fatto che la trance si produca spontaneamente nei momenti
di stress fa pensare che questo fenomeno sia una conseguenza di
un certo stato nel quale si attiva un modo arcaico di apprendere
e di evocare, distribuito a più strati dell'organizzazione.
Esempi di tali esperienze possono essere i funzionamenti di flashback
e di déjà vu. Ciò dimostra che esistono diversi
livelli di consapevolezza, a secondo della modalità con
cui i soggetti sono stati sollecitati o provocati, come pure si
può postulare che fra l'organizzazione della coscienza
e dell'inconscio esistano diversi repertori fenomenologici dell'esperienza,
spesso modulati differentemente e non comunicanti fra loro. Ognuno
di questi livelli può porsi come struttura di una suscettibilità
attitudinale, di possibili esistenze multiple, con un ventaglio
di disponibilità che va dalla creatività del pensiero,
alle manifestazioni artistiche, religiose, psicotiche e amorose,
da una réverie all'altra, da una trance all'altra.
Quella che sembra una continuità della coscienza nella
comune consapevolezza quotidiana è in realtà un'illusione
precaria, resa possibile unicamente dai nessi associativi che
esistono. Vale a dire il quotidiano stato di consapevolezza o
di coscienza si dimostra in realtà costituito da abituali
ricordi e comportamenti consociativi che emergono. La creatività
di cui godiamo nell'arte, nella scienza e nella vita di tutti
i giorni, è vera e propria creazione di quei modelli che
ci sembrano abituali. Per cui ciò che di solito si definisce
un'intuizione è nient'altro che il contenuto di un infiltrato
che è riuscito a commistionarsi con le categorie della
coscienza.
Il modello concettuale che fa riferimento alle fasi evolutive
dell'epigenesi, pone la "fusione" come l'istanza da
cui inizia ogni apprendimento. Da questa fase dipende, per tutta
la vita, l'attitudine ad apprendere ed a comunicare proposizioni
affettive e di contenuti. Queste facoltà hanno dunque bisogno
di fare anche da spola e da riferimento ai fenomeni più
primitivi dell'assimilazione. L'essere umano deve costantemente
far ritorno alle situazioni dello stato primitivo, sia quando
apprende o cerca ricordi, ma anche quando egli non è in
grado di coscientizzare tali meccanismi poiché essi hanno
strutture inconsce. Ogni sera, quando la persona si abbandona
alla fase 1 del sonno, all'addormentamento, succede come se si
azionasse un incremento del sonno REM ed un ritorno alle funzioni
nervose neonatali. La trance attiva queste medesime condizioni
primitive dell'esperienza, ossia scinde l'accollamento che si
è determinato durante lo sviluppo fra le funzioni visive
e le propriocezioni. La trance disinibisce perciò le strutture
filogeneticamente antiche dal controllo neo corticale e promuove
esperienze altrimenti irrealizzabili in stato di vigilanza. Si
avvia così una intensa esperienza propriocettiva e fusionale
che porta, durante le ulteriori fasi del sonno, a funzioni psicosomatiche
digestive, assimilative e di metabolizzazione, adatte alle condizioni
omeostatiche inconsce quanto agli equilibri richiesti dall'ambiente.
La trance perciò si attiva durante ogni momento di intensa
sollecitazione emotiva, come durante gli stress, in ogni partecipazione
affettiva, nell'innamoramento, nell'orgasmo, nell'apprendimento,
in ogni scissione fra immagini e sensazioni somatiche, nel vissuto
di disagio e di malattia psicosomatica, nella riviviscenza e nel
recupero di memorie del passato, in ogni illuminazione, intuizione
ed esumazione archetipica, nella meditazione, nella preghiera,
nell'identificazione, in ogni intenso vissuto somatico di peso,
di calore e di contatto.
Evans (1972) ha osservato come in trance il ritmo alfa presenti
un comportamento paradosso. Esso si desincronizza e scompare sia
in colui che si sveglia e torna attento alle attività
cognitive-percettive, sia nel soggetto sveglio, in via di rilassamento,
man mano che tende a diventare sempre più sonnolento. In
confronto con tali parametri il ritmo alfa dimostra di seguire
un comportamento a forma di U. Se si considera il ritmo alfa come
manifestazione di una relativa inattività funzionale della
corteccia, l'attivazione di una particolare area cerebrale si
accompagna ad una diminuzione della quantità di ritmo alfa.
Così la maggior parte dei soggetti destrimani presenta
una maggior quantità di alfa nell'emisfero destro rispetto
al sinistro. Più la trance è autogena maggiore è
l'attivazione del ritmo alfa dell'emisfero destro. Da tale confronto
si può dedurre che vi è un'attivazione emisferica
sinistra durante compiti verbali di ipnosi, mentre vi è
una maggiore attivazione destra durante la trance autogena ed
i compiti coperti, cioè non verbali e non agiti.
