Aspetti psicologici nella
diagnosi e cura dell'infertilità di coppia: una rassegna
della letteratura recente.
Barbara Scatoletti *
Pubblicato in: Informazione
Psicologia Psicoterapia Psichiatria n° 28/29, giugno-dicembre
1996, pagg. 37 - 44
E' ormai abbastanza diffusa presso la comunità
scientifica la consapevolezza delle difficoltà psicologiche
che accompagnano la condizione di infertilità, riconosciuta
come una "crisi di vita" (Menning, 1975) che coinvolge,
su diversi piani esistenziali, sia l'individuo che la coppia,
dando luogo a vissuti di frustrazione, stress, senso di inadeguatezza
e perdita.
Gli studiosi, tuttavia, sono lontani dal
consenso nel determinare il contributo che i fattori psicologici
possono apportare all'infertilità, per ciò che riguarda
l'eziologia, le conseguenze e l'eventuale risoluzione. Alcuni
autori sostengono l'ipotesi secondo cui disturbi emozionali cronici
e problemi psicosociali giocano un ruolo fondamentale nel determinare
l'infertilità in almeno la metà dei casi; altri
ipotizzano che la stessa esperienza dell'infertilità, associata
alle lunghe indagini diagnostiche e all'intrusività dei
trattamenti possano provocare un forte disagio psicosociale e
sessuale e contribuire al mantenimento, se non al peggioramento,
dell'infertilità; altri ancora ritengono che non si possa
operare una netta separazione tra cause ed effetti, tra fattori
somatici e psichici, in quanto essi interagiscono tra loro in
un complicato intreccio di variabili (Wright et al., 1989).
Il problema degli aspetti psicologici dell'infertilità
pone quindi alla clinica e alla ricerca una vasta serie di domande
alle quali si è tentato di rispondere fin dagli anni '30,
ma è soltanto negli ultimi decenni che sono stati messi
a fuoco precisi ambiti di indagine intorno ai quali organizzare
ricerche sistematiche e controllate.
In relazione alle diverse ipotesi di ricerca,
dalla letteratura recente sul rapporto tra fattori psicologici
e infertilità emergono tre linee di studio centrali che
riguardano: 1) i fattori psicologici nell'etiologia dell'infertilità;
2) l'impatto dell'infertilità sul funzionamento psicologico;
3) le strategie di adattamento all'infertilità (coping
strategies) e gli aspetti della consulenza psicologica alle coppie
infertili (Edelmann e Connolly, 1986). Inoltre, in seguito allo
sviluppo delle moderne tecnologie di fecondazione assistita, si
sta evolvendo una linea di studio sui correlati emotivi di tali
trattamenti.
I primi due filoni di ricerca riconoscono
tra loro un rapporto dialettico e a volte contrapposto nel cercare
di stabilire se una specifica condizione psicologica preesistente
possa indurre infertilità o se piuttosto non sia l'esperienza
stessa dell'infertilità a produrre una specifica condizione
psicologica. Si tratta di dare un senso ai risultati di molte
ricerche del passato che rilevavano una maggiore incidenza di
disturbi psicologici (ansia, depressione, stress, nevrosi, immaturità)
nelle persone in cura per problemi di fecondità (Pasini,
1978).
Negli ultimi anni è stato sollevato
il problema del rigore metodologico nella maggior parte delle
ricerche del passato, in quanto consideravano le coppie infertili
come un gruppo omogeneo indipendentemente dalla durata dell'infertilità
e dal diverso momento dell'iter diagnostico e terapeutico che
i soggetti stavano attraversando (Wright et al., 1989; Connolly
et al., 1992; Morse e Van Hall, 1987). Può essere ben diverso,
infatti, lo stato d'animo di coloro che si presentano alla prima
visita per un sospetto di infertilità, da quello di una
coppia che ha già ottenuto il verdetto di sterilità,
dopo una lunga serie di indagini estenuanti e invasive.
I ricercatori moderni considerano quindi
l'infertilità come una condizione che si svolge nel tempo
e che ha una sua evoluzione psicologica in concomitanza con le
varie fasi dell'iter diagnostico e terapeutico, di cui si deve
tener conto al momento della valutazione psicometrica e clinica.
A questo punto la distinzione tra cause ed effetti, (in questo
ambito sempre relativa in quanto la coppia arriva all'attenzione
dei medici e dei ricercatori in una condizione psicologica già
problematica), può avere valore scientifico soltanto con
una maggiore precisione delle ipotesi e con la scelta di campioni
omogenei. In tal senso per avere un quadro completo della situazione
si dovrebbe ricorrere a misurazioni longitudinali secondo una
sequenza cronologica in cui le coppie vengano seguite dal primo
approccio agli accertamenti diagnostici, attraverso le varie indagini,
fino all'acquisizione della diagnosi, ai conseguenti trattamenti
e agli esiti dei trattamenti. Inoltre sarebbero auspicabili degli
studi sulle coppie con problemi di fertilità a livello
di medicina di base, cioè ancor prima che la coppia decida
di intraprendere un programma di indagini specialistiche, il che
ridurrebbe la confusione tra condizione iniziale e condizione
secondaria (Wright et al., 1989).
E' stata inoltre rilevata la difficoltà
e l'imprecisione delle categorizzazione diagnostica dei soggetti,
in particolare per ciò che riguarda le definizioni di infertilità
funzionale, psicogena, idiopatica, inspiegata etc. La confusione
diagnostica rende difficile la differenziazione e la comparazione
tra i diversi gruppi da studiare.
Molti autori raccomandano quindi un maggiore
rigore nelle ricerche future in modo da poter mettere a punto
gli strumenti di valutazione più idonei e trarre delle
conclusioni più accurate di cui possa giovarsi la pratica
professionale sia per ciò che riguarda la diagnosi che
il trattamento. Disponendo di parametri affidabili, potrebbe essere
più agevole, per esempio, individuare all'interno delle
coppie infertili quelle più a rischio, così da orientare
i clinici verso una prevenzione o un supporto psicologico più
incisivo di quanto non si faccia usualmente (Benazon et al., 1992).
