Category: Articoli Psicologia

L’esperienza teatrale : inquadramento psicofisiologico

( pubblicato in: Informazione in psicologia, psicoterapia, psichiatria n. 27, Roma, 1996, pp.22-29 )

Vezio Ruggieri *

Schemi concettuali proprii della psicologia e modelli psicofisiologici possono fornire importanti contributi nel mettere a fuoco, inquadrare ed affrontare tematiche che sono fondamentali nell’esperienza teatrale. Continua…

Gli affetti in scena

(pubblicato in: Informazione in psicologia, psicoterapia, psichiatria n. 27, Roma, 1996, pp.3-4)

Giannetto Cerquetelli *

Il teatro è stata la prima forma di comunicazione dell’affettività umana espressa e rappresentata. Nel teatro greco i drammi umani vengono rappresentati nella loro totalità: nel rapporto che si crea tra l’attore e la vicenda drammatica. Continua…

Teatro come tecnologia del sé

(pubblicato in: Informazione in psicologia, psicoterapia, psichiatria n. 27, Roma, 1996, pp.9-17)

Michele Cavallo *

Ma il paradiso è sprangato e il cherubino è dietro di noi.
Dobbiamo fare un viaggio intorno al mondo e vedere se,
forse, da di dietro, da qualche parte, è aperto.
H. Von Kleist, “Sul teatro di marionette” Continua…

Anoressia e santità in S. Caterina da Siena

(pubblicato in: Informazione in psicologia, psicoterapia, psichiatria n. 26, Roma, 1996, pp.3-10)

Mario Reda * Giuseppe Sacco **

L’anoressia mentale è un atteggiamento diagnosticabile in base ad alcuni elementi fondamentali:
1) insorgenza in età adolescenziale;
2) mancanza di appetito accompagnata da una evidente perdita di peso; Continua…

L’etnologia e lo studio transculturale degli stati di coscienza

Fabrizio Speziale*

“Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 21, gennaio aprile 1994, pagg. 13-20

Una precisa e adeguata individuazione degli ambiti metodologici e di contenuto della disciplina etnopsicologica, in riferimento specifico allo studio transculturale degli stati di coscienza, assume la forma di un processo di computazione, cioè: un pensare insieme le cose (Foerster, 1987), che esprime la complessa prospettiva interdisciplinare che sottende tale definizione degli ambiti di una disciplina di confine come l’et¬nopsicologia. Continua…

Narrazione creativa e disagio scolastico

NARRAZIONE CREATIVA E DISAGIO SCOLASTICO

Oliviero Rossi*

“INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 4 maggio – agosto 2000, pagg. 78-91, Roma”

Definire il disagio

Mancini e Gabrielli (1998) lo definiscono come “uno stato emotivo, non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali.” 1

Il disagio scolastico, avvertito dallo studente, è sempre il risultato dell’interazione di più fattori sia individuali che ambientali che combinandosi tra loro determinano una grande varietà di situazioni problematiche che lo espongono al rischio di insuccesso e di disaffezione alla scuola. Continua…

La consulenza psicologica nel Disturbo dell’identità di genere secondo il modello umanistico-esistenziale e la Gestalt Therapy

La consulenza psicologica nel Disturbo dell’identità di genere secondo il modello umanistico-esistenziale e la Gestalt Therapy.

