Essere e vivere le diversità

Kappa Ed., Roma, 1999 L. 25.000

Dall'introduzione

di Maurizio Palomba*

Nel trattare questa introduzione partirò innanzi tutto da me e, attraverso alcune mie esperienze personali e riflessioni, proporrò in un'ottica complessiva, l'intento di questo testo e, sinteticamente, esporrò gli argomenti dei saggi. In questa linea d'intervento tendenzialmente umanistica spero proprio di trovare il modo di esprimermi al meglio.

Ho sempre avuto l'abitudine di annotare l'anno d'acquisto direttamente sulla prima pagina di un libro che leggevo. Era il 1977 e avevo 17 anni quando acquistai, in edicola, una prima edizione tascabile della Newton Compton Editori; erano gli anni in cui la mia curiosità era a dir poco morbosa per tutto ciò che riguardava la sessualità (a quei tempi si leggevano anche testi divulgativi come, per esempio, 'Cos'è la psicologia' di Pierre Dàco, oggi ristampato nell'ennesima edizione economica).

Il libro in questione uscì nel 19O5 e fece, all'epoca, grande scalpore sul piano scientifico e un generale scandalo. Avrete capito che mi sto riferendo ai 'Tre saggi sulla sessualità' del famoso quanto osannato, bistrattato e spesso mistificato Sigmund Freud (sono comunque più di cento anni che si parla ancora di lui, anche se qualcuno ha scritto che bisognerebbe cominciare a dimenticarlo). Questi 'tre saggi' davano per la prima volta una possibile lettura dello sviluppo psicosessuale partendo è vero, dalle aberrazioni, per arrivare però a descrivere un modello di sessualità infantile, fino allora considerata inesistente, asessuata e, in questo senso ad esporre la teoria della libido fino alle trasformazioni della pubertà. Sin dalle prime pagine si affrontava il tema dell'omosessualità e della bisessualità e finalmente per me (sempre alla ricerca della mia identità, con le mie forti pulsioni omosessuali, con i miei innamoramenti non corrisposti, forse perché rivolti ad eterosessuali) si apriva il per una lettura e autolettura, anche se in chiave patologica, di una possibile collocazione della mia sessualità: comunque ero finalmente contemplato da qualche parte, descritto e addirittura potevo conoscere un perché!

Notoriamente il primo passo per l'accettazione di sé e dell'eventuale cambiamento è la consapevolezza di come si è e, accettando la "deviazione" non solo 'esistevo', ma a quel punto potevo fare qualcosa; certo non la psicanalisi, costosa e non esisteva, probabilmente, neanche un qualche straccio di psicanalista (pur selvaggio) nel mio piccolo paese di provincia. Una qualche spontanea convinzione che faceva parte del mio essere e albergava nelle mie profonde e contorte viscere (in quegli anni soffrivo anche di colite) mi diceva che non era la 'guarigione' che cercavo quanto, piuttosto, una conferma che potevo amare gli uomini se sentivo la cosa naturale e sana per me (in questo orientamento è stato più facile riconoscere il freudiano 'oggetto sessuale'; era il 1979 ed ero follemente innamorato, stavolta corrisposto, di un coetaneo liceale alto, tra l'altro, m 1.91; la colite intanto era passata).

L'adolescenza (quella eterosessuale), dove ordinariamente si dispiegano folli love-stories era saltata, by-passata, ma poi, ancor oggi, mi accorgo che non è finita del tutto e forse non finirà mai.