In tal senso si può comprendere come
i filoni di ricerca sopra citati, nonostante i limiti metodologici,
con la loro diversa accentazione del disagio psicologico ipotizzato
da una parte più come causa dall'altra più come
conseguenza della crisi di infertilità, possano comunque
essere inscritti nei diversi momenti del percorso della coppia
infertile. Infatti le ricerche che cercano di identificare i fattori
psicologici che causano infertilità possono rivelarsi importanti
nel complesso processo di definizione della diagnosi. Le ricerche
sulle conseguenze psicosociali e psicosessuali possono orientare
gli interventi di supporto durante i lunghi accertamenti diagnostici,
mentre le ricerche del terzo filone, riguardante le coping strategies,
possono indirizzare un intervento più specifico nel fornire
alla coppia gli strumenti per affrontare l'iter diagnostico e
terapeutico, dopo aver rilevato eventuali meccanismi disadattivi.
Fattori psicologici nell'eziopatogenesi
dell'infertilità.
Per ciò che riguarda i fattori psicologici
come causa di infertilità, mentre un tempo le percentuali
di casi ritenuti a eziologia psicogena o inspiegata (sine causa)
raggiungevano anche il 50%, oggi, l'affinamento delle conoscenze
e delle tecniche diagnostiche hanno ridotto tali percentuali a
una media del 5% (Seibel e Taymor, 1982; Capitanio e Curotto,
1993) e sembra che la stima massima non superi il 18% (Edelmann
e Connolly, 1986). Tuttavia ciò non esclude che anche nelle
infertilità organiche e funzionali non siano implicati,
tramite meccanismi psicosomatici, fattori emozionali, come nelle
disendocrinie, nello spasmo delle tube, nell'ovaio policistico,
nelle alterazioni della motilità uterina, nell'alterazione
del biochimismo cervicale e nell'oligospermia. Si è visto,
per esempio, che in alcuni casi anche dopo la rimozione della
causa organica (tramite intervento chirurgico alle tube), la sterilità
persiste (Morse e Van Hall, 1987).
Sebbene le conoscenze sui meccanismi psicosomatici
coinvolti nelle funzioni gonadiche siano ancora poco conosciuti,
l'ipotesi che gli stress emozionali possano influenzare l'ovulazione
e la spermatogenesi è supportata da osservazioni condotte
sia in campo animale che umano (Pasini, 1978). La maggior parte
dei dati raccolti dalle ricerche endocrinologiche depone per l'esistenza
di un effetto soppressivo operato dallo stress sulla funzione
gonadica, che dà luogo a determinati squilibri. Per esempio,
ad endocrinologi e ginecologi è nota l'esistenza di una
condizione patologica, l'amenorrea a genesi ipotalamica, per la
quale viene spesso utilizzato il termine di "amenorrea da
stress". Inoltre sembra che un'iperattivazione del sistema
catecolaminergico e ipofiso-surrenale, prodotta dallo stress,
possa influenzare l'ovulazione, il trasporto dell'ovulo e il suo
impianto, nella donna, e nell'uomo indurre una diminuzione delle
gonadotropine responsabili della spermatogenesi (Seibel e Taymor,
1982; Frasoldati et al., 1992; Levine et al., 1989; Pancheri,
1980). Un ruolo non trascurabile, nell'impossibilità di
avere figli, giocano, poi, le disfunzioni psicosessuali, come
l'impotenza e il vaginismo.
La componente psico-emozionale può
incidere, quindi, sulla fertilità con meccanismi diversi,
attraverso il sistema neurovegetativo e neuroendocrino, creando
disfunzioni acute e croniche, e a volte vere e proprie alterazioni
d'organo. Probabilmente in molti casi le componenti somatiche
e quelle psicologiche sono inseparabili e ciò induce sempre
più spesso a considerare una multifattorialità di
cause nella eziopatogenesi dell'infertilità (Graziottin,
1989; Morse e Van Hall, 1987).
Si comprende così la difficoltà
di una delimitazione diagnostica dell'infertilità psicogena,
che può essere posta con un certo margine di sicurezza
soltanto a posteriori nei casi di risoluzione in seguito a psicoterapia
o allo sblocco spontaneo in seguito all'adozione di un figlio
o dopo l'interruzione di un lungo iter terapeutico senza risultati.
Resta comunque il fatto che se una coppia diagnosticata infertile
riesce ad avere un figlio sembra che per il 60% dei casi ciò
non possa essere attribuito alle terapie mediche (Hubert et al.
1985) e che tra le coppie con infertilità inspiegata, circa
la metà riesce a concepire entro tre anni dalla prima diagnosi
senza alcun tipo di trattamento (Edelmann e Connolly, 1986).
Ciò spiega il grande interesse che
la ricerca tradizionale ha posto nell'identificare quali componenti
e predisposizioni psicologiche possano essere chiamate in causa
nell'eziologia dell'infertilità.
Gli studi del passato riguardavano soprattutto
il tentativo di delineare la personalità della donna infertile,
arrivando a delineare fino ad otto tipi di personalità
specifiche, tra cui la donna immatura-dipendente, la donna mascolino-aggressiva,
quella cronicamente tesa etc. (Pasini, 1978).
In una analisi della letteratura che va dal
1935 al 1963, Noyes e Chapnick (1964) mostrano come una grande
quantità di fattori psicologici siano stati identificati
come possibili fattori di infertilità. Molti di questi
studi si basavano su resoconti di casi psicoanalitici e spesso
erano poco sistematici e vaghi, tanto che, secondo i due autori,
non emerge una chiara evidenza che specifici fattori psicologici
possano alterare la fertilità in normali coppie infertili.
Negli ultimi anni studi più rigorosi
hanno tentato di stabilire se le coppie infertili differiscono
dalle coppie fertili o se le coppie con infertilità organica
differiscono da quelle con infertilità inspiegata o funzionale,
in riguardo di una varietà di caratteristiche psicologiche.
In una ricerca del 1972 Mai, utilizzando
il metodo dell'intervista psichiatrica semistrutturata ha confrontato
un gruppo di coppie infertili e uno di coppie fertili per altri
versi simili e ha riscontrato che le donne infertili mostravano,
in misura significativa, disordini della personalità di
tipo isterico e aggressivo più spesso dei controlli e una
maggiore ambivalenza e difficoltà nei confronti della sessualità.
Nonostante ciò le differenze rilevate possono definirsi
relative, in quanto, nell'insieme delle coppie infertili, non
è risultata una maggiore tendenza alla nevrosi o alla psicosi.
In una indagine sulla condizione psicologica
di donne infertili alla loro prima visita, Downey e McKinney (1992)
non hanno trovato differenze significative con il gruppo di controllo
per ciò che concerne sintomatologia psichiatrica, depressione,
autostima e funzionamento sessuale. Comunque un'alta percentuale
di pazienti percepiva un cambiamento in negativo dell'umore e
del senso del proprio valore in seguito all'insorgere di problemi
di fertilità.