Anna Rita Ravenna* , Simona Iacoella**

“INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 40, maggio – agosto 2000, pagg. 78-91, Roma”

Modelli di riferimento e terminologia

Percepire una profonda incoerenza tra la propria identità corporea e il proprio vissuto di genere crea molto spesso una sofferenza “inenarrabile”: la persona non riesce a dare un “senso” né al proprio sconforto né alla propria vita, sente di esistere e, allo stesso tempo, sente negato dagli altri il suo diritto ad “esserci” così come è, non comprende cosa accade né nella sua anima né nelle sue relazioni, non ha a disposizione coordinate mentali con le quali categorizzare i propri accadimenti esistenziali e non ha neppure le parole per narrarsi a se stessa e tanto meno all’altro. Rimane allora isolata quasi come “spettatore” del mondo fino al momento in cui inizia a cercare dei contatti con persone che immagina vivano una realtà analoga. Continua…

Il raccontarsi dell’io e il riappropriarsi delle sue rappresentazioni interne

Il raccontarsi dell’io e il riappropriarsi delle sue rappresentazioni interne

Alessandro Manenti

“INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 40, maggio – agosto 2000, pagg. 36-49, Roma”

Istituto di Psicologia-Pontificia Università Gregoriana – Roma

Chi va dallo psicologo racconta i suoi problemi nella speranza di risolverli. E’ anche la speranza dello psicologo. Ma l’accordo, all’inizio, é formale perché, di solito, risolvere ha un significato diverso per il cliente e il terapeuta come diversa é l’ipotesi sulla strada da percorrere. Il cliente dovrà imparare a raccontarsi raccontando il suo problema. Il contratto iniziale sul viaggio da intraprendere insieme si evolverà in vera e propria alleanza terapeutica quando la narrazione del problema attuale diventerà anche comunicazione (a se stesso rivelandosi al terapeuta) della interiorità abituale con la quale l’interessato affronta la vita e ritrovamento della infinita umanità nascosta in se stesso che lo definisce persona umana e non animale. I vantaggi risultanti saranno tre: esercitandosi sul problema attuale, l’interessato accresce il grado di intenzionalità del comportamento sintomatico, prende coscienza della sua psicodinamica abituale di vita e si apre un varco alla grande umanità che gli appartiene da sempre. A lui, poi, la libertà di decidere per il futuro se aggiornare la sua interiorità e il suo agire in modalità più trasparenti e rispettose di tanta ricchezza ontologica. Continua…

Il caso Di Bella: la bontà non “cura”?

Il caso Di Bella: la bontà non “cura”?

Giampiero Morelli

(pubblicato in: “Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria” n. 38 – 39, Roma settembre – dicembre 1999 gennaio aprile 2000, pp. 48 – 63)

“Come giustamente consideriamo pazzi quegli individui che si sentono automi, macchine o parti di meccanismi (…) perché non considerare ugualmente pazzesca una teoria, come quella medica, che considera le persone come automi o come macchine, dove il loro corpo è visualizzato come un semplice meccanismo in grado di rispondere solo ad uno sguardo fisico o chimico”.

(Ronald Laing, L’io diviso)

Introduzione

“Di Bella è sicuramente una brava persona. Ma la bontà non guarisce. L’attenzione e l’ascolto non curano. Se ho bisogno di un medico mi rivolgo ad un medico bravo e competente piuttosto che ad un medico buono”. Con queste parole, o con parole molto simili, il noto divulgatore scientifico Piero Angela ha concluso il suo intervento nell’ambito del convegno “mass-media e scelte terapeutiche in oncologia: informazione o condizionamento?” organizzato a Roma il 15 giugno 1999 dalla Sipo (Società Italiana di Psiconcologia) e dalla fondazione Maruzza-Lefebre-D’Ovidio.

In questa circostanza, al pari di altri relatori, Piero Angela ha cercato di disinnescare il “dispositivo” Di Bella con le argomentazioni che buona parte della medicina ufficiale ha usato in questi mesi. Crediamo che il lettore sia sufficientemente informato circa le ragioni della medicina istituzionale e le critiche che quest’ultima, attraverso i suoi massimi rappresentanti, ha rivolto a Di Bella, per doverle riassumerle in questa sede. Piuttosto intendiamo invitare il lettore a porre la sua attenzione alle parole con cui Angela conclude la sua relazione, in quanto pur nella loro apparente banalità e superficialità appaiono, almeno a noi, dense di significato. Continua…