Veglia, sonno profondo (o sonno NREM), sonno desincronizzato
(o sonno REM) sono tre stati diversi, ma strettamente integrati,
della complessa attività del S.N.C., e rappresentano il
continuum vitale dell'uomo.
Prima di descrivere le loro diversità fenomenologiche e funzionali, debbo
sottolineare che questi tre stati sono sottomessi ad una regola fondamentale
che si potrebbe definire "della separazione e della non interferenza".
Nella normalità infatti, questi stati sono
nettamente separati l'uno dall'altro, il passaggio avviene in
maniera graduale e codificata, particolari meccanismi neurofisiologici,
tramite la loro attivazione o disattivazione, impediscono qualsiasi
interferenza o sovrapposizione.
Nella patologia questa regola viene meno, tanto da ritenere che la sovrapposizione
o l'interferenza tra questi stati, sia un segno patognomonico del disfunzionamento
mentale. Ne citerò due per esemplificare. Da una parte la narcolessia;
la cui genesi è legata alla netta riduzione del tempo che deve intercorrere
tra la fine dello stato di veglia e l'inizio della fase REM: arco di tempo definito
"latenza REM" e che nell'uomo ha una durata media di 70'-80'. Questo
passaggio nella narcolessia avviene invece d'emblèe creando i tipici
segni del disturbo: l'incoercibile sonnolenza e la caratteristica atonia muscolare.
Dall'altra le allucinazioni del delirium tremens
che sono dovute ad una sovrapposizione della fase REM nello stato
di veglia.
***
Lo stato di veglia è caratterizzato da attenzione,
autoconsapevolezza e possibilità di compiere azioni altamente
finalizzate. Affinché si realizzino queste funzioni è
necessario che il S.N.C. si trovi nelle seguenti condizioni:
a) integrità della corteccia cerebrale, metabolismo
cerebrale implicante un maggior consumo di glucosio ed attività
elettrica cerebrale rapida e di basso voltaggio (onde alfa e beta);
b) attivazione di tutta una serie di apparati sottocorticali,
dal bulbo all'ipotalamo, che sono influenzati ed influenzano la
corteccia;
c) contemporanea inibizione di alcuni meccanismi
deputati al sonno, in primo luogo il sistema ponto-genicolo-occipitale
(PG0).
"Anatomicamente il sistema di veglia è
costituito da una rete di neuroni situati nella formazione reticolare
mesencefalica. Durante la veglia questi neuroni eccitano la corteccia
per mezzo di neurotrasmettitori, in particolare l'acetilcolina:
essi stessi ricevono un innervamento noradrenergico che proviene
in particolare dal locus coeruleus. Tutto funziona come se numerosi
meccanismi di controllo impedissero al sonno di sopraggiungere
durante la veglia e l'inizio del sonno. I due meccanismi di controllo
più importanti sono posti sia in una parte del sistema
di veglia (locus coeruleus), sia al livello del sistema del raphe
dorsalis (che è attivo durante la veglia, l'addormentamento
e il sonno leggero)" 2.
Comunque affinché avvenga il passaggio dalla
veglia al sonno NREM, sono necessarie almeno due condizioni fondamentali:
l'attivazione del ritmo circadiano e l'assenza di forti stimolazioni
sensoriali. Le caratteristiche del S.N.C. durante il sonno NREM
sono:
1) l'attività corticale si modifica fino a
costituirsi come un tracciato di onde lente e fusi;
2) una marcata diminuzione del consumo di glucosio
e di ossigeno della corteccia cerebrale, mentre le riserve energetiche
si accumulano nella glia, sotto forma di glicogeno;
3) l'inibizione dei centri aminergici.Sul piano fenomenologico
questo stato comporta una perdita di consapevolezza, una riduzione
del tono muscolare ed una riduzione della recettività agli
stimoli esterni. Possono comparire attività mentali che
sono caratterizzate da un pensiero lucido astratto, in genere
privo di immagini. Siamo così arrivati all'aspetto più
complesso, che è il sonno desincronizzato o paradosso
(o sonno REM) che è così caratterizzato:
1) L'attività corticale è caratterizzata
da un tracciato EEG molto simile a quello della veglia.
2) L'attività metabolica cerebrale è
aumentata notevolmente.
3) Una serie di parametri biologici fondamentali
subiscono profonde variazioni: come l'inibizione del tono muscolare
e la caduta della omeotermia.