Platt (1973) ha studiato un campione di coppie
infertili (durata media dell'infertilità di tre anni) in
alcune dimensioni della personalità e ha riscontrato che
sia i maschi che le femmine percepivano uno scarso controllo sulla
loro vita (locus of control esterno) e mostravano una marcata
discrepanza tra concetto di sé attuale e sé ideale.
Inoltre le donne mostravano più nevroticismo, ansietà
e disturbi emozionali rispetto ai controlli.
In un confronto tra donne con infertilità
psicogena e donne con infertilità meccanica che erano state
sottoposte ad un intervento correttivo alle tube, le pazienti
psicogene non mostravano segni di maggiore nevrosi (Neuroticism
Scale) rispetto al gruppo di controllo, mentre mostravano notevoli
difficoltà rispetto ad alcune dimensioni del ruolo femminile,
quali l'accettazione e l'identificazione col ruolo femminile e
con la maternità (Kipper et al. 1977). Slade (1981), non
ha trovato, in donne con infertilità inspiegata, maggiori
difficoltà per ciò che riguarda il ruolo sociale
femminile, mentre ha riscontrato un minor adattamento sessuale,
con sensi di colpa e abitudini sessuali restrittive L'Autore,
comunque, mette in guardia rispetto alla possibilità che
tali risultati non siano l'effetto di una sessualità finalizzata
esclusivamente al tentativo di procreare.
In uno studio sistematico della grafologia
di donne con infertilità sine causa, i soggetti hanno riportato
punteggi più elevati, rispetto ai controlli, nelle dimensioni
di "resistenza" e "attesa", cioè nella
tendenza alla chiusura, alla rigidità, all'autocontrollo
e ad atteggiamenti di statica difesa (Deragna et al., 1994).
Un gruppo di donne diagnosticate infertili
è stato sottoposto ad una serie di test per misurare tratti
di personalità, ansia, depressione, concetto di sé
e locus of control. I risultati, contraddicono le ipotesi sui
tratti specifici di personalità e sullo stress concernente
la sterilità in quanto non hanno riscontrato differenze
significative con il gruppo di controllo (Paulson et al., 1988).
Alcuni autori mettono in dubbio l'utilità
delle valutazioni psicometriche nell'indagare sull'infertilità
funzionale e psicogena in quanto raramente si riscontrano disturbi
psichiatrici, mentre emergono in primo piano i conflitti motivazionali
nel desiderio di avere un figlio. In tal senso ritengono che il
colloquio clinico sia lo strumento più adeguato per chiarire
la natura del conflitto (Astor e Pawson, 1985).
Come si può notare dalle ricerche
citate non sembrano emergere risultati chiari e univoci sulle
caratteristiche di personalità e sugli atteggiamenti motivazionali
della donna infertile (per gli studi sull'infertilità maschile
Cfr.. Morelli). Sembra piuttosto emergere una scarsa considerazione
per eventuali disturbi relazionali della coppia preesistenti,
che potrebbero influire sulla fertilità.
Le conseguenze psicologiche dell'infertilità.
Mentre gli studi riguardanti i fattori psicologici
nell'eziologia dell'infertilità sono discordanti e richiedono
approfondimenti futuri, pochi dubbi ci sono invece sugli effetti,
sulle conseguenze psicologiche dell'infertilità, in termini
di ansia, stress psicosociale, frustrazione, disadattamento coniugale,
etc.
Menning (1975) descrive una serie di reazioni
che vanno dalla sorpresa e shock iniziali, al rifiuto, alla collera,
all'angoscia, ai successivi sensi di colpa, di dolore, e di perdita.
L'infertilità può essere vissuta
come un trauma narcisistico, il superamento del quale dipende
non solo dalle possibilità concrete di risoluzione del
problema, ma anche dalla struttura caratteriale dell'individuo
e dall'equilibrio che la coppia riesce a mantenere o ristabilire.
Il compito intrapsichico include l'accettazione del problema,
il far fronte alle pressioni sociali, il lavoro di lutto rispetto
alla perdita dell'ideale di sé e della propria immagine
corporea, il riflettere sull'importanza della genitorialità
e sulla propria motivazione ad avere un figlio, decidendo poi
se affrontare il lungo iter diagnostico-terapeutico.
A livello di coppia la "crisi di infertilità"
può inficiare le sfere della comunicazione, dell'attività
sessuale e dei progetti futuri e dare luogo a una condizione di
conflitto e di isolamento sociale. Qualunque fosse la condizione
emotiva e relazionale prima dell'emergere di un problema di infertilità,
il suo insorgere può esacerbare o attivare ex-novo conflitti
individuali e di coppia.
Lo stress emozionale che ne consegue può
a sua volta avere un effetto sulle funzioni biologiche, particolarmente
sull'equilibrio endocrino e sulle funzioni sessuali, tale da creare
un circolo vizioso.
Per questo diventa importante da parte dei
ricercatori lo studio sistematico delle reazioni all'infertilità
e l'esame dei fattori implicati, tra cui l'impatto delle procedure
diagnostiche e terapeutiche, in modo da approntare dei programmi
che minimizzino le conseguenze e forniscano un contenimento allo
stress (Bresnick, 1981).
Gli effetti dell'infertilità sul funzionamento
psicologico sono quindi una complessa materia di studio influenzata
da molte variabili che includono la durata dell'infertilità,
le procedure diagnostiche, il sesso dei soggetti, il fatto che
l'infertilità sia attribuita all'uomo o alla donna, la
natura della diagnosi e la prognosi.
Mentre le ricerche più recenti tengono
conto delle diverse variabili, di tempo, sesso o diagnosi, gli
studi precedenti sembrano viziati dai limiti metodologici di cui
abbiamo riferito sopra, quindi i loro risultati debbono essere
valutati con cautela.
In un'ampia rassegna degli studi condotti
tra gli anni '70 e '80, Wright (1989) ha
riscontrato che nella maggior
parte delle ricerche i soggetti infertili sono risultati più
stressati dei gruppi di controllo. Le comparazioni tra soggetti
con diversa diagnosi di infertilità (organica, funzionale,
inspiegata) non hanno mostrato differenze significative per quanto
riguarda i livelli di stress, pur con una leggera prevalenza nei
soggetti con diagnosi di infertilità inspiegata, seguiti
dai pazienti organici e poi dai funzionali. Un dato rilevante
è che le donne riportano maggiore disagio psicologico,
in particolare nelle dimensioni dell'ansia, dell'adattamento sessuale,
dell'autostima e della depressione e sembrano risentire di più
dell'impatto dei trattamenti.