Le ricerche di McGaugh (1983) dimostrano che gli ormoni secreti
durante tutti questi avvenimenti modulano l'apprendimento e la
memoria nel sistema limbico, in particolare nell'amigdala e nell'ippocampo,
tramite il rilascio di neurotrasmettitori del sistema ipotalamo-pituitario-endocrino,
gli stessi ormoni che si mobilitano in caso di fenomeni psicosomatici
correlati con lo stress.
TRANCE AUTOGENA COME MIMESI DELL'ADDORMENTAMENTO
Alcune importanti considerazioni hanno spinto a cercare modalità
di attuazione della trance necessaria ai fini terapeutici, che
fossero scevre da quelle componenti negative presentate dalla
trance sotto suggestione ipnotica. Grava sulle procedure ipnotiche
la difesa dalla succubanza, recepita come protezione dell'integrità
dell'Io. Il risultato è l'attivazione di tutta una serie
di resistenze capaci di impedire la libertà dell'esperienza.
Inoltre una trance ottenuta attraverso l'induzione ideomotoria,
verbale o non, comunque fa riferimento ai processi simbolici subconsci
e nega la possibilità di attivare l'ambito presimbolico
delle esperienze inconsce.
La trance autogena ha invece una formula di accesso ampiamente
personale e può essere enunciata in diversi modi, comunque
assecondando le disposizioni più naturali dello stesso
soggetto a rilassarsi e scindersi nell'addormentamento. La trance
autogena inizia con un esame interiore dei propri sistemi di apprendimento,
memoria e comportamenti inerenti allo stato stesso di trance.
La persona che intende realizzare la trance indirizza la propria
attenzione su un esercizio di visualizzazione della propria immagine
corporea per una breve durata di tempo (1-2 minuti). Subito dopo
il soggetto abbandona questo impegno e si dirige alla raccolta
delle sensazioni propriocetive del corpo, quel corpo che poc'anzi
immaginava, quindi procede alla ricerca delle proprie sensazioni
di peso sui piani di appoggio del corpo sulla poltrona, alla verifica
del rilassamento dei muscoli sottostanti, del calore, delle sensazioni
fusionali e di pienezza interna, provenienti dall'esperienza del
con-tatto. A questo punto il soggetto si trova immerso in propriocezioni
di torpore e di addormentamento muscolare dilagante, che ben presto
investono anche la mente conscia. Si evidenzia allora un funzionamento
mentale inconscio che lentamente si amplifica, assimila la voce
dell'operatore, si automatizza, si rivela mancante di aspetti
temporali, ossia un archivio estremamente ricco di dati di memoria,
di facoltà evocative fatte di immagini, sensazioni somatiche
e viscerali le più varie, nonché ricco di intuizioni
ed illuminazioni.
La chiusura degli occhi intensifica la produzione di onde alfa
e quindi di onde theta nel cervello, le quali si associano con
l'esperienza di intuire, sentire ed immaginare in maniera costruttiva
ed associativa con il sistema limbico ipotalamico, con la corteccia
centrale e con i processi dell'emisfero destro. Appena le palpebre
si chiudono, spesso si nota una loro vibrazione frequente che
testimonia una valida attitudine a sperimentare la trance profonda
(Spiegel e Spiegel,1978). Specie se il soggetto osserva alcune
regole procedurali, si verifica allora una propensione ad autoesaminarsi.
Può essere una buona regola far precedere la trance da
un esame retrospettivo della propria storia e della natura dei
problemi. Accade spesso che con il subentrare della trance il
soggetto ben presto sperimenti alcune intuizioni e ciò
si accompagna a spontanee remissioni parziali dei sintomi di cui
soffre.
STEREOELETTROENCEFALOGRAFIA IN TRANCE
La SEEG è una registrazione dell'attività elettrica
di strutture cerebrali profonde, mediante l'inserimento di elettrostimolatori
multipolari, impiantati stereotatticamente nei nuclei limbici,
quali sono l'amigdala, il corno di Ammone ippocampale bilaterale,
la corteccia cerebrale ed altre aree ritenute interessanti. Così
durante la trance è stato possibile osservare un significativo
aumento dell'attività alfa e theta (Talairach e Coll.,1974).
Il risultato più interessante di questa ricerca ha dimostrato
che durante la trance l'attività di fondo del tracciato
SEEG era caratterizzata dalle tipiche modificazioni delle fasi
1,2,3,4 del sonno e del sogno, mentre in stato di ipnosi il tracciato
si presentava sostanzialmente difforme, con riduzioni dell'attività
lenta ed aumento della frazione sensorimotoria del ritmo beta.