4) L' attivazione del sistema PGO.
5) Inoltre è fondamentale, perché si
instauri la fase REM, la presenza di una situazione di estrema
sicurezza e tranquillità come risulta dagli studi di M.
Jouvet."Si vede che il sogno è possibile solo dopo
la verifica di numerosi sistemi di sicurezza: questa protezione
sembra molto adeguata, perché il sonno si accompagna ad
un aumento della soglia della veglia e ad una paralisi quasi totale.
Sordo, cieco, paralizzato, l'animale diventa molto vulnerabile:
non può sognare se non è al sicuro". 2
"Questa nozione di sicurezza è importante
ed esplicita in parte le variazioni della durata del sogno in
differenti specie: gli animali cacciati, che sono raramente al
sicuro, dormono poco, il loro sonno è molto leggero e la
durata totale dei periodi di sonno paradosso non eccede i 15-20
minuti nelle 24 ore; invece i cacciatori (carnivori) ed il gatto
domestico, quando è perfettamente al sicuro e non deve
cacciare per nutrirsi, dormono molto e la durata del sonno paradosso
può superare i 200 minuti ogni 24 ore" 2.
E' utile sottolineare questi due aspetti. Il sonno
paradosso è protetto da una serie di passaggi, quasi a
significarne l'estrema importanza, ma anche l'estrema vulnerabilità;
e che una situazione di sicurezza influenza favorevolmente la
durata del sonno REM. Mi sembra interessante e possibile poter
collegare quest'ultima peculiarità con la fase endouterina,
che sicuramente rappresenta nell'uomo il massimo di sicurezza
rispetto a fattori traumatici esterni. Poiché la fase REM
è collegata con la produzione onirica, dobbiamo cercare,
a questo punto, di comprendere quale può essere il legame
tra attività onirica ed evoluzione dell'uomo.
Abbiamo già descritto quali sono i fenomeni
caratteristici di questo stadio: attività cerebrale rapida,
simile a quella della veglia; completa inibizione del tono muscolare;
presenza di rapidi movimenti oculari; recettività per gli
stimoli interni, nettamente aumentata rispetto alla fase NREM;
incrementa il metabolismo cerebrale; l'attivazione del sistema
PGO. Ma il dato più singolare è la caduta della
regolazione omeostatica in genere, della omeotermica in particolare.
E' questo uno dei dati meno comprensibili che fa
dire a M. Jouvet: "... non si capisce come il sogno possa
costituire un vantaggio evolutivo, dal momento che corrisponde
allo stato in cui l'animale è più vulnerabile: lo
stato di sogno è in effetti il momento più pericoloso
del ciclo a tre tempi sonno-veglia-sogno, poiché il cervello
chiude la porta al mondo esterno, e dunque agli eventuali pericoli,
per aprirsi ad un programma endogeno". 2
Questa singolarità, inspiegabile in termini
evoluzionistici, deve però essere compresa, altrimenti
si rischia di perdere in gran parte il significato della fase
REM. Ma soprattutto deve essere compreso perché mai in
questa fase, viene meno il meccanismo di autoregolazione della
temperatura corporea, che come sappiamo, è un meccanismo
fondamentale di sopravvivenza per gli animali omeotermi che, come
è noto, sono animali evoluti rispetto a quelli poichilotermi.
Perché mai gli animali omeotermi, durante
la fase REM, si trasformano, momentaneamente, in poichilotermi?
Per fornire una possibile ipotesi esplicativa bisogna
tenere presente una ulteriore differenza fondamentale: mentre
per gli animali poichilotermi, i neuroni continuano a riprodursi,
negli animali omeotermi, i neuroni non solo non si riproducono
dalla nascita in poi, ma dai 20 anni in poi inizia una loro fisiologica
distruzione.
Questa specificità anatomica, sembrerebbe
essere penalizzante e comportare, per gli animali omeotermi, una
minore capacità di immagazzinare memoria o comunque di
modellare funzionalmente la rete neuronale in funzione dell'apprendimento.
Invece forse è vero proprio il contrario!
