L’attore transpersonale

Il training sull’attenzione/consapevolezza nel teatro di ricerca
 

Michele Cavallo *

(in corso di stampa su: "INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria" n. 34)

 



(estratto dell’articolo)


1. Coscienza trasparente

    Nella ricerca teatrale degli ultimi anni sono stati approntati metodi e concetti che hanno ridefinito la formazione dell’attore. Alcuni di questi riguardano lo stato di coscienza che l’attore deve avere (e di fatto ha) quando recita e i modi per favorire la sua comparsa. Si è parlato di "ispirazione", di "stato creativo", noi preferiamo la formula "coscienza trasparente", adottata da J. Grotowski. Nella terminologia di Grotowski questa consisterebbe nella realizzazione di un io allargato, capace di trascendere la coscienza egoica e assurgere ad un livello di coscienza aperta, intuitiva, capace di comprendere sia gli aspetti inconsci che "superconsci".
    Nella coscienza ordinaria la consapevolezza è, per Grotowski, delimitata dagli oggetti interni; in tale stato si è ancorati a "questo" pensiero, a "questa" immagine, a "questa" emozione. Si può dire anche che ci si identifica con questi contenuti.
    Invece in uno stato di coscienza trasparente, lo spazio interno è più ampio; diciamo che quando in genere una persona si trova in uno stato di coscienza simile comincia a percepire precisamente quello che succede dentro e comtemporaneamente fuori. Tutto ciò che si muove all’interno, l’agitazione delle emozioni, delle sensazioni, delle immagini, si può manifestare nel movimento, nella danza, ma al fondo si conserva un atteggiamento sereno, trasparente. Qui l’attore non attua una fuga dalla coscienza, ha reso la coscienza più vasta: la coscienza comincia a diventare spaziale, trasparente, i riflessi sono estremamente pronti e c’è qualcosa di luminoso che si intravede (cfr. Grotowski, 1982-83, passim).
    In questa descrizione il lavoro dell’attore viene fatto coincidere con un’espansione del mondo interiore. Ma come arriva l’attore a fruire di questo stato in cui c’è un fluire di energia libera, non più impiegata a difendere una immagine ordinaria dell’Io?
    Altri autori hanno parlato di questa espansione del mondo interiore nell’attore.
    Per Y. Oida (1993) il compito dell’attore va molto al di là della "recitazione": è indispensabile allargare l’orizzonte affinché si diventi consapevoli della realtà dell’universo come della realtà quotidiana .
    L. Jouvet (1994) rivolgendosi ai suoi attori indica l’attenzione come il processo responsabile di tale trasformazione:

L’attenzione. Innanzi tutto devi considerare l’attenzione globale, la giusta ricettività. Ascoltare, teso, fino a essere vuoto di te stesso.. Questo vuoto di sé, necessario a ogni operazione sensibile, è la cosa importante. Questo stato, questo vuoto, questa presenza, questa possessione di sé e questa capacità sensibile nuova e rinnovata! (pp. 201-203 modif)     La concentrazione dell’attenzione permette di "svuotarsi di sé", uscire dai confini dei sistemi psicologici ordinari e mettersi in una "disposizione di ricettività". Per fare ciò, secondo un altro grande maestro della ricerca teatrale, un attore deve prima di tutto lavorare sul proprio corpo, affinché esso diventi aperto, affidabile e coerente in tutte le sue reazioni; poi sviluppare le sue emozioni, in modo che esse non rimangano al livello più basso rivelando così un cattivo attore. Essere un buon attore significa aver sviluppato in sé la capacità di percepire, apprezzare ed esprimere uno spettro di emozioni, dalle più basse alle più elevate. Un attore deve sviluppare la sua conoscenza, e in seguito la sua capacità di comprensione, fino al punto in cui la sua mente entra in gioco nella maniera più vigile, per apprezzare il valore di ciò che sta facendo (Brook, 1988, p. 212).     Ciò che sembra preoccupare maggiormente questi autori non è tanto la prestazione dell’attore ma la sua formazione interiore, la sua coscienza che nello stato ottimale lo condurrà a quell’esperienza di "coscienza trasparente" di cui parla Grotowski.
    Ma come articolare in termini e procedure fruibili una formula suggestiva ma alquanto misteriosa? Per cominciare possiamo tentare una "ermeneutica" dei termini e delle tecniche. Nella letteratura psicologica, ad esempio, la formula di "coscienza trasparente" può trovare un corrispettivo in "flusso di coscienza". [...]

Psicologo*

 


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