Category: Riflessioni sulla morte e il morire

Sulla morte

Aldo Carotenuto *

“INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 36-37, gennaio-agosto 1999, pagg. 2-17, Roma

Alle soglie del terzo millennio il panorama che si apre ai nostri occhi, con la sua storia di guerre e sopraffazioni, ci induce a riflettere sul valore del morire, ma ancor prima sul significato che attribuiamo alla vita.
Difficile pensare che si possa ancor parlare di vita e morte come di una dialettica pura, spesso le due cose si confondono: si vive come in un incubo mortale o si muore senza neanche accorgersene. Ci sono persone che si battono mortalmente per un ideale che dopo anni di lotte non ricordano neanche più o persone che attraversano infinite serie di lande desolate senza che il vivere sappia più offrirgli soluzioni o emozioni autentiche. Continua…

La difficile elaborazione del lutto

Paolo Astorre, Teresa Crescini, Raffaele Maritati, Cataldo Mastromauro, Luca Persemoli, Olivia Bacciu, Amalia Falzetta, Luigi Pelagalli, Olivera Markovic, Maria Beatrice Rondinelli

Associazione Romana Assistenza Domiciliare (A.R.A.D.)

“INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 36-37, gennaio-agosto 1999, pagg. 76-85, Roma

 

Introduzione

Il compito di un équipe di cure palliative è quello di curare ed assistere sia i pazienti che i loro familiari, con l’obiettivo di migliorare i sintomi degli ammalati e le condizioni psicosociali di tutto il conwwwo familiare. Tale attività si protrae quindi anche dopo la morte della persona in cura modificandosi, ovviamente, la qualità e la quantità degli interventi che, da strettamente medici ed infermieristici, si trasformano in rapporto ai numerosi bisogni psicologici, affettivi ed emotivi dei sopravvissuti. Continua…

FORME E TECNICHE DI ATTENZIONE RIVOLTA ALLA MORTE

Vito Ferri

Psicologo Istituto “W. James”

INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria, n° 32-33, pagg.78-85, settembre 1997 – aprile1998, Roma

Gli uomini che non comprendono la vita non amano parlare della morte.

Lev Tolstoj

1. L’attenzione nelle pratiche psicoterapeutiche

Le pratiche fondate sul controllo e sulla disciplina dell’attenzione, con lo scopo di liberare la persona da stati penosi e patologici, non nascono con le psicoterapie moderne, ma vengono elaborate e strutturate nel corso dei secoli, sia nella cultura occidentale, sia in quella orientale. L’attenzione rivolta ai sogni, alle fantasie, al proprio corpo, al futuro, alle proprie emozioni e a quelle degli altri, ecc., è presente in gran parte, se non in tutti gli approcci psicoterapeutici: cambia la struttura di sostegno teorico, cambia la focalizzazione su questo o quell’oggetto, ma l’uso dell’attenzione in psicoterapia è comunque imprescindibile; non riguarda solo il paziente, ma anche il terapeuta Continua…

Visioni e vissuti negli stati alterati di coscienza in prossimità della morte

“Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria”, n° 30

Vito Ferri e Florinda Romanazzi

Subito prima che Ninakawa morisse, gli fece visita il maestro di Zen Ikkyu.
«Devo farti da guida?» domandò Ikkyu.
Ninakawa rispose: « Sono venuto qui da solo e da solo me ne vado.
Che aiuto potresti darmi?».
Ikkyu rispose: «Se credi veramente che vieni e che vai, questo è il tuo errore.
Lascia che ti mostri il sentiero dove non si viene e non si va». Continua…

“Una donna curata dal cancro”

Gabriella Panzironi*

Pubblicato in “Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria” n°20,

settembre-dicembre 1993 pag. 11-15

 

Psicosomatica del cancro

“Il cancro, sia come tumore visibile che come fantasia inconscia, possiede una forza travolgente, ma se lo osserviamo da lontano o da fuori, non esposti a tale forza, non possiamo comprendere nulla di fronte al paziente canceroso, che è allo stesso tempo spettatore e vittima di una carneficina quasi insopportabile da contemplare”. (pag. 27 Chiozza “Psicanalisi e cancro”) Continua…

Il caso Di Bella: la bontà non “cura”?

Il caso Di Bella: la bontà non “cura”?

Giampiero Morelli

(pubblicato in: “Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria” n. 38 – 39, Roma settembre – dicembre 1999 gennaio aprile 2000, pp. 48 – 63)

“Come giustamente consideriamo pazzi quegli individui che si sentono automi, macchine o parti di meccanismi (…) perché non considerare ugualmente pazzesca una teoria, come quella medica, che considera le persone come automi o come macchine, dove il loro corpo è visualizzato come un semplice meccanismo in grado di rispondere solo ad uno sguardo fisico o chimico”.

(Ronald Laing, L’io diviso)

Introduzione

“Di Bella è sicuramente una brava persona. Ma la bontà non guarisce. L’attenzione e l’ascolto non curano. Se ho bisogno di un medico mi rivolgo ad un medico bravo e competente piuttosto che ad un medico buono”. Con queste parole, o con parole molto simili, il noto divulgatore scientifico Piero Angela ha concluso il suo intervento nell’ambito del convegno “mass-media e scelte terapeutiche in oncologia: informazione o condizionamento?” organizzato a Roma il 15 giugno 1999 dalla Sipo (Società Italiana di Psiconcologia) e dalla fondazione Maruzza-Lefebre-D’Ovidio.

In questa circostanza, al pari di altri relatori, Piero Angela ha cercato di disinnescare il “dispositivo” Di Bella con le argomentazioni che buona parte della medicina ufficiale ha usato in questi mesi. Crediamo che il lettore sia sufficientemente informato circa le ragioni della medicina istituzionale e le critiche che quest’ultima, attraverso i suoi massimi rappresentanti, ha rivolto a Di Bella, per doverle riassumerle in questa sede. Piuttosto intendiamo invitare il lettore a porre la sua attenzione alle parole con cui Angela conclude la sua relazione, in quanto pur nella loro apparente banalità e superficialità appaiono, almeno a noi, dense di significato. Continua…