Infatti noi sappiamo che le informazioni si fissano
a livello sinaptico: se le cellule nervose si rinnovassero continuamente,
inevitabilmente quelle nuove potrebbero trasmettere solo il patrimonio
genetico mentre l'informazione acquisita andrebbe perduta. La
divisione delle cellule comporterebbe inevitabilmente la perdita
dell'informazione con la formazione di nuovi circuiti che sarebbero
sì pronti e recettivi a nuove informazioni, ma perderebbero
quelle acquisite in precedenza. Dobbiamo dedurne che è
di fondamentale importanza la persistenza dei ricordi delle esperienze
precedenti che evidentemente ricoprono un ruolo importante rispetto
alla continuità ed alla identità dell'individuo.
Identità che si identifica non tanto con le strutture,
quanto piuttosto con la storia ed il ricordo della storia di ogni
singolo individuo. Quindi l'omeotermia, meccanismo evolutivo fondamentale,
si è evoluto di pari passo con la fase REM, altro meccanismo
evolutivo fondamentale. Ma l'omeotermia si è anche parallelamente
evoluta con la non riproduzione dei neuroni. E' probabile che
in questa complessità si dovesse costituire una nuova modalità
che permettesse al S.N.C. di "processare" correttamente
e continuamente le nuove informazioni. La fase REM potrebbe essere
devoluta esattamente a questo compito: l'elaborazione ed il mantenimento
dei ricordi o delle tracce mnesiche. Perché mai poi ci
sia una contemporanea caduta del meccanismo omeotermico, lo vedremo
successivamente.
Ma seguiamo ancora M. Jouvet. "Lo studio dell'omeostasi
potrebbe offrire qualche dato ulteriore: esiste in effetti, nel
corso del sonno paradosso, una continuità ontogenetica
tra i movimenti del feto (di topo o di cavia) in utero, quelli
del topolino o del gattino neonato nei quali il sistema di inibizione
posturale non è ancora funzionante - ed il comportamento
onirico dell'adulto. I movimenti del feto sono senza dubbio l'espressione
motrice della formazione di sinapsi preformate geneticamente nel
corso della maturazione del S.N.C. Noi sappiamo in effetti che
l'ambiente può modificare l'organizzazione funzionale e
anatomica del cervello. E' così che l'attività corticale
unitaria e l'organizzazione dei dendriti nella corteccia visiva
possono essere modificate nei gattini mediante la occlusione prolungata
delle palpebre, o che l'aspetto architettonico o enzimatico della
corteccia può essere alterato nel topo dall'isolamento
o dalla iperstimolazione sensoriale. Sembra dunque difficile capire
come una programmazione genetica definitiva, stabilita al fine
di una maturazione, possa essere efficace per organizzare dei
futuri comportamenti innati a dispetto delle modificazioni plastiche
sinaptiche indotte dall'ambiente. Inoltre la programmazione genetica
definitiva di centinaia di miliardi di connessioni sinaptiche
richiederebbe un numero di geni ben superiore a quelli che esiste
nel genoma. Per questo motivo sembrerebbe più soddisfacente
il concetto di una programmazione genetica ricorrente e periodica". 2
Il meccanismo di questa programmazione
ricorrente viene definita da Jouvet "apprendimento filogenetico
endogeno". A riprova di questa sua tesi endogena, Jouvet
ha evidenziato nel gatto alcuni comportamenti ottenuti mediante
l'ablazione di alcune parti del nucleus coeruleus che è
deputato ad inibire l'attività motoria. Durante la fase
REM, il gatto può quindi muoversi e si evidenziano comportamenti
non finalizzati e ripetitivi: sequenze di esplorazione, di avvicinamento
alla preda, di pulizia del corpo etc. La differenza fondamentale
tra questi comportamenti in fase REM, e quelli che avvengono nello
stato di veglia, è che in quest'ultimo caso, ogni comportamento
è sempre diretto verso un oggetto dell'ambiente esterno.
Che tutto questo possa servire ad una ripetizione e ad un apprendimento
di schemi endogeni, cioè innati è
plausibile. Ma temo che questo non sia applicabile all'uomo,
visto che in questi comportamenti innati, rispetto a quelli appresi,
sono veramente minimi. Ancora una volta l'osservazione in laboratorio
ed esclusivamente sugli animali, comporta risultati e teorie che
non sono applicabili ed estensibili all'uomo, la cui complessità
comporta schemi interpretativi diversi. Nell'uomo dobbiamo ritenere
che durante la fase REM, il S.N.C. si esercita con quei residui
di memoria a breve termine (derivanti dalle esperienze quotidiane)
e che cerca non solo di vagliarle ed approfondirle, ma anche di
fare quello che Piaget definisce "il gioco interiore della
mente". Provare cioè nuove soluzioni o nuove associazioni
per tentativi ed errori. Cosa resa possibile dal fatto che l'inibizione
della motricità impedisce un pericoloso quanto cieco passaggio
all'atto. Il fatto che Jouvet abbia dimostrato che in fase REM
l'animale è cieco e sordo ad ogni stimolo esterno, testimonia
semplicemente la non recettività a stimoli provenienti
dall'esterno. Ma è proprio questa situazione che rende
possibile e favorisce una maggiore recettività agli stimoli
interni, cioè ai ricordi. Che tutto questo debba avvenire
in una situazione di estrema protezione, di inibizione motoria
e con un massiccio dispendio energetico e metabolico è
perfettamente logico e comprensibile e soprattutto è testimonianza
dell'estrema complessità ed importanza della fase REM.
