"Un film per me è veramente qualcosa di assai vicino a un sogno
amico ma non voluto,
ambiguo ma ansioso di rivelarsi
vergognoso quando viene spiegato,
affascinante finchè rimane misterioso."(F.Fellini)
1. Sogno e contesti
Questo lavoro ha come punto di partenza il "Libro dei
sogni" di Federico Fellini, quel quaderno dove il regista annotava sotto
forma di disegni, - "segnacci, appunti affrettati e sgrammaticati"
li definiva lui stesso - i suoi sogni.
La produzione grafica di un grande narratore dell’onirico
come Fellini è lo spunto per riflettere sul valore del sogno
• come narrazione che si trasforma e acquista senso e significato
all’interno di relazioni e contesti;
• come primo resoconto interno che traduce emozioni, contenuti
mentali in immagini ed attraverso linguaggi per immagini (il disegno come
il teatro o il cinema), può aprirsi a spazi di riflessione e conoscenza.
L’oggetto-sogno da esperienza emotiva individuale acquista
comunicabilità una volta tradotta in racconto, ed è di questo
che ci occuperemo sottolineando l’impossibilità di trattare, dal nostro
punto di vista, gli "eventi psichici" prescindendo da uno spazio
relazionale, che comprende quindi uno spettatore.
Il sogno come racconto innesca una moltitudine di questioni
sulle quali siamo chiamati ad intervenire in qualità di psicologi clinici
- a chi è rivolto?, quale messaggio veicola?, quale domanda sottende?,
quali obiettivi?.
In nostro aiuto intervengono modelli e tecniche "narrative
altre", consentendoci di allargare i confini del nostro "territorio",
e dandoci la possibilità di "sdoganare" il fenomeno-sogno
dai rischi di una tradizione teorico-interpretativa che estrapola "fatti
psicologici" dalla specificità delle relazioni che ne orientano
i significati.
La produzione "onirica" di Fellini spazia e si
trasforma creativamente in linguaggi e contesti differenti: dal sogno al disegno
(passando per lo "schizzo") fino al film.
Questa è dunque un’opportunità per riflettere
sulle trasformazioni del racconto del sogno, a partire dai codici di riferimento
del contesto come "insieme di relazioni, e della loro struttura organizzata,
entro la quale l’individuo vive l’esperienza" (Carli 1993).
Nelle civiltà antiche, come in quelle extraoccidentali,
è evidente il rapporto strettissimo del sogno con la cultura, della
quale esso è il prodotto. Le credenze relative al valore del sogno
nell'esistenza umana, pratiche per procurarsi sogni utili, eliminare presagi
infausti, le arti divinatorie, come "l’incubazione" degli antichi
greci in "templi sacri", erano vere istituzioni culturali con fini
ben precisi.
L’esperienza "individuale" del sogno si fa quindi
oggetto di comunicazione tramite codici e linguaggi ancorati ad immagini collettive
e a meccanismi di tipo sociale.
Una forma istituzionalizzata di traduzione del racconto del
sogno, a noi più vicina, è l’utilizzo della Smorfia per
il gioco del lotto, dove è chiaramente evidente il tradimento della
dimensione "privata". Il racconto dell’individuo diventa "a-contestuale"
per giungere ad una trasposizione in codici consensuali comuni (i simboli
numerici).
Ci viene in mente l’immagine del "bersagliere a cavallo"
- tratta dal libro e dal film di De Crescenzo "Così parlò
Bellavista" - che non consente una traduzione in numeri - non esiste,
è la risposta data dal traduttore alla signora che replica: ma quello
per questo è un sogno.... -
La smorfia ad esempio, si avvicina a quelle dimensioni
descritte da Carli (1996) come "modelli culturali" aree di condivisione
simbolica - affettiva sugli oggetti e sugli eventi, nell’ambito di strutture
sociali.
La creazione di tradizioni simboliche, definita anche come
"letteratura", è una dimensione che concerne la conoscenza
sulla realtà basata su investimenti emozionali. Su questo si fonda
il consenso, si orientano i comportamenti sociali, e nasce l’"agire collusivo".
L’opera di Fellini, la sua arte, ha sicuramente mobilitato
una vasta "letteratura" (intesa come condivisione di tradizione
simbolica), anche in campo psicologico.
Bisogna però differenziare la "letteratura"
dal "mandato sociale" sugli oggetti (Carli riporta proprio l’esempio
dell’oggetto d’arte), dove il mandato sociale si fonda sul pensiero, sul progetto,
su competenze.
In riferimento al racconto del sogno, muovendosi a contatto
con l’ambito "letterario" "il mandato sociale" della psicologia
clinica rimane pur sempre quello di una analisi dell’ evento in rapporto ad
un contesto.
Interroghiamoci allora su come si trasforma questa comunicazione
nei contesti, legati a referenti a scopi. Il sogno, quindi, come prodotto
condizionato da finalità, obiettivi, messaggi. Per esempio: il racconto
allo psicologo, allo psicoanalista, i numeri da giocare al lotto, il dichiarare
"ti ho sognato" a qualcuno, la rappresentazione per scopi artistici
(ma non terapeutici, attraverso il teatro), l’espressione privata di emozioni
attraverso i disegni di un artista come Fellini, la loro trasposizione in
immagini universali dei film. [ ¼
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