Ipocondria e

immagine corporea

Vezio Ruggieri*, Maria Castellano**, Marilisa Fiocca**

*Docente di psicofisiologia clinica Un. La Sapienza - Roma
**Psicologo
 

"INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n° 36-37, gennaio-agosto 1999, pagg. 86-94, Roma



INTRODUZIONE


    Nella presente ricerca intendiamo mettere a fuoco le relazioni ipotetiche tra atteggiamenti ipocondriaci e alcune modalità di costruzione dell' immagine corporea. Alla base di questa ipotesi c' è un particolare modello che inquadra il fenomeno ipocondria all' interno di processi psicofisiologici (Ruggieri, Castellano,1993). Questo modello si fonda su due pilastri fondamentali che sono quello del narcisismo e quello del ruolo del corpo nella produzione di segnali. Questi due pilastri concettuali sono, a loro volta, strettamente collegati tra loro. Abbiamo definito il narcisismo attraverso una rilettura psicofisiologica di alcuni concetti di Kohut: punto centrale di questa operazione è nell' enfasi posta sul processo di integrazione di diversi livelli esperienziali, di cui quello corporeo costituisce l' insostituibile asse centrale. La patologia narcisistica è il risultato di difficoltà nel processo di integrazione da parte dell' Io di diversi livelli di esperienze fisiche e psichiche (Ruggieri, Fabrizio, 1994). Per capire questo processo è necessario immaginare il corpo come una sorgente continua di eventi/informazioni che devono essere integrati dal Sistema Nervoso Centrale. Tali informazioni hanno un' azione sul Sistema Nervoso Centrale che può essere sia di tipo eccitatorio che inibitorio. In altro lavoro per esempio,a questo proposito, abbiamo messo in evidenza l' esistenza di patologie da carenza di segnali di stop (Ruggieri, 1987). In questo caso, per la mancanza di segnali corporei, (provenienti dalla cute, dai muscoli,etc.) non si avrebbe un abbassamento del livello centrale encefalico di eccitazione (ansia). Nello stesso lavoro abbiamo ipotizzato che tale meccanismo di regolazione dei livelli di eccitazione centrale da parte della periferia del corpo, possa essere appreso nelle precoci fasi di sviluppo e diventare però nel tempo un tratto relativamente stabile di personalità. Lo sfondo culturale più remoto di questa concezione è costituito dalle brillanti ricerche di Harry F. Harlow e collaboratori (1959) sulle scimmie Rhesus. Nel suo esperimento, Harlow costruì due surrogati di madre: uno fatto da un cilindro di fili di ferro, l’ altro di legno , ricoperto di gommapiuma e rivestito di un tessuto spugnoso.
    L’ ipotesi da verificare era quella di vedere se le scimmiette avrebbero orientato o meno il loro "attaccamento" sulla base della nutrizione. I risultati dell’ esperimento verificarono che la variabile nutrizione non aveva alcun effetto sull’ attaccamento preferito dalle scimmiette: tutte passavano la maggior parte della giornata " attaccate" alla "madre di stoffa". Inoltre, esposte a stimoli paurosi, tutte quante si aggrappavano alla "madre di stoffa" e mostravano in tal modo di tranquillizzarsi. Riportando il discorso attorno al nostro tema dell' ipocondria, diciamo innanzitutto che ci riferiamo ad una dimensione e non ad una rigida categoria psichiatrica. In quanto dimensione, atteggiamenti ipocondriaci possono essere presenti in diversa misura in una popolazione di soggetti considerati da un punto di vista psichiatrico perfettamente normali. A questo punto formuliamo la nostra ipotesi circa l' ipocondria ricordando innanzitutto che l' operazione narcisistica fondamentale consiste nel dare coerenza e unità contestuale agli eventi corporei nei diversi livelli funzionali. Nell' ipocondria questo meccanismo sarebbe alterato per una difficoltà di tipo narcisistico (Ruggieri, Castellano, 1993) per la quale il soggetto non è in grado di operare l’ integrazione e la sintesi di diverse attività corporee. A