100 giorni di felicità

foto 100 ggdi Fausto Brizzi

recensione di Flavia Coffari

 

Il primo, attesissimo, pluritradotto romanzo del regista Fausto Brizzi è attuale, commovente, toccante.

Lucio Battistini, il protagonista, è un quarantenne romano come tanti. Fa l’istruttore di ginnastica ed è sposato con Paola, l’amore della sua vita e,  ha due bambini.

La sua vita è normale e scorre un giorno dopo l’altro, quasi senza che se accorga, scandita dalla routine quotidiana e da scelte spesso sbagliate.

Un brutto giorno però, gli diagnosticano un cancro al fegato, in fase avanzata con metastasi già diffuse fino ai polmoni, incurabile. I medici gli danno circa 4 massimo 5 mesi di vita ma Lucio vuole sapere fino a quando potrà condurre una vita “normale”. L’oncologo lo informa che avrà poco più di 3 mesi di tempo prima di entrare nella fase finale della sua malattia. Questa informazione lo porta a decidere di vivere al meglio i giorni che gli rimangano e, al contratio di come aveva fatto prima di allora, di godersi attimo per attimo la sua esistenza. Rinuncia così consapevolmente all’accanimento terapeutico: non vuole essere colto di sorpresa dalla morte. Organizza meticolosamente il tempo che lo separa dal suo suicidio assistito in una clinica di Lugano. Evento che avverrà esattamente 100 giorni dopo la scoperta della sua malattia.

Praticamente questo romanzo ci racconta di come Lucio viva questi ultimi 100 giorni che desidera rimangano speciali nel ricordo, sopratutto per sua moglie ed i suoi figli. Fissa gli obiettivi che vuole raggiungere prima di andarsene per sempre e, al primo posto, mette quello di riconquistare l’amore di sua moglie.

Il lettore entra facilmente in empatia con il protagonista, sorride e soffre con lui, pagina dopo pagina. Il romanzo di Brizzi ha il merito di avvicinare il lettore con grazia al tema della malattia, al dolore fisico e a quello emotivo, all’amore per la vita e soprattutto alla delicata questione etica che comporta la scelta di optare per il suicidio assistito. E, come si legge nelle prime pagine del romanzo, il suo unico rimpianto rimarrà quello di aver dovuto scoprire di stare per morire, per incominciare a vivere.

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