Successivamente questo Autore (Wright, 1991)
ha condotto una vasta ricerca per verificare la differenza di
risposta tra uomini e donne e, in accordo con le precedenti ricerche,
ha riscontrato che le donne mostravano maggiore difficoltà
dei loro partner sia nelle misure psichiatriche globali sia nelle
sottoscale riguardanti ansia, stress, autostima, depressione,
ostilità e disturbi cognitivi. Inoltre sia gli uomini che
le donne mostravano sintomi psichiatrici in misura leggermente
superiore alla norma, senza, però, raggiungere livelli
psicopatologici.
In un campione di donne infertili esaminato
da McEwan (1987), le donne più giovani e quelle con diagnosi
di infertilità inspiegata sembravano risentire di più
della loro condizione. Inoltre riportavano livelli più
elevati di stress quelle pazienti che, pur non mostrando segni
di depressione, erano pessimiste sulle loro effettive possibilità
di concepire in seguito a trattamento, nonostante prognosi medica
favorevole.
In uno studio longitudinale per valutare
gli effetti dell'infertilità e l'influenza delle indagini
e dei trattamenti medici sul funzionamento coniugale e sessuale,
è emerso che man mano che le indagini procedevano lo stress
aumentava e il funzionamento coniugale diminuiva. L'ansia sembrava
particolarmente evidente nelle donne, anche a causa dell'aspettativa
di trattamenti invasivi e traumatici. Nonostante ciò non
apparivano cambiamenti nella percezione soggettiva della soddisfazione
coniugale. Inoltre un più alto livello di stress è
stato rilevato in quelle coppie per le quali il trattamento non
ha avuto successo ad un anno dalla prima visita (Benazon et al.,
1992).
Risultati diversi sono stati ottenuti da
un'altra ricerca longitudinale (Connolly et al., 1992) in cui
i dati relativi ad ansia, depressione, adattamento coniugale e
identità di ruolo sono addirittura migliorati dopo mesi
di indagini diagnostiche. Soltanto nei partner che sono risultati
portatori di sterilità, in particolare negli uomini, sono
state rilevate difficoltà in seguito alla conoscenza della
diagnosi. Le coppie sono apparse in generale ben adattate e non
sono state rilevate particolari patologie psichiche rispetto ai
gruppi di controllo. Gli autori ipotizzano che questi risultati
siano dovuti anche ad una sorta di autoselezione, per cui soltanto
le coppie più stabili si impegnano attivamente sottoponendosi
fino alla loro conclusione ai processi diagnostici.
In una ricerca precedente sulla soddisfazione
personale, coniugale e sessuale di coppie in trattamento è
stato rilevato che le mogli erano in generale meno soddisfatte
della loro vita rispetto ai mariti e in particolare quelle donne
i cui mariti non avevano voluto rispondere ai questionari mostravano
più alti livelli di stress e segni di depressione clinica
(Link e Darling, 1986). Callan ed Hennessey (1988) hanno rilevato
che le donne sterili riportano minore soddisfazione nella loro
vita complessiva, vissuta come meno interessante, vuota e solitaria.
Per ciò che riguarda la vita sessuale,
in relazione all'enfasi che la valutazione e il trattamento dell'infertilità
pongono sul rapporto sessuale, tale sfera può subire un
condizionamento negativo, con diminuzione della frequenza e della
spontaneità dei rapporti e insorgenza di disfunzioni sessuali
transitorie, quali difficoltà nel raggiungere l'orgasmo,
calo del desiderio, eiaculazione precoce, impotenza secondaria,
incapacità di portare a termine il coito o azoospermia
transitoria come risposta alla richiesta di rapporti per l'esame
post-coitale (Capitanio e Curotto, 1993; Di Francesco, 1990).
In un'ampia ricerca condotta in Italia (D'ottavio
et al., 1991) l'inadeguatezza sessuale nell'uomo ipofertile aumentava
in maniera significativa in seguito alla medicalizzazione. Infatti
l'incidenza delle disfunzioni sessuali passava dal 6,57% della
prima consultazione al 15,8% alla fine dell'iter diagnostico-terapeutico
e consisteva soprattutto in precocità eiaculatoria e caduta
del desiderio.
Kedem (1990), comparando maschi con sospetta
infertilità e maschi fertili non ha trovato differenze
significative per ciò che riguardava il sentimento soggettivo
di adeguatezza sessuale, sebbene si evidenziasse calo dell'autostima
e ansia. Inoltre ha riscontrato che l'incidenza di disfunzioni
sessuali era correlata sia alla diagnosi di infertilità
maschile, sia al fatto che anche la moglie avesse problemi di
fecondità e dovesse sottostare a particolari prescrizioni
sessuali ai fini del trattamento, quali per esempio l'assunzione
di precise posizioni coitali.
Le informazioni disponibili suggeriscono
quindi che l'infertilità ha un impatto sul funzionamento
psicologico, coniugale e sessuale, e sembra che l'esperienza dell'infertilità
possa essere più o meno patogena in relazione ad una quantità
di fattori, individuali e di coppia, cognitivi ed emotivi, medici
e sociali. In particolare alcune coppie mostrano di adattarsi
e di saper far fronte alla crisi di infertilità, attivando
nuove risorse, meglio di altre (Edelmann, 1986). In tal senso
la ricerca sta rivolgendo la sua attenzione allo studio delle
modalità messe in atto dalle coppie infertili nell'affrontare
la loro condizione, al fine di differenziare le modalità
più adattive da quelle potenzialmente patogene e di poter
quindi intervenire nell'indirizzare le coppie verso risposte più
adattive.
Gli studi in proposito si fondano su diverse
ipotesi interpretative, e si focalizzano su alcuni concetti di
base nell'individuazione dei meccanismi responsabili della vulnerabilità
o del buon adattamento personale e coniugale durante la crisi
di infertilità. In particolare gli studi che si rifanno
a modelli cognitivi esplorano i diversi stili di risposta e le
strategie di adattamento e gestione dello stress (coping styles,
coping strategies) (Callan ed Hennessey 1989; Wright, 1991), le
aspettative e il significato attribuito alla genitorialità
(Edelmann et al., 1994), la percezione del proprio controllo sugli
eventi (locus of control) (Platt, 1973; Paulson, 1988) e i diversi
tipi di rappresentazione di sé (Kikendall, 1994).