La stimolazione del corno di Ammone sinistro tendeva a produrre
risveglio, mentre a destra determinava un approfondimento dello
stato di trance. Il ruolo preminente dell'amigdala si delineava
con effetti di risveglio, mentre l'ippocammpo confermava un ruolo
opposto, vale a dire una prevalente funzione inibitoria e di rilassamento.
Pertanto sembra possibile postulare che la trance sia mediata
da una bilancia dinamica fra due importanti strutture limbiche,
l'ippocampo con funzione potenziante sullo stato di trance, e
l'amigdala con funzione antagonistica.
TRANCE E GUARIGIONE AUTOGENA
Senza alterare la natura autogena della guarigione, si può
legittimamente sollecitare il soggetto a cercare l'uso delle capacità
che la propria mente inconscia possiede, che può usare
come utile risorsa per cambiare l'andamento della propria reattività
e del proprio stile di vita. Di solito questa procedura rimane
un lavoro interno, silenzioso e privato che l'individuo compie
(Piscicelli, 1995).
Qualche volta il terapeuta potrebbe ritenere necessario sollecitare
il soggetto a fare esperienza intenzionale di un sintomo invece
di resistergli. In questo caso qualora si provochi una manifestazione
sintomatica, si può annullare gli aspetti dissociativi
ed involontari dipendenti dai conflitti automatizzati, vale a
dire si annulla ciò che ordinariamente viene etichettato
come sintomo di una malattia (Rossi, 1986). . Altre volte si può
invitare il soggetto a verbalizzare le sue esperienze inconsce,
ben sapendo che così ci si immette immediatamente in un
settore dell'organizzazione simbolica, la cui natura è
prevalentemente subconscia.
Quando invece si osserva rigorosamente la procedura ortodossa
dell'analisi autogena dell'inconscio, può risultare utile
saper riconoscere la presenza indiretta di alcuni segnali somatici
spontanei che il soggetto manifesta e che mostrano i ruoli impliciti
nell'attività interiore, dipendenti dalla situazione di
stato in cui l'inconscio si dimena. Fra i segnali che possono
dimostrarsi orientativi risultano particolarmente interessanti
il rallentamento del battito cardiaco, della respirazione, della
deglutizione, la tonicità dei muscoli del viso, la reattività
motoria generale, le distorsioni percettive, la presenza di lacrimazione,
i mutamenti delle pupille, la possibile amnesia ed anestesia,
le manifestazioni di sonno profondo.
Tutto questo potrebbe dare la sensazione di poter gestire il
proprio destino, di fatto esso rappresenta soltanto l'utilizzazione
del migliore adattamento nel trasformare il proprio futuro accedendo
alle proprie risorse interne. Il quadro problematico attuale dell'individuo
può quindi subire un nuovo orientamento lungo l'intera
linea di utilizzazione delle risorse che la natura ha concesso
(Gendline, 1976).
Fra i maggiori studiosi della psicologia del profondo che hanno
utilizzato la trasduzione intermodale dell'informazione mi piace
ricordare C. G. Jung (1933). Egli affermava che è nell'intensità
del disturbo che si trova l'energia di cui il paziente dispone
per eliminare le condizioni che portano alla malattia. Per impadronirsi
dell'energia dislocata nei posti sbagliati si può estrapolare
l'affetto unitamente a tutte le fantasie che ad esso si riferiscono,
lasciando poi campo libero per ricreare un possibile ordine vitale.
L'affetto, prima sprovvisto di relazioni, diventa ora una rappresentazione
più o meno chiara ed articolata. Questo è l'inizio
della funzione trascendente, ossia della cooperazione tra dati
inconsci e proposizioni consce. Si sviluppa allora un'immagine
interiore, fantasmatica, di natura ipnagogica che dovrà
essere fissata e tradotta in parole. In questo modo il paziente
genera tutti quegli insight che sono necessari a facilitare ulteriormente
la soluzione dei problemi.
Il soggetto che esce dalla trance spesso non sa cosa gli è
accaduto. Quando dovessimo chiedergli un resoconto verbale di
questa sua esperienza egli si sente disorientato, rispondere compiutamente
gli è possibile solo dopo un numero sufficiente di esercizi.
LA CONSEGNA
Una volta che il soggetto accede all'origine del problema di
ciò che lo rende sofferente, egli chiede al suo inconscio
di elaborare le possibili soluzioni da adottare.
A questo punto, l'opera svolta dalle funzioni SWS può
dare delega di proseguire il lavoro trasformativo alla funzione
REM ed ai sogni. Ogni notte, per una media di cinque volte, i
sogni procedono ad un lavoro adattativo e trasformativo di grande
efficacia, ossia coniugano le funzioni SWS con quelle REM.
Bibliografia