Tuttavia i tempi stavano cambiando e anche in Italia si sentiva parlare di rivoluzione omosessuale (erano già trascorsi alcuni anni dai primi articoli sull'omosessualità di Massimo Consoli), del FUORI che cominciava a scendere in piazza, di movimento politico nel partito Radicale e poi, dagli anni '80 di associazionismo, con l'Arcigay e diverse altre. Da qui l'omosessualità di oggi, che sicuramente ha ancora molta strada da fare, come anche la psicologia in questo settore. Grazie anche alle esperienze di movimento americane, nonché agli studi e ricerche in questo campo che l'omosessualità, è andata via via modificandosi, attraversando molte spinose e controverse questioni sia sul piano scientifico - la cancellazione dell'O.M.S. Organizzazione Mondiale della Sanità dall'elenco delle patologie - sia sul piano sociale con le attuali rivendicazioni dei diritti civili, richieste oggi a gran voce non solo dai gay e dalle lesbiche, ma da tutti coloro che si sentono e si vivono diversi rispetto ad una maggioranza che tende ad essere repressiva e omologante. In fatto di pregiudizi il cammino è ancora lungo, e a vecchi pregiudizi se ne aggiungono di nuovi, tuttavia la visibilità, il coming out, anche attraverso i mass media hanno prodotto notevoli cambiamenti di mentalità soprattutto fra i giovani (gli adulti di domani), come sempre meno propensi ad etichettare e più aperti alle diversità.

In questo mutato contesto italiano, anche se influenzato dal forte e sempre presente atteggiamento della chiesa cattolica e dalle repressive gerarchie ecclesiastiche, si colloca il nostro lavoro, che non vuole spiegare l'omosessualità, ma farla conoscere, testimoniarla professionalmente e con i relativi intrecci personali, in una prospettiva di benessere e salute, mettendo in evidenza non le aberrazioni, bensì gli aspetti dell'umano essere che, anche se attraversati da immancabili momenti di disagio e d'incomprensione, costituiscono la "normalità" della diversità. Un'omosessualità affermativa, dunque propositiva, dove la psicologia umanistica ben si colloca nel promuovere le scelte esistenziali di ciascun individuo senza apporre giudizi e senza incasellamenti psichiatrici e/o nosologici; una diversità che esprime contenuti, risorse e contributi utili allo sviluppo di una società che sia fondata sul rispetto e sulla tolleranza, se per quest'ultima intendiamo ascolto e comprensione. Occupandomi professionalmente di omosessualità da diversi anni, sto percorrendo la mia strada, ho vissuto relazioni indimenticabili, e continuo a crescere sia personalmente sia professionalmente pur con le gioie (e i dolori) che la vita riserva a ciascuno di noi. Con molto piacere misto a quell'orgoglio, forse un po' démodé, tutto interno al background omosessuale (gay pride per gli addetti ai lavori) che mi offro a curare la stesura e ad introdurre questa raccolta di saggi.

Certamente siamo, io e i miei colleghi, consapevoli di una carenza di informazioni sulla realtà lesbica, anche se il nostro approccio mira alla persona più che al genere (tutte le esperienze sono limitate!), con tutti gli svantaggi per una più ampia e olistica comprensione della realtà omosessuale. Speriamo che in futuro ci possano essere collaborazioni di professioniste lesbiche, possibilmente 'visibili', all'interno del nostro istituto.

I "cinque saggi sull'omosessualità" non ambiscono a proporre nuove e originali teorie, né a creare scalpore (il periodo 'esibizionista' di gaia visibilità forse è in parte superato, almeno per me) né a rivoluzionare la psicologia accademica. Gli scritti testimoniano un tentativo di incontro fra una psicologia che non si vuole chiudere nei laboratori di ricerca e negli studi privati di consultazione e una complessa realtà sociale che ad essa prospetta dei problemi.

Vogliono perciò essere uno studio e uno stimolo di riflessione su una realtà spesso poco conosciuta e un approfondimento, sul piano psicologico e psicosociale, delle tematiche più incisive che omosessuale incontra per potersi riconosce, definire, per esistere con la sua diversità: amare, lavorare/realizzarsi, integrarsi nel sociale, appartenere ad una comunità; questi sono i contenuti trattati nei cinque saggi che qui introduco brevemente."

A.S.P.I.C. Counseling & Cultura

Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell'Individuo e della Comunità

ISTITUTO GAY COUNSELING(r)

(membro E.A.C. European Association for Counselling)

Responsabile: dr. Maurizio Palomba Via Saluzzo, 40 00182 - Roma Tel. e fax 06/70.29.037

http://web.tiscalinet.it/gaycounseling
e-mail: counseling@tiscalinet.it 
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