Ma la domanda che dobbiamo porci, ed alla quale occorre dare una
risposta, è perché in questa fase viene meno il
meccanismo omeostatico di cui la perdita dell'omeotermia, ne rappresenta
l'aspetto più eclatante.
Sembrerebbe poco logico e poco comprensibile: un
processo evoluto, come l'omeotermia, viene meno in una fase che
abbiamo visto ha bisogno di grande sicurezza e protezione. Sembra
veramente paradossale! Credo che sia proponibile una ipotesi che
apra ad ulteriori approfondimenti. La caduta dei meccanismi omeostatici
nella fase REM, rende questa situazione aperta e non codificata,
capace di massima recettività e libertà a differenza
della situazione omeostatica che ben sappiamo preservando l'organismo
da possibili variazioni serve a mantenerne la stabilità.
Stabilità che se è utile sul piano fisiologico lo
è molto meno su quello dello sviluppo psichico che implica
e necessita di un maggior grado di libertà. Quindi dobbiamo
ritenere che la singolarità della fase REM sia proprio
quella di essere alla base della creatività e del nuovo
e quindi costituisca un momento fondamentale per lo sviluppo e
l'evoluzione psichica dell'uomo. La veglia ed il sonno NREM, visti
in chiave evoluzionistica, presentano una peculiarità comune
che li rende fondamentali per la sopravvivenza. La veglia permette
un rapporto con la realtà finalizzato alla difesa, alla
ricerca del cibo della sicurezza, del partner ecc. Il sonno NREM
(perlomeno per le specie più evolute che ne sono provviste)
serve fondamentalmente per la reintegrazione delle energie consumate
in questa attività. Ambedue gli stati sono regolati dal
principio di omeostasi: cioè la tendenza da parte dell'organismo
a mantenere stabili i principali parametri biologici. Aspetto
necessario e fondamentale per un corretto mantenimento di un assetto
biologico ottimale al fine di un corretto adattamento alla realtà.
La fase REM in questa, ottica sembra essere uno stato
regressivo, o comunque non funzionale. Ma se vogliamo dare un
senso a questa "singolarità" dobbiamo ritenere
che proprio questo liberarsi delle regole omeostatiche, conferisce
allo stato REM una peculiarità: quella di poter attendere,
non all'adattamento ed alla ripetitività, ma alla novità
ed alla creatività.
E perché questo possa accadere è necessario,
come ha ampiamente dimostrato M. Jouvet, che ci sia uno stato
di sicurezza e di tranquillità. Alcuni AA. 1 hanno definito
i sogni come "figli di un cervello ozioso". Definizione
sicuramente affascinante ma che forse rende meno l'idea rispetto
al considerare l'attività onirica come "un gioco della
mente". Di quella mente che dopo aver messo in atto le fondamentali
funzioni cognitive e razionali, necessarie alla sopravvivenza,
ed all'adattamento, può permettersi il lusso di dare spazio
ad una attività mentale che abbia sempre più le
caratteristiche dello psichico. Ed ove per psichico ovviamente
intendo prevalentemente l'attività inconscia. Il sogno:
funzione e significato. Ed è in questo contesto che dobbiamo
inserire la possibilità di comprendere le funzioni ed il
significato del sogno. Il sogno ha caratteristiche di tipo allucinatorio,
nel senso che colui che sogna, non è consapevole del suo
particolare stato psicologico, ma vive come vere le immagini o
le parole del sogno: il sogno è caratterizzato da immagini
molto vivide, accompagnate spesso da sensazioni uditive e di movimento:
quindi nel sogno sono impegnate la sensorialità visiva,
uditiva e cenestesica, meno gli altri sensi come il gusto, l'olfatto
o il tatto. Intense invece possono essere le emozioni che variano
dalla gioia all'angoscia.