Gli studi ad orientamento psicoanalitico
studiano la personalità di base, i conflitti intrapsichici
e motivazionali, i meccanismi di difesa (Mahlstedt, 1985; Gentili,
Franzese1991). I modelli psicosociali mettono in evidenza le variabili
sociodemografiche quali età, sesso, religione, status socioeconomico,
le relazioni con l'ambiente medico e parentale-sociale nel determinare
la risposta all'infertilità (Mc Ewan, 1987).
Da una ricerca (Gentili e Franzese, 1991)
è stato messo in evidenza come alcuni meccanismi di difesa
(aggressività rivolta verso l'esterno, rovesciamento, formazione
reattiva etc.) vengano utilizzati dalla coppia sterile, in particolare
dalla donna, per impedire la presa di coscienza di ogni conflittualità
personale e di coppia e per mantenere un alto livello di autostima.
Gli autori sottolineano che, mentre l'uso di efficaci meccanismi
difensivi permette di vivere in maniera compensata la situazione
di infertilità, la presenza massiccia e rigida di questi
meccanismi non è un indice di buon adattamento e può
impedire l'indagine e l'intervento sulle difficoltà psicologiche.
Sebbene la ricerca in questo ambito sia allo
stato nascente, ognuno di questi diversi approcci può rivelarsi
fruttuoso nell'orientare la consulenza psicologica della coppia
infertile.
I correlati emotivi delle tecniche di
fecondazione assistita.
Negli ultimi venti anni circa si sono sviluppate
e sono andate sempre più affinandosi le tecniche di fecondazione
assistita, che permettono di aggirare l'ostacolo della mancata
fertilità, allorché i consueti trattamenti medici
non si siano rivelati utili a ottenere un concepimento.
I mezzi terapeutici oggi disponibili, e in
continuo perfezionamento, sono essenzialmente rappresentati da:
1) inseminazione artificiale omologa ed eterologa; 2) GIFT o Gamete
Intrafalopian Transfert; 3) Fertilizzazione in Vitro/Embrio Transfert
o FIVET. In particolare l'inseminazione artificiale eterologa
(con seme di donatore - AID) viene utilizzata nei casi di azoospermia,
oligospermia grave e sterilità immunologica; la FIVET viene
utilizzata nelle patologie tubariche non risolte da microchirurgia,
nelle sterilità inspiegate, nelle endometriosi, nelle sterilità
immunologiche e nelle oligoastenospermie. La GIFT ha le stesse
indicazioni della FIVET, salvo le patologie tubariche (Cagnazzo,
1988).
Ognuna di queste tecniche finalizzate ad
ottenere una gravidanza, comporta specifiche problematiche psicologiche,
in relazione alla peculiarità ed inusualità del
trattamento, al tipo di procedure da utilizzare, ai tempi del
trattamento, al coinvolgimento di terze persone in una sfera tanto
intima (medici, donatore), alle probabilità di successo,
che a volte sono esigue (nella FIVET non oltre il 15%), e quindi
alla prospettiva di un eventuale fallimento.
Il percorso di riproduzione assistita, con
il suo rituale complesso, l'alta frequenza dei controlli, il grande
numero di variabili (vissute come incontrollabili) che sembrano
condizionarne l'esito esaspera l'attesa e sottolinea, ad ogni
intervento, la perdita, simbolica o reale, che la frustrazione
del desiderio di un figlio comporta (Graziottin et al., 1993).
Inoltre l'attenzione ossessiva ai propri processi corporei, indotta
dalla medicalizzazione, ingenera paure e tensioni che possono
alterare i parametri fisiologici. Può, per esempio, verificarsi
anovulazione in donne in trattamento di inseminazione artificiale
e difficoltà da parte dell'uomo di produrre il seme quando
richiesto dai medici, o alterazione dei valori seminali (Dennerstein
e Morse, 1988).
Come è stato sottolineato da Link
(1986), l'infertilità non può essere trattata al
pari di ogni altra "malattia", in quanto va a toccare
l'essenza della femminilità e della mascolinità
e l'intrusività fisica e psicologica che accompagna il
trattamento può mettere in discussione l'immagine di sé
e dar luogo a squilibri emozionali e psicosessuali.
In particolare, le tecniche con maggiori
implicazioni psicologiche e morali, sono l'inseminazione artificiale
eterologa, e la FIVET. La GIFT, che prevede l'incontro dei gameti
dei due partner, precedentemente manipolati, nella loro sede naturale
cioè nelle tube materne, sembra comportare minori problematiche
morali, pur essendo, al pari delle altre, altamente stressante,
a causa delle lunghe e invasive procedure (Simonelli, 1987).
Sebbene stia crescendo, in ambito clinico
la consapevolezza dello stress implicito nel percorso di riproduzione
assistita, la ricerca psicologica in questo ambito è allo
stadio iniziale e i dati disponibili sono ancora insufficienti
e incerti.
Un dato che sembra emergere è che
le coppie che si sottopongono ad un concepimento indotto siano
quelle più solidali e con maggiore ottimismo e determinazione
personale. Ciò probabilmente è dovuto al fatto che
coloro che si risolvono per tale decisione hanno avuto modo di
elaborare e superare le difficoltà inerenti alle fasi precedenti
e di saggiare la consistenza della propria motivazione (Venturini
et al., 1986).
Alcune ricerche hanno tentato di misurare
il profilo psicologico delle donne in pre-trattamento FIVET e
dei loro partners, e di studiare i successivi effetti psicologici
dell'iter terapeutico. In generale, nelle donne sono state riscontrate
caratteristiche di ambizione, creatività, indipendenza,
forza dell'Io, buona tolleranza allo stress, estroversione e autostima.
A fronte di ciò è stato rilevato un alto livello
di ansia di stato e di tratto (Dennerstein e Morse, 1988; D'Ambrogio
et al, 1993; Callan e Hennnessey, 1988). Freeman (1985) ha trovato
soltanto nel 20% dei soggetti disfunzioni emotive, stress e difficoltà
di personalità. Manara e Boscia (1988) hanno esaminato
da un punto di vista psicodinamico donne in fase di induzione
del concepimento e hanno riscontrato una carica di aggressività
repressa mitigata da meccanismi di difesa quali lo spostamento
e la rimozione.
Uno studio riguardante cento donne esaminate
prima e dopo un tentativo fallito di fecondazione in vitro ha
registrato un peggioramento nelle misure della depressione, autostima
e fiducia in sé rispetto all'inizio del trattamento, inoltre
ha rilevato che le donne che utilizzavano una modalità
evitante di far fronte all'insuccesso riportavano un minore livello
di adattamento (Hynes et al., 1992) rispetto a quelle che adottavano
una modalità orientata alla risoluzione del problema.
