"DISEGNO DI ... SOGNO"
Segni onirici narrati da Federico Fellini

 

Gianni Montesarchio * - Giorgia V. Margherita **

Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria
n° 31, maggio – agosto 1997, pp. 14-21

(estratto dell’articolo)

 

"Un film per me è veramente qualcosa di assai vicino a un sogno
amico ma non voluto,
ambiguo ma ansioso di rivelarsi
vergognoso quando viene spiegato,
affascinante finchè rimane misterioso."(F.Fellini)

1. Sogno e contesti

Questo lavoro ha come punto di partenza il "Libro dei sogni" di Federico Fellini, quel quaderno dove il regista annotava sotto forma di disegni, - "segnacci, appunti affrettati e sgrammaticati" li definiva lui stesso - i suoi sogni.

La produzione grafica di un grande narratore dell’onirico come Fellini è lo spunto per riflettere sul valore del sogno

• come narrazione che si trasforma e acquista senso e significato all’interno di relazioni e contesti;

• come primo resoconto interno che traduce emozioni, contenuti mentali in immagini ed attraverso linguaggi per immagini (il disegno come il teatro o il cinema), può aprirsi a spazi di riflessione e conoscenza.

L’oggetto-sogno da esperienza emotiva individuale acquista comunicabilità una volta tradotta in racconto, ed è di questo che ci occuperemo sottolineando l’impossibilità di trattare, dal nostro punto di vista, gli "eventi psichici" prescindendo da uno spazio relazionale, che comprende quindi uno spettatore.

Il sogno come racconto innesca una moltitudine di questioni sulle quali siamo chiamati ad intervenire in qualità di psicologi clinici - a chi è rivolto?, quale messaggio veicola?, quale domanda sottende?, quali obiettivi?.

In nostro aiuto intervengono modelli e tecniche "narrative altre", consentendoci di allargare i confini del nostro "territorio", e dandoci la possibilità di "sdoganare" il fenomeno-sogno dai rischi di una tradizione teorico-interpretativa che estrapola "fatti psicologici" dalla specificità delle relazioni che ne orientano i significati.

La produzione "onirica" di Fellini spazia e si trasforma creativamente in linguaggi e contesti differenti: dal sogno al disegno (passando per lo "schizzo") fino al film.

Questa è dunque un’opportunità per riflettere sulle trasformazioni del racconto del sogno, a partire dai codici di riferimento del contesto come "insieme di relazioni, e della loro struttura organizzata, entro la quale l’individuo vive l’esperienza" (Carli 1993).

Nelle civiltà antiche, come in quelle extraoccidentali, è evidente il rapporto strettissimo del sogno con la cultura, della quale esso è il prodotto. Le credenze relative al valore del sogno nell'esistenza umana, pratiche per procurarsi sogni utili, eliminare presagi infausti, le arti divinatorie, come "l’incubazione" degli antichi greci in "templi sacri", erano vere istituzioni culturali con fini ben precisi.

L’esperienza "individuale" del sogno si fa quindi oggetto di comunicazione tramite codici e linguaggi ancorati ad immagini collettive e a meccanismi di tipo sociale.

Una forma istituzionalizzata di traduzione del racconto del sogno, a noi più vicina, è l’utilizzo della Smorfia per il gioco del lotto, dove è chiaramente evidente il tradimento della dimensione "privata". Il racconto dell’individuo diventa "a-contestuale" per giungere ad una trasposizione in codici consensuali comuni (i simboli numerici).

Ci viene in mente l’immagine del "bersagliere a cavallo" - tratta dal libro e dal film di De Crescenzo "Così parlò Bellavista" - che non consente una traduzione in numeri - non esiste, è la risposta data dal traduttore alla signora che replica: ma quello per questo è un sogno.... -

La smorfia ad esempio, si avvicina a quelle dimensioni descritte da Carli (1996) come "modelli culturali" aree di condivisione simbolica - affettiva sugli oggetti e sugli eventi, nell’ambito di strutture sociali.

La creazione di tradizioni simboliche, definita anche come "letteratura", è una dimensione che concerne la conoscenza sulla realtà basata su investimenti emozionali. Su questo si fonda il consenso, si orientano i comportamenti sociali, e nasce l’"agire collusivo".

L’opera di Fellini, la sua arte, ha sicuramente mobilitato una vasta "letteratura" (intesa come condivisione di tradizione simbolica), anche in campo psicologico.

Bisogna però differenziare la "letteratura" dal "mandato sociale" sugli oggetti (Carli riporta proprio l’esempio dell’oggetto d’arte), dove il mandato sociale si fonda sul pensiero, sul progetto, su competenze.

In riferimento al racconto del sogno, muovendosi a contatto con l’ambito "letterario" "il mandato sociale" della psicologia clinica rimane pur sempre quello di una analisi dell’ evento in rapporto ad un contesto.

Interroghiamoci allora su come si trasforma questa comunicazione nei contesti, legati a referenti a scopi. Il sogno, quindi, come prodotto condizionato da finalità, obiettivi, messaggi. Per esempio: il racconto allo psicologo, allo psicoanalista, i numeri da giocare al lotto, il dichiarare "ti ho sognato" a qualcuno, la rappresentazione per scopi artistici (ma non terapeutici, attraverso il teatro), l’espressione privata di emozioni attraverso i disegni di un artista come Fellini, la loro trasposizione in immagini universali dei film. [ ¼ ]

 

* Docente di Teoria e tecniche del colloquio psicologico
presso l’Università "La Sapienza"

** Psicologo, collaboratore della cattedra di Teoria e tecniche del colloquio psicologico
presso l’Università "La Sapienza"

 


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