- Sul piano fenomenologico il sogno è caratterizzato
da tre processi fondamentali (J. Allan Hobson, 1987);
- L'attività del S.N.C. che corrisponde
appunto alla fase REM.
- Il blocco delle afferenze sensoriali tramite
una prima inibizione presinaptica del terminali afferenti dei
nervi cutanei, e da una ulteriore inibizione dei livelli più
elevati dei circuiti sensoriali. Blocco delle afferenze motorie:
questo fenomeno è dovuto ad una inibizione post-sinaptica
dei motoneuroni della via finale comune situata nel midollo spinale
e nel tronco encefalico.
- La generazione di segnali interni che vengono
vissuti, a causa della interazione sensoriale, come provenienti
dall'esterno.
"Sulla base di questi tre processi, il cervello
si prepara a processare l'informazione che proviene dal suo interno,
ad escludere i dati provenienti dall'esterno ed a non agire in
rapporto alla informazione generatasi al suo interno" (J.
Allan Hobson, 1987).
Certamente questi dati sono validi, ma la neurofisiologia
non può dirci nulla di più circa il significato
delle informazioni interne. E' evidente che le informazioni interne
nascono dall'esperienza, dalla memoria dei residui diurni, ma
anche e soprattutto dalla organizzazione psichica complessiva
del soggetto. Infatti che prevalga una struttura di inconscio
rimosso o uno stato di inconscio mare calmo, la produzione onirica
è molto diversa (vedi 6).Sulla base delle nozioni di neurofisiologia
e delle esperienze cliniche, il sogno può essere considerato
come una particolare modalità di pensiero, che permette
al soggetto non solo di rappresentarsi la sua situazione interna,
ma anche di tentare soluzioni, più o meno incongrue, delle
sue problematiche e delle sue conflittualità. Il sogno
è un momento di riflessione ed un tentativo di soluzione
di problemi o di conflitti mediante la rappresentazione drammatica,
come in uno scenario teatrale, delle pulsioni, delle angosce,
delle speranze e dei desideri. In una parola con tutta la sua
complessa e più profonda struttura psichica del sognatore.
E' quindi il sonno che permette l'emergere del sogno e non viceversa.
Già da decenni, sulla base di considerazioni di clinica
psicoanalitica, avevamo contestato questa affermazione di Freud,
ma se fosse necessario oggi possiamo ultimare anche un dato che
ci proviene dagli studi di neurofisiologia del sonno. L'evidenziamento
di una specifica funzione neurofisiologica, il CAP (Cyclic Alternative
Pattern) (vedi 7) meccanismo che serve a stabilizzare il sonno
e che serve solo durante la fase REM, è una conferma ulteriore,
su base neurofisiologica, che il sogno non è l'esaudimento
allucinatorio dei desideri", necessario per proteggere il
sonno. Le funzioni del sonno sono invece molteplici e non del
tutto chiarite. Le più importanti sono. attivare i circuiti
cerebrali, attivare il passaggio delle informazioni dalla memoria
a breve termine a quella a lungo termine ed inoltre, probabilmente,
eliminare una serie di informazioni inutili o superflue. Ma sicuramente
il sogno assolve anche una funzione, quella forse da più
tempo accertata, di aprire al mondo dell'inconscio, avendo parzialmente
chiuso, con il sonno, al mondo esterno. Ma prima di affrontare
questo problema, credo sia necessario sottolineare un particolare
aspetto del sogno.
Noi sappiamo che il sogno avviene, e probabilmente
occupa gran parte della fase REM, che nell'adulto corrisponde
circa il 20% del sonno totale, ovverosia circa 80-90 minuti per
notte. Sappiamo inoltre che il sogno, per quanto articolato e
complesso, può avvenire nell'arco di pochi secondi. Ora,
mediamente, a parte rare eccezioni legate ad un sonno molto leggero
ed interrotto, al mattino in genere si ricordano solo pochi sogni.
Quindi dobbiamo ritenere che di tutta la complessiva produzione
onirico, noi riusciamo a ricordarne solo una parte minima. Dobbiamo
dedurre che ci deve essere una differenza tra la complessiva attività
onirica ed il sogno o i sogni che ricordiamo. Nel senso che probabilmente
l'attività onirica nel suo insieme ha funzioni numerose
e complesse, il sogno ricordato ha una funzione specifica diversa.