In un'altra ricerca di tipo longitudinale
(Leiblum et al., 1987) le coppie all'inizio del trattamento FIVET
ritenevano che il loro matrimonio fosse migliore della media e
si dichiaravano molto ottimiste sulle chances di ottenere una
gravidanza (40%), a dispetto delle previsioni mediche che erano
circa del 10%. Le donne riportavano punteggi più alti nelle
misure della depressione rispetto ai mariti, i quali mostravano
una maggiore sicurezza. In seguito al fallimento del trattamento
l'umore delle coppie virava significativamente verso sentimenti
di rabbia, depressione, vuoto, tristezza, colpa. In alcuni casi
l'esperienza di ripetuti fallimenti dà inizio al processo
di elaborazione del lutto, e all'accettazione della realtà,
nella convinzione di aver fatto tutto il possibile, in altri casi
prevale la disperazione e il senso di essere stati traditi dal
proprio corpo (Dennerstein e Morse, 1988).
Questi dati testimoniano della grande carica
emotiva coinvolta nei trattamenti e nel loro fallimento e inducono
a riflettere sulla necessità di individuare quei casi in
cui massicce difese, quali la negazione e la rimozione, e l'attenzione
esclusiva verso la meta agognata portano ad eccessive aspettative,
rendendo poi più difficile fronteggiare la delusione del
fallimento, col rischio di esserne sopraffatti. In tal senso viene
sottolineata l'importanza di intensificare gli sforzi da parte
dei clinici nella fase preparatoria al programma, tramite una
informazione più chiara e un sostegno psicologico costante,
volto all'esplicitazione e all'elaborazione dell'ansia e delle
paure sottostanti (Dennerstein e Morse, 1988; Callan e Hennessey,
1989).
L'esigenza di una informazione accurata e
di un supporto rassicurante emerge anche nelle ricerche riguardanti
i programmi di inseminazione artificiale eterologa, in cui i dubbi
e le fantasie si moltiplicano in rapporto all'inclusione di un
terzo estraneo, il donatore anonimo, come vettore di fertilità,
che viene vissuto come una figura misteriosa, a volte benevola,
a volte persecutoria e onnipotente. In tal senso è stata
registrata una pressante richiesta di informazione sul conto del
donatore e sulle modalità delle procedure, da parte delle
coppie, e soprattutto dei mariti, volta probabilmente a razionalizzare
e ridimensionare le ambivalenze e i fantasmi relativi all'utilizzo
del seme di un estraneo (Micioni, 1993). Inoltre il ricorso al
donatore è un evento investito di tali tabù sociali
e familiari che da una indagine su 830 coppie sottoposte ad inseminazione
artificiale eterologa è risultato che molte di esse l'avevano
tenuto totalmente segreto a entrambe le famiglie di origine e
che soltanto un uomo su 830 aveva avuto il coraggio di rivelare
al proprio padre di essere il responsabile dell'infertilità
(Graziottin et al., 1993).
L'AID offre alla partner femminile della
coppia sterile la possibilità di vivere la maternità
biologica, ma è necessaria una profonda presa di coscienza
dei coniugi sui fattori in essa implicati. Sebbene le casistiche
riportino dati rassicuranti sull'incidenza di alterazioni psichiche
in soggetti che hanno sperimentato l'AID, i potenziali effetti
negativi sul partner maschile non possono essere ignorati (Struzziero
e Corbo, 1987).
Le problematiche relative al donatore di
seme riportate dal partner maschile vanno quindi attentamente
vagliate in quanto riconducibili a dinamiche inconsce riguardanti
l'angoscia di castrazione, i conflitti edipici, la vergogna e
la dialettica potenza-impotenza, che devono essere elaborate al
fine di prevenire ambivalenze, sensi di colpa e di inadeguatezza
verso il bambino che dovrà nascere (Venturini et al., 1986;
Simonelli, 1987). Come è stato sottolineato, l'inseminazione
con donatore non può rappresentare da sola la risposta
all'infertilità maschile, perché, tale metodica,
isolata dal contesto emotivo, può diventare un evitamento
piuttosto che un trattamento del problema (Edelmann et al., 1994;
Carmeli e Birembaum-Carmeli, 1994).
Appare allora desiderabile una consulenza
psicologica che offra la possibilità di analizzare serenamente
le fantasie e le aspettative della coppia e che identifichi precocemente
i soggetti più vulnerabili in modo da metterli in condizione
di affrontare i propri conflitti o di prendere la decisione più
appropriata (Connolly et al., 1992).
La consulenza psicologica alle coppie
infertili.
Le crescenti conoscenze intorno alle implicazioni
psicologiche dell'infertilità indicano come la componente
medica e quella psicologica non possano essere separate, sia per
ciò che riguarda la diagnosi che il trattamento. In tal
senso molti clinici e ricercatori sollecitano ad un approccio
olistico all'infertilità, in cui la consulenza psicologica
rappresenti parte integrante dei programmi diagnostico-terapeutici.
In questo contesto la consulenza non si pone
soltanto come contenimento dell'ansia e della frustrazione della
coppia che arriva all'attenzione medica, né come risposta
ultima, dopo il fallimento dei trattamenti medici, bensì
come uno strumento di diagnosi e mezzo di prevenzione delle sequele
psicologiche e psicosessuali (Link e Darling, 1986).
Sebbene gli studi su quale sia la forma più
adeguata o efficace di consulenza nell'ambito dell'infertilità
siano molto limitati e poco sistematici (Edelmann e Connolly,
1986; Wright, 1989), l'esperienza clinica suggerisce alcuni obiettivi
e funzioni della consulenza alla coppia infertile
In primo luogo un accurato esame della situazione
psicologica e relazionale (condotto sia sulla coppia che sui singoli)
è opportuno per valutare la presenza di eventuali componenti
psicogene e può concorrere alla definizione della diagnosi,
se non addirittura a sbloccare una situazione di tensione e ansia
che interferisce con la fertilità (Pasini, 1978).
