LA DIMENSIONE SIMBOLICA COME LUOGO E STRUMENTO DI CRESCITA PERSONALE

Francesco Bonsante *

Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria
n° 31, maggio – agosto 1997, pp. 36-43

In questo lavoro prenderò in considerazione la dimensione simbolica esaminando i campi in cui più si manifesta, cioè la vita onirica e l’espressione artistica, e in particolare la forma teatrale, per evidenziare un’attività psichica rilevante per la comprensione della realtà e per l’orientamento del nostro percorso di vita. Per iniziare credo sia importante precisare il termine. In senso logico, la dimensione simbolica è quella in cui operiamo con le categorie dei significati, piuttosto che con i significati stessi: è all’interno di questa dimensione che i significati sono da noi costituiti, a partire dalla totalità infinita dell’esistente, distinguendo, moltiplicando e raggruppando segni e forme, tracciando analogie, somiglianze e differenze. E in questa dimensione ritorniamo a muoverci ogni volta che vogliamo estendere, rinnovare, riadattare, rendere più personale o più universale un dato significato.

Per il linguaggio e la comunicazione linguistica, la dimensione simbolica rimane quindi come un humus attraverso cui la vitalità di una lingua deve passare, immergersi e riemergere, per conservare la propria forza vitale. Sappiamo che ogni lingua sostiene a sua volta una concezione di pensiero; la dimensione simbolica è il mezzo di contatto più diretto che abbiamo fra il pensiero induttivo, derivante dall’esperienza, e quello deduttivo, logico, che si fonda sui significati stabiliti nel linguaggio codificato.

La dimensione simbolica peraltro, anche quando non viene usata consciamente, continua ad esistere e operare costantemente nella psiche dell’uomo. La psicoanalisi dei sogni, per esempio, ha mostrato come in tutti noi, quando occorre, la psiche inventa un nuovo sistema personale di associazioni, per le proprie peculiari esigenze che non trovano espressione nel linguaggio “ufficiale”, a causa di una censura che limita l’uso del linguaggio comune oppure perché questo non è abbastanza adeguato e flessibile per esprimere ciò che sta avvenendo nella psiche: cioè per esprimere le ambivalenze, conflittualità, non-consequenzialità secondo i princìpi logici, nell’uso di termini e rappresentazioni.

Nella dimensione simbolica possono avvenire progressive trasformazioni nei significati e anche, conseguentemente, nella lettura della realtà e dell’esperienza. Così come le parole attraverso associazioni analogiche assumono significati nuovi per necessità nuove, allo stesso modo, considerando la vita onirica, nei sogni riproponiamo, a livello soggettivo, elementi della realtà in una forma simbolica, per mezzo di associazioni inedite. La loro introduzione in questa forma apre lo spiraglio a un’elaborazione nuova, che si oppone alla ripetizione coattiva, che caratterizza invece il fenomeno del sintomo. Visto in questa prospettiva dunque il sintomo, al contrario, è la manifestazione della crisi di un sistema di significati. Il suo processo si può descrivere in questo modo: l’insieme dei vari aspetti che distinguono una persona, nella sua configurazione, non è più soddisfacente, ma i tentativi di trovare nuove gestalt danno risultati caotici, dispersivi e dispendiosi. Normalmente questi vengono denominati comportamenti disfunzionali, ma mi sembra più efficace descriverli come soluzioni inefficaci ma illusorie. [ ¼ ]

* Psichiatra, psicoterapeuta della Gestalt

 

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