Lo stato della follia

 

In Italia esistono 6 OPG, comunemente chiamati manicomi criminali, all’interno vi sono rinchiuse circa 1500 persone.
• Montelupo Fiorentino che contiene più di 200 persone, mentre la sua capienza massima è di 188.
• Aversa, in provincia di Caserta, che ne contiene più di 200 sulle 150 previste.
• Napoli più di 150 su 150.
• Reggio Emilia più di 200 su una capienza di 190.
• Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, più di 200 su 194 posti.
• Castiglione delle Stiviere, Mantova, l’unico ad avere anche un reparto femminile che contiene circa 200 persone, delle quali meno di 100 sono donne.
In totale, alla fine del 2009, gli OPG avevano circa 1300 internati. Queste istituzioni sono rimaste sostanzialmente estranee e impermeabili alla cultura psichiatrica riformata, e il meccanismo di internamento non è stato influenzato dalla legge 180.
Il film- documentario, racconto in prima persona di un attore, ex-internato in uno di questi ospedali, si intesse con le riprese effettuate, senza preavviso, in questi luoghi “dimenticati”anche dallo Stato.
Il film intende mettere in evidenza, e lo fa magistralmente, come queste istituzioni siano rimaste sostanzialmente estranee e insensibili alla cultura psichiatrica riformata, e il meccanismo di internamento non sia stato coinvolto dalla legge del 1978, che prevedeva la chiusura degli ospedali psichiatrici.
Intende accompagnare, e far vivere lo spettatore, in questi luoghi dove le persone, fin dagli inizi del ‘900, sono relegate e disumanizzate dal trattamento farmacologico, dall’abbrutimento delle celle di isolamento e dei letti di contenzione.
Il documentario porta alla luce lo stato di abbandono delle strutture psichiatriche e la privazione dei più elementari diritti costituzionali: salute, cura, e vita di tanti malati mentali.
Insieme a questo, allo spettatore sensibile e attento, ri-dà, attraverso le immagini e il linguaggio cinematografico, voce e spazio alle emozioni, ai pensieri e alle azioni, attivando in tal modo un flusso emotivo che scandisce il ritmo della narrazione e favorisce la compenetrazione. Un inno alla vita, alla libertà, al diritto di espressione del dolore, alla dignità e al rispetto di ogni singola persona.

Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto” Alda Merini

 

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