In secondo luogo, un importante obiettivo
della consulenza dovrebbe essere quello di minimizzare l'impatto
degli eventi medici e fisici che la coppia deve affrontare, tramite
una costante informazione e presa di coscienza sugli esami specialistici
da fare, sulle loro finalità, nonché una serena
valutazione dei risultati e dei conseguenti trattamenti. Ciò
per ridurre i sentimenti di ansia, solitudine e di perdita di
controllo sulla situazione esperita dai pazienti. L'informazione-educazione
intorno agli aspetti medici può fornire una base per la
comunicazione e il coinvolgimento di entrambi i partner. Una volta
avviata la comunicazione, si può tentare di aiutarli ad
esplorare gli aspetti emozionali più profondi, a confrontarsi
sul desiderio di avere un figlio e sul significato della frustrazione
di questo desiderio (Bresnick, 1981). L'accoglimento e il riconoscimento
di sentimenti quali tristezza, rabbia, colpa, dà un senso
alla sofferenza e restituisce al paziente il senso della sua integrità,
minacciata dalla condizione di infertilità.
Un altro obiettivo della consulenza è
quello di identificare le situazioni a rischio, selezionando per
ogni singola coppia l'intervento più appropriato. Mentre
per alcuni casi è sufficiente un semplice intervento supportivo,
per altri può rivelarsi opportuno un trattamento psicologico
più specifico. In particolare dagli studi precedentemente
citati sembra che le coppie più a rischio siano quelle
con infertilità inspiegata e che le donne siano l'elemento
della coppia che risente di più della condizione di infertilità
e dei conseguenti trattamenti (Wright, 1989, Dennerstein e Morse,
1988). In relazione alle esigenze individuate, gli approcci terapeutici
indicati possono essere diversi: un trattamento psicodinamico
individuale o di coppia, tecniche di rilassamento e di riduzione
dello stress, terapie cognitivo-comportamentali, terapia sessuale
di coppia, gruppi di sostegno, etc. (Kikendall, 1994). Il fine
di questi interventi terapeutici non è di ottenere un concepimento
ma piuttosto di facilitare la risoluzione della crisi di infertilità
e di contenere l'insorgere di situazioni di scompenso in soggetti
con potenziale psicopatologia sottostante (Bresnick, 1981).
Inoltre la consulenza può fornire
un prezioso aiuto nell'affrontare i trattamenti di fecondazione
assistita e il loro eventuale fallimento. In particolare il verificarsi
di ripetuti fallimenti induce la coppia a confrontarsi in modo
realistico con l'impossibilità di avere figli biologici
e in tal caso il supporto psicologico può facilitare l'elaborazione
del lutto e la reinterpretazione della situazione, che può
sfociare nell'adozione o nel prefigurarsi e progettare una vita
senza figli (Dennerstein e Morse, 1988; Hynes et al, 1992).
Sebbene la consulenza psicologica venga considerata
dalla letteratura scientifica come un aspetto integrante del trattamento
dell'infertilità, nella pratica la possibilità di
fornire un tale servizio è ancora scarsa. Mentre in alcuni
Paesi, quali gli Stati Uniti e la Gran Bretagna la legislazione
prevede l'intervento psicologico di sostegno alle coppie infertili
(Edelman e Connolly, 1986), in Italia, a causa della carente regolamentazione
legislativa, manca un indirizzo comune sulle modalità di
intervento e la necessità della presenza di un operatore
psicologo nei centri per la sterilità, pubblici o privati,
sembra non essere ancora pienamente riconosciuta, con la conseguenza
che, nel migliore dei casi, la presa in carico psicologica dei
pazienti è affidata al medico specialista, al quale si
richiede una preparazione psicologica e sessuologica (Tavaglini
e Rifelli, 1985; Capitanio e Curotto, 1993).
Bibliografia
Astor J., Pawson M., The value of psychometric
testing in the investigation on infertility, Journal of Psychosomatic
Obstetrics and Gynaecology, 5, 1985, 107-111.
Benazon N., Wright J., Sabourin S., Stress,
sex satisfaction and marital adjustment in infertile couples,
Journal of Sex & Marital Therapy, 18, 4, 1992, 273-284.
Bresnick E., A holistic approach to the
treatment of the crisis of infertility, Journal of Marital
and Family Therapy, April 1981, 181-188.
Cagnazzo G., Fecondazione artificiale:
aspetti clinici e di tecnica, in Atti del III Congresso Nazionale
e Workshops di Formazione della Società Italiana per la
Ricerca e la Formazione in Sessuologia, Bari, 1988, Ies Mercury
Editoria, Roma.
Callan V.J., Hennessey J.F., The psychological
adjustment of women experiencing infertility, British Journal
of Medical Psychology, 61, 1988, 137-140.
Callan V.J., Hennessey J.F., Strategies
for coping with infertility, British Journal of Medical Psychology,
62, 1989, 343-354.
Capitanio G.L., Curotto R., Diagnosi di
sterilità e l'impatto sulla sessualità della coppia,
in Atti del XIII Congresso della Società Italiana di Sessuologia
Clinica, Modena, 1993, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
Carmeli Y.S., Birembaum-Carmeli D., The
predicament of masculinity: towards understanding the male's experience
of infertility treatments, Sex Roles, 30, 9/10, 1994, 663-677.
Connolly K.J., Edelmann R.J., Cooke I.D.,
Robson J., The impact of infertility on psychological functioning,
Journal of Psychosomatic Research, 36, 5, 1992, 459-468.
D'Ambrogio G., Nappi R.E., Tarabusi M., Fioroni
L., Genazzani A.R., La riuscita o il fallimento della fecondazione
e le sue ripercussioni sulla vita della coppia, in Atti del
XIII Congresso della Società Italiana di Sessuologia Clinica,
Modena, 1993, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
Dennerstein L., Morse C., A review of
psychological and social aspects of in vitro fertilisation,
Journal of Psychosomatic Obstetrics and Gynaecology, 9, 1988,
159-170.
Deragna S., Agostini R., Coghi I., Montanino
G., Nicotra M., Ruozi Berretta L., Sterilità psicosomatica,
Minerva Ginecologica, 46, 1-2, 1994, 31-40.
Di Francesco G., Sessualità nella
coppia sterile, Rivista Sessuologia, 14, 1990, 266-269.
Di Francesco G., Fecondazione assistita,
Rivista Sessuologia, 14, 1990, 270-273.
D'Ottavio G., Nicotra M., Simonelli C., Trischitta
G., Modifiche del comportamento sessuale maschile in presenza
del sintomo infertilità, in Atti del Congresso Nazionale
della S.I.S.C e dell'A.A.S.E.C.T., Firenze, 1991, Istituto Internazionale
di Sessuologia.
Downey J., Mc Kinney M., The psychiatric
status of women presenting for infertility evaluation, American
Journ. Orthopsychiat., 62, 2, 1992, 196-205.
Edelmann R.J., Connolly K.J., Psychological
aspects of infertility, British Journal of Medical Psychology,
59, 1986, 209-219.
