Ryunio, la bambina drago

COPERTINA-RYUNIO-frontedi Roberta Calandra

 

recensione di Mariella Sassone

 

 

 

Dopo aver chiuso il libro mi sono chiesta con quali occhi e soprattutto con quale cuore avrei dovuto leggerlo perché forte era la sensazione di averlo letto con occhi sbagliati, occhi di un adulto che analizza, scruta, esamina alla ricerca di moventi e significati e non con gli occhi meravigliati di un bambino che si avvia verso l’adolescenza (il libro è consigliato a partire dai 9 anni).

E allora l’ho riletto lasciandomi andare alla voce di Alessandro (l’io narrante), un ragazzino di 11 anni che mi racconta la storia della sua famiglia ed io faccio finta di essere poco più piccola o poco più grande di lui, poco importa.

Me la vuole raccontare perché è una bella storia, perché… nella vita ci sono sempre delle possibilità di riprendersi dalle tragedie. E me la racconta come una favola e allora ci credo e mi fa dire ohhhh! E credo anche che il cane Lucio abbia portato in sella Ryunio sfrecciando al centro della città per andare a cercare Aida anche se mi ricorda La storia Infinita, io ho visto il film ma Alessandro non era ancora nato, e quindi è proprio vero che queste cose accadono!

La storia di Ryunio è una favola senza principi o ranocchi, ma racconta di una bambina che forse è proprio la bambina drago tornata sulla terra per aiutare le persone che soffrono, chissà, certo è che Ale ha capito che mia sorella è sempre nel posto giusto al momento giusto e … non è una bambina come le altre, per certe cose sembra un po’ strana, per altre è intelligentissima infatti appare in famiglia come una fatina, senza diffidenze o problemi di lingua… a proposito, quale lingua parlano le fate?

E’ una storia che guarda il mondo dei grandi dal basso, è uno sguardo che non è oscurato da memorie o proiezioni, al massimo è mediato dai desideri di un bambino… ho visto in un attimo disintegrarsi tutti i miei sogni per la muova playstation che mi avevano promesso per il mio compleanno.

Il libro racconta la storia di una vita che si consuma fra pranzi, cene, compiti, e piccoli disastri di tutti giorni, che ha come sfondo una società multirazziale (dei  compagni di scuola di Ryunio uno solo è italiano, forse, perché si chiama Mario) ed è chiamata a confrontarsi concretamente e al di fuori di ogni pregiudizio con realtà non sempre facilmente gestibili: zio Paolo, il classico maschio che scappa con la segretaria, l’anoressia della cugina Giulia che sta meglio quando aiuta gli altri ed il conflitto con sua madre, gli zingari, un problema economico dei genitori misurato “a gelati”, il mondo degli anziani e le gocce per la depressione, eccetera. La realtà prende il posto di orchi e malefici, ma Ale la osserva con curiosità e l’imbarazzo di fronte ai problemi seri non è mai nei suoi occhi ma nelle voci dei grandi, che non hanno parole per dire ciò di cui forse loro stessi hanno paura o di cui non sanno farsene una ragione. Ad Ale fa paura Adele perché puzza, e non c’è bisogno di tante spiegazioni.

Beh, che dire: bambini, così va il mondo, buona fortuna!

 

 

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