Restituire la soggettività. Lezioni sul pensiero di Franco Basaglia.

rovatti

Riflessioni sul seminario con Pier Aldo Rovatti intorno al suo ultimo testo

nell’ambito dell’iniziativa

“Verso il festival dei matti” Sesta edizione, Politiche/Poetiche

Teatrino di Palazzo Grassi Venezia (24.10.2014)

Il seminario del filosofo Pier Aldo Rovatti – direttore del Laboratorio di Filosofia contemporanea, della Scuola di Filosofia e collaboratore del dipartimento di salute mentale di Trieste, direttore dal 1974 della rivista di filosofia Aut Aut – è stato mirato a costruire uno spazio di riflessione e discussione circa il suo ultimo libro “Restituire la soggettività. Lezioni sul pensiero di Franco Basagliaedizione Alphabeta Verlag, Collana 180, Archivio critico della salute mentale, 2013 Merano. 

Rovatti, come sottolinea la responsabile scientifica del festival Anna Poma, non è considerato un “filosofo istituzionale” poiché il suo lavoro si allontana spesso dai dettami accademici e dagli schematismi, occupandosi di molti saperi contigui e limitrofi. Il seminario ha avuto come intento quello di proseguire la costruzione dello spazio di riflessione e di dibattito pubblico intorno alla follia e alla normalità che il Festival dei Matti ha inaugurato e continua a rendere possibile attraverso la sua programmazione.

Il testo, dal cui titolo si intuisce già la matrice della faccenda, include  una serie di lezioni tenutesi a Trieste da Rovatti nell’ambito di un corso di Filosofia Teoretica, seminario che ha coinvolto persone che hanno lavorato a stretto contatto con lo psichiatra Franco Basaglia, ma aventi un ventaglio di sfaccettature, punti di vista e posizioni differenti dimostrate negli interventi (Mario Colucci, Peppe Dell’Acqua, Giovanna Gallio, Maria Grazia  Giannichedda, Franco Rotelli, Ernesto Venturini, Michele Zanetti).

Il dibattito ha fornito una lettura completa del pensiero dell’ispiratore della legge 180/1978 che portò a trasformazioni e cambiamenti nell’ambito della cura della sofferenza mentale. Secondo Rovatti, 36 anni dopo la legge 180, abbiamo la distanza storica per potere fare tesoro di quello che Basaglia ha promosso con il suo lavoro in quegli anni e di rielaborarlo in modo attuale: il fulcro, ieri come oggi, rimane la questione della soggettività interiore e del rapporto complesso e articolato tra soggetto e follia. Lo stesso Basaglia, calando il suo pensiero filosofico nell’agire concreto e quotidiano del suo lavoro di psichiatra, contesta l’intellettualismo che trasforma solo in funzionari del potere, e contribuisce con la propria soggettività e l’impegno diretto, al cambiamento della relazione tra follia e cura.

Basaglia intendeva come suo impegno fondamentale proprio quello di “restituire la soggettività” a coloro che, internati nei manicomi, ne furono privati … soggettività oramai deboli di soggetti smarriti, sostenendo che è impossibile curare qualcuno che è prigioniero o legato ad un letto. L’uscita del folle dal manicomio è una vera e propria “restituzione di soggettività”, è una restituzione della persona al mondo.

L’incontro si è quindi soffermato sui significati di questa frase, le sue implicazioni e i problemi di ordine filosofico e politico che implica e che può aprire; una riflessione sulla soggettività che è rivolta anche a ciascuno di noi, particolarmente significativa nelle precarie condizioni culturali e sociali in cui viviamo.

Si parte da un intento, che si rivela fondamentale quando parliamo di malattia: quello di definire la normalità. La normalità, la nostra, di cosa è fatta? Noi soggetti “normali” chi siamo? Rovatti cita, per aiutare la riflessione, il testo “La storia della follia” di Foucault.

Il filosofo sostiene che leggendo Foucault emergono due argomenti centrali: follia e malattia mentale. La follia è sempre esistita ed è sempre stata presente nella società, essa circolava liberamente, fino a quando i folli vengono rinchiusi e la follia immobilizzata e separata dalla società.

La follia viene così “ridotta a malattia mentale”, viene cioè in qualche modo annientata poiché, delle questioni e delle riflessioni a lei rivolte come elemento che è parte della vita stessa, non ce n’è più traccia: tutto il dibattito si centra sul tema della malattia mentale come elemento da eliminare attraverso la cura.

La questione, ancora oggi, è: e se, nel momento in cui restituiamo la soggettività, dovessimo considerare di restituire necessariamente anche la follia?

Secondo Basaglia si tratta infatti di intendere la follia come parte, seppur con aspetti tragici, della vita stessa. La questione della follia è qualcosa che ha a che fare con tutti noi. In libro che scrive negli anni  ’70 parla di “navi che arrivano con il loro carico di normalizzazione”, carico che fa affondare noi stessi in qualche “soggetto normalizzato” che annienta la nostra soggettività. Rovatti sostiene che considerando la follia non più come elemento comune a tutti gli uomini (cioè come parte della nostra specifica soggettività) ma come problema di pochi da curare rifacendosi ad un modello di normalizzazione e normalità completamente artificiale e artificioso, abbiamo sedato qualche cosa che ha prodotto una tranquillizzazione ma che la sfida e il rilancio del tema della soggettività passa proprio per questa trasformazione. Ed è da qui che bisogna ripartire.

 

Arianna Callegaro vive e lavora tra Venezia e Padova. Consegue il diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, specializzandosi in costume teatrale. Successivamente consegue la specializzazione in Progettazione e produzione delle arti visive presso la facoltà di Arti e Design  Iuav di Venezia. Attualmente Si occupa di editoria d’arte contemporanea, lavora presso la libreria di Palazzo Grassi/Punta della Dogana Foundation Pinault a Venezia per la casa editrice Mondadori Electa.

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