Edelmann R.J., Humphrey M., Owens D.J., The
meaning of parenthood and couples' reactions to male infertility,
British Journal of Medical Psychology, 67, 1994, 291-299.
Freeman E.W., Bower A.S., Rickels K., Mastroianni
L., Psychological evaluation and support in a program of in
vitro fertilisation and embryo transfer, Fertility and Sterility,
43, 1985, 48-53.
Frasoldati A., Cavaliere E., Biagini G.,
Merlo Pich E., Carani C., Marrama P., Neuroendocrinologia,
stress e comportamento sessuale, Rivista di Scienze Sessuologiche,
5, 2, 1992, 95-102.
Gentili P., Franzese A., Valutazione dei
meccanismi di difesa in un campione di coppie infertili, Rivista
Sessuologia, 1991, 15 (1), 1991, 31-36.
Graziottin A., Aspetti psicosessuali nel
maschio infertile, Atti del II Corso di Andrologia, Serono,
Firenze, 1989.
Graziottin A., Scopesi A., Stagno P., Strano
B., Vissuti psicosessuali nell'infertilità di coppia,
in Atti del XIII Congresso della Società Italiana di Sessuologia
Clinica, Modena, 1993, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
Hynes G. J., Callan V.J., Terry D.J., The
psychological well-being of infertil women after a failed IVF
attempt: the effetcs of coping, British Journ. of Medical
Psychology, 65, 1992, 269-278.
Hubert W., Hellhammer D.H., Freischem C.W.,
Psychobiological profiles in infertile men, Journal of Psychosomatic
Research, 29, 2, 1985, 161-165.
Kedem P., Mikulincer M., Nathanson Y.E.,
Bartow B., Psychological aspects of male infertility, British
Journal of Medical Psychology, 63, 1990, 73-80.
Kikendall K.A., Self-discrepancy as an
important factor in addressing women's emotional reactions to
infertility, Professional Psychology: Research and Practise,
25, 3, 1994, 214-220.
Kipper D.A., Zigler-Shani Z., Serr D.M.,
Insler V., Psychogenic infertility, neuroticism and the feminine
role: a methodological inquiry, Journal of Psychosomatic Research,
21, 1977, 353-358.
Leiblum S.R., Kemman E., Lane M.K., The
psychological concomitants of in vitro fertilisation, Journ.
Psycosom. Obstet. Gynaecol., 6, 1987, 165-178.
Levine S., Coe C., Wiener S.G., Psychoneuroendocrinology
of stress: a psychobiological perspective, in Brush F.R.,
Levine S., Psychoendocrinology, Academic Press, San Diego-London,
1989, 341-377.
Link P.W., Darling C.A., Couples undergoing
treatment for infertility: dimensions of life satisfaction,
Journ. of Sex & Marital Therapy, 12, 1, 1986, 46-60.
Mahlstedt P.P., The psychological component
of infertility, Fertility and Sterility, 43, 3, 1985, 335-346.
Mai F.M., Munday R.N., Rump E.E., Psychiatric
interview comparisons between infertile and fertile couples,
Psychosomatic Medicine, 34, 5, 1972, 431-440.
Manara F., Boscia F.M., Figli desiderati?,
in Atti del III Congresso Nazionale e Workshops di Formazione
della Società Italiana per la Ricerca e la Formazione in
Sessuologia, Bari, 1988, Ies Mercury Editoria, Roma.
McEwan K.L., Costello C.G., Taylor P.J.,
Adjustment to infertility, Journal of Abnormal Psychology,
96, 2, 1987, 108-116.
Menning B.E., The infertile couple: a
plan for advocacy, Child Welfare, 54, 1975, 454-460.
Micioni G., Sterilità maschile
- Il fantasma dell'altro nel dono dei gameti, in Atti del
XIII congresso della Società Italiana di Sessuologia Clinica,
Modena, 1993, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
Morse C.A., Van Hall E.V., Psychosocial
aspects of infertility: a review of current concepts, Journal
of Psychosomatic Obstetrics and Gynaecology, 6, 1987, 157-164.
Noyes R.W., Chapnick E.M., Literature
on psychology and infertility, Fertility and Sterility, 15,
5, 1964, 543-558.
Pancheri P., Stress Emozioni Malattia,
EST Mondadori, 1979, Milano.
Pasini W., Cause psicologiche della sterilità
e loro terapia, Sessuologia, 1, 1978, 76-83.
Paulson J.D., Haarmann B.S., Salerno R.L.,
Asmar P., An investigation of the relationship between emotional
maladjustment and infertility, Fertility and Sterility, 49,
2, 1988, 258-262.
Platt J.J., Fischer I., Silver M.J., Infertile
couples: personality traits and self-ideal concept discrepancies,
Fertility and Sterility, 24, 12, 1973, 972-976.
Seibel M.M., Taymor M.L., Emotional aspects
of infertility, Fertility and Sterility, 37, 2, 1982, 137-145.
Simonelli C., Concepimento senza sessualità,
Il Diritto della Famiglia e delle Persone, luglio-dic. 1987, 1449-1465.
Slade P., Sexual attitudes and social
role orientation in infertile women, Jounal of Psychosomatic
Research, 25, 3, 1981, 183-186.
Struzziero E., Corbo M., L'inseminazione
artificiale eterologa (IAD): implicazioni psicologiche, Sessuologia,
2, 1987, 113-115.
Tavaglini T., Rifelli G., Psicologia e
sessualità nella coppia sterile: 1. Il ruolo dello psicologo,
Rivista di Sessuologia, 8, 2, 1984, 63-72.
Tavaglini T., Rifelli G., Treu E., Melega
C., Flamigni C., Psicologia e sessualità nella coppia
sterile: 2. Valutazioni psicocliniche, Rivista di Sessuologia,
9, 2, 1985, 36-43.
Venturini R., Simonelli C., Acocella A.M.,
Le nuove tecniche di fecondazione: paternità e maternità
in un mondo che cambia, Lo Psicologo, 3, 1986, 50-54.
Wright J., Allard M., Lecours A., Sabourin
S., Psychosocial distress and infertility: a review of controlled
research, International Journal of Fertility, 34, 2, 1989,
126-142.
Wright J., Duchesne C., Sabourin S., Bissonnette
F., Benoit J., Girard Y., Psychosocial distress and infertility:
men and women respond differently, Fertility and Sterility,
55, 1, 1991, 100-108.
http://www.in-psicoterapia.com
© 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati

|