La Maternità può Attendere

la maternità può attenderePerché si può essere donna senza essere madre
di Elena Rosci
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2013

Recensione di Flavia Coffari

Un saggio illuminante ed attualissimo sulla maternità o meglio, sul dilemma di diventare madre o meno nell’attuale società.
Attraverso le parole delle sue pazienti e di alcune blogger nella Rete, la psicoterapeuta Elena Rosci dà voce alle donne moderne, le lascia spiegare e quindi riflettere sul conflitto tra dipendenza ed autonomia.

Donne colte, intelligenti e vivaci. Donne che, dalla rivoluzione della pillola in poi, hanno la possibilità di scegliere se e quando diventare madri; donne che possono decidere e che non sono piegate al loro destino. Donne che rimandano la maternità fino a quando l’orologio biologico, o più spesso il ginecologo di fiducia, non dà l’aut aut: ora o mai più.
La Rosci legge il presente con un occhio al passato e lo sguardo al futuro, che non è già scritto, e si può modificare. L’autrice esamina con attenzione il ruolo della donna nella società narcisistica post- sessantottina inserendolo nel contesto storico, politico e sociale che il nostro Paese (n.d.r. L’Italia)
sta attraversando. Ne raccoglie l’ambivalenza nei confronti della gravidanza e della maternità, ci ricorda il problema della denatalità: il 20% delle donne italiane non ha figli a quarant’anni compiuti e questo numero, secondo i ricercatori, è destinato a salire.

“La maternità può attendere” è un libro che tutte le donne dovrebbero leggere, ma anche gli uomini e i politici miopi che pensano furbescamente di ridurre gli investimenti sulla scuola, sugli asili, sugli spazi verdi, sul lavoro giovanile, sulle politiche per la casa delle giovani coppie, facendo affidamento su un tipo di madre che non esiste più da decenni.

Un libro che cela una “modesta proposta”, come la stessa  Autrice la definisce, che dovrebbe essere accolta per non investire unicamente in “un paese per vecchi”: “…dopo la nascita dei figli,una legge che consentisse ai genitori di stare a casa per sei mesi ciascuno.
Nei primi tempi uno dei due (più spesso la mamma) sta a casa dal lavoro per familiarizzare il piccolo alla vita. Il padre può usare i suoi sei mesi nel corso dei successivi quattordici anni e restare a casa con il figlio quando ce n’è bisogno (malattie, visite mediche, problemi vari)”.

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