causa di questa ipotizzata difficoltà alcuni eventi somatici non sarebbero ben inseriti nei giusti contesti funzionali. Alcuni eventi corporei finirebbero per risultare decontestualizzati. Tali eventi finirebbero per assumere il ruolo di segnali negativi inquietanti, eventi mal interpretabili in una rappresentazione ordinata dei normali processi corporei. Questo fenomeno della regolamentazione narcisistica degli eventi corporei è strettamente legato, secondo il nostro modello, a quel fondamentale fenomeno psicofisiologico che chiamiamo di costruzione dell' immagine corporea (Ruggieri, D'Ippolito, Sapora,1993).
    A proposito di immagine corporea noi superiamo l' antica distinzione tra schema corporeo e immagine corporea con Fisher:"Non ha molto senso parlare di una semplice e unitaria immagine corporea o schema corporeo. L’ organizzazione dell’ esperienza corporea è multidimensionale. In ogni momento un individuo può simultaneamente controllare tanti differenti aspetti del suo corpo, come la sua posizione nello spazio, l’ integrità dei suoi confini, il suo relativo rilievo nel campo percettivo totale, i cambiamenti nelle sue dimensioni apparenti, e così via". Per noi l' immagine corporea è una sorta di mappa corticale di tutti i livelli funzionali corporei che si traduce in immagine-rappresentazione che a sua volta organizza la stessa attività corporea. In altri termini la costruzione dell’ immagine corporea avviene attraverso la sintesi e l’ integrazione delle varie afferenze che, dalla periferia corporea, arrivano alla corteccia cerebrale (lobo parietale). Dunque l’ immagine corporea costituisce uno specchio dell’ attività della periferia corporea: ma tale attività è a sua volta modulata dalla stessa immagine corporea. Infatti, secondo la nostra ipotesi, il processo di costruzione dell’ immagine corporea sarebbe circolare e produrrebbe una corrispondenza tra la rappresentazione dell’ attività e l’ attività stessa. Perciò l’ immagine corporea assume un ruolo di "ponte"che si colloca tra periferia e centro (Ruggieri, D’ Ippolito, Sapora,1993). Pertanto diciamo che quando alcuni segnali corporei, per un disordine di tipo narcisistico, non sono ben contestualizzati a livello dell' immagine-rappresentazione del corpo stesso, finiscono con l' assumere il ruolo di eventi vaganti che rendono inquieta la stabilità omeostatica. Poiché la costruzione dell' immagine corporea si pone in una dinamica circolare rispetto al corpo, è possibile ipotizzare che l' immagine corporea non sia in grado di raccogliere e organizzare tutte le informazioni corporee. In altri termini, alcuni eventi corporei si sottrarrebbero a questo processo circolare che lega il corpo alla sua rappresentazione (immagine corporea).
    Quanto abbiamo finora affermato è però soltanto una cornice ampia. Nel presente lavoro intendiamo esaminare in modo più limitato solo un aspetto di questo complesso processo ipotizzato. Infatti, se la costruzione dell' immagine corporea è in gran parte il prodotto di sintesi di informazioni visive e cinestesiche provenienti dal corpo, ci chiediamo se ci sia un rapporto tra modalità dell' informazione sensoriale che esita nella costruzione dell' immagine corporea, e livelli delle diverse componenti/scale della dimensione ipocondriaca. A questo proposito ricordiamo brevemente che il nostro gruppo di lavoro ha elaborato un test che cerca di esaminare il peso che le informazioni sensoriali, tattili e visive delle diverse aree del corpo, hanno nella costruzione di mappe corticali centrali.[...]

 


L'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscrittiL'accesso on-line alle versioni integrali degli articoli è riservato agli iscritti ad

Clicca qui per accedere.


http://www.in-psicoterapia.com    © 1997 - 2008 Tutti i diritti riservati

Torna alla homepage      Fai clic sull'immagine per tornare indietro