I sogni che si ricordano, riguardano esperienze oniriche significative
e strettamente collegate con le dinamiche psicologiche conflittuali
o comunque più importanti in quel momento, per quella persona.
Possiamo pertanto pensare che i sogni che si ricordano, sono tentativi
di visualizzare ed a volte tentativi di risoluzione, di conflitti,
problemi o di particolari dinamiche psicologiche del soggetto.
Il linguaggio del sogno. Il sogno si esprime mediante un linguaggio,
la cui caratteristica fondamentale è di essere costituito
prevalentemente per immagini. Il bambino conosce il mondo attraverso
le sensazioni tattili, acustiche ma soprattutto visive. All'inizio
non c'è il verbo, ma l'immagine, che deve essere distinta
dalla pura sensazione visiva, perché indice di una capacità
di organizzazione psichica più complessa. Il bambino recepisce
miriade di sensazioni visive, le seleziona e le elabora soprattutto
sulla base della continuità e della ripetitività
dell'oggetto. Dal momento che riesce a formare le immagini, il
bambino comincia a crearne di nuove ed a giocarci: il sogno può
essere visto come continuazione di questa attività ludica.
Il linguaggio onirico è un linguaggio prevalentemente per
immagini, e di queste conserva due proprietà caratteristiche:
la sinteticità e l'ambiguità.
Su un piano evolutivo culturale, possiamo paragonare
il sogno alla scrittura ideografica che è più universale,
ma meno definita di quella fonetica. L'immagine ci fornisce infatti
una informazione più rapida e sintetica, ma in qualche
modo anche meno definita e precisa. Ovverosia l'immagine, più
della parola, può avere significati multipli, perché
l'immagine rende possibili due meccanismi: la condensazione e
lo spostamento. In questo modo una immagine può fondersi
o sostituirsi ad un'altra, dando luogo al simbolo, che sulla base
di connessioni profonde può rappresentare, al di là
delle apparenze qualche cosa di diverso. A differenza del segno
che indirettamente rimanda alla presenza di una realtà
precisa e del segnale che è un indice convenzionale ed
esplicito. Sono inoltre caratteristiche del linguaggio onirico
altre due modalità, tipiche del processo primario: assenza
delle categorie temporo-spaziali e persistenza del principio di
contraddizione, per cui possono accadere cose antitetiche ed opposte,
senza che questo desti nel sognatore, stupore o incredulità.
Quindi la struttura del linguaggio onirico è caratterizzata
da spostamento, condensazione, simbolismo, assenza del principio
di continuità e contiguità e di quello di non contraddizione.
Se questa è la struttura del linguaggio onirico, i contenuti
sono immagini che possono derivare da:
a) immagini riguardanti il passato;
b) immagini tratte da situazioni presenti (resti
diurni);
c) costituzione di immagini completamente nuove.
Le scene possono essere semplici o molto complesse
ed articolate. Normalmente il soggetto vive il sogno come realtà;
a volte invece "sa" che sta sognando. Questa evenienza
può indicare un tentativo di superamento dell'angoscia,
nel senso che se il contenuto del sogno suscita angoscia, pensare
che si sta sognando, è un modo per sdrammatizzarlo. L'esperienza
onirica viene successivamente, nella veglia, organizzata in un
racconto del sogno che ascoltato e recepito dal terapeuta ne rende
possibile l'interpretazione.
BIBLIOGRAFIA
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(a cura di): Sogni: figli di un cervello ozioso, Bollati
Boringhieri, Torino, 1991.
- JOUVET M.: La natura
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- HOBSON J.A.: La
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- LALLI N.: Manuale
di Psichiatria e Psicoterapia (con riferimento al capitolo
"Sonno: normalità e patologia"), Liguori, Napoli,
1991.
- LALLI N., FIONDA A.:
L'altra faccia della luna. Il mistero del sonno. Il problema
dell'insonnia, Liguori, Napoli, 1994.
- LALLI N.: L'inconscio
nella psicoanalisi. La psicoanalisi dell'inconscio, Psicobiettivo,
XV, n. 2, 1995.
- TERZANO M.G. e coll.:
The cyclic alternating pattern as a phisiologic component of
normal NREM sleep, Sleep 8.2.1995.
http://www.in-psicoterapia.com
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