IL SOGNO IN PSICOTERAPIA
COME DESIDERIO E COME RELAZIONE DI AIUTO

Paolo Gentili  *

Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria
n° 31, maggio – agosto 1997, pp. 22-33

(estratto dell’articolo)

 

1. PREMESSA

Di fronte ad una azione complessa come è quella del sognare è senza dubbio errato, nel senso di essere non solo riduttivo ma anche fondamentalmente falso, affermare di "sapere sempre ciò che sta facendo" il paziente ed, in particolare, "ciò che ha sognato" (o non sognato). Infatti tutta la letteratura riguardo al sogno, visto come realtà ricordata e narrata in un contesto psicoterapeutico e sottoposta alla ricerca analitica di un significato, afferma l'esigenza che la comprensione di un sogno e la individuazione dei suoi significati implichi sicuramente più di un percorso per trovarne il senso (Schafer, 1976). Il soggetto infatti, per così dire, con il sogno sta facendo assai più di quanto egli stesso se ne renda conto (Schafer, 1983) e conseguentemente occorre utilizzare più percorsi euristici per comprenderne la realtà (Schafer, 1976).

D'altra parte questa verità è stata da sempre riconosciuta dall'uomo che da millenni affida al sogno stesso varie funzioni e significati riguardanti il destino dell'uomo, la sua profonda ed insondabile costituzione psicofisica e la sua situazione esistenziale, il contatto con il trascendente e con il divino, con il tempo e con lo spazio, con gli antenati. Spesso considerati strani, misteriosi, amati e temuti, i sogni da sempre sono stati visti come prodotti umani, e talora con implicazioni divine, pieni di fascino e di mistero. Molteplici, inoltre, sono state le ipotesi riguardanti la loro genesi, la loro finalità, i loro significati palesi e soprattutto nascosti.

Nel particolare contesto della psicoterapia psicoanalitica la riflessione sia nel campo della speculazione teorica ma anche e soprattutto in quello della clinica ha permesso da tempo di attribuire al sogno alcune caratteristiche intrinseche e peculiari.

Genericamente, è per lo più riconosciuto che il sogno rende consapevole e comunicabile la natura e la complessità del mondo interno del sognatore, specie in un contesto, quello psicoterapeutico, in cui il paziente-sognatore esprime anche attraverso il sogno il desiderio e l'angoscia di conoscersi, proprio per potersi riconoscere e viversi in una pienezza di espressioni non limitata dalla sua malattia.

Attualmente il progredire delle ricerche in ambito neurofisiologico e psicofisiologico ha senza dubbio portato a molte conoscenze sul processo del sognare: così sono ormai note le vie neuronali, biochimiche ed ormonali di comparsa e di percorso di tale attività psichica. Nell'ambito del pensiero psicoanalitico invece, nonostante i tentativi sperimentali di collegare i risultati riguardanti le strutture biologiche coinvolte nella formazione del sogno con il suo "significato interno" intrapsichico, rimangono tuttora aperte numerose questioni sul suo significato, specie in riferimento ai diversi livelli di funzionamento della psiche umana.

Allo scopo di portare un ulteriore contributo a questa ricerca, si è cercato di considerare i molteplici contributi "storici" dei vari modelli psicodinamici (in particolare quelli relativi alla psicoanalisi freudiana, all'analisi junghiana, alla psicologia dell'Io, alle teorie delle relazioni oggettuali, alle teorie della comunicazione). In questo lavoro si propone la tesi che il sogno possa essere considerato, nel contesto terapeutico, come espressione della costruzione di una storia (il sogno narrato) in cui sono presenti elementi della storia del soggetto e della sua vita presente e la cui comparsa è fondamentalmente attribuibile alla relazione terapeutica così come si svolge nello "spazio mentale", costruito durante il processo terapeutico sia dal paziente che dal terapeuta. [ ¼ ]

 

* Dipartimento Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica, Facoltà di Medicina
Università "La Sapienza" di Roma

 

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