Fuori dall’armadio… per tornare a casa.

Fuori dall'armadioDi Angela Angelastro

Odio coloro che mi tolgono la solitudine senza farmi compagnia

(Nietzsche)

In quanti modi si può uscire da un armadio?
Si può scegliere di uscirne solo durante la notte, quando nessuno guarda o ascolta.
Si può scegliere di uscirne sbattendo le porte e andando ad indossare i propri abiti e la propria vita lontano, lontanissimo, dove nessuno potrà vedere e giudicare.
Si può scegliere di lasciare la porta socchiusa e frugare fuori con lo sguardo e incrociare a tratti altri sguardi, dentro un silenzio spesso inquieto e goffo.
Infine, si può scegliere di aprire finalmente e delicatamente la porta e di sedersi per terra, mentre il babbo lì vicino legge il giornale. E si può scegliere di dire con calma: “Tu lo sai che anche io ho una famiglia, vero?”
Ecco, ci sono molti modi per uscire dall’armadio; ci sono molti modi di fare coming out con i propri genitori.
L’espressione coming out, comunemente usata per indicare quelle situazioni in cui una persona racconta del proprio orientamento sessuale, deriva da un modo di dire: coming out of the closet, ossia uscire dal nascondiglio (dall’armadio a muro).
Fare coming out è un modo per tornare a casa: Michael LaSala, direttore del Master of Social Work dell’Università del Michigan, mette a fuoco questa riflessione nel suo Coming Out, Coming Home: Helping Families Adjust to a Gay or Lesbian Child (2010).
I genitori come vivono quel ritorno a casa? Come stanno mentre qualche confusa intuizione, mischiata ad ansie e preoccupazioni, prende forma nella voce e nella rivelazione di una figlia o di un figlio?
Il corpo si irrigidisce, i pugni si stringono, una gamba prende a dondolare, la voce si fa un po’ più roca e la gola si contrae rumorosamente con l’intento di schiarirsi, lo sguardo si arrampica tra il lampadario ed il soffitto. I pensieri si rincorrono, nel film di una figlia o di un figlio, ormai adulti, che amano e sono amati e che vivono la propria esistenza in un modo inatteso ed in un mondo sconosciuto. Ed è in momenti come questi che le parole fanno difetto anche ai conversatori più vivaci.
Negli ultimi anni i genitori hanno cominciato a prendere in considerazione la possibilità di chiedere supporto ai professionisti (psicoterapeuti, psicologi, counselor) per le difficoltà con i propri figli e le proprie figlie: si sono diffuse esperienze ed iniziative, a vario modo istituzionalizzate, di supporto alla genitorialità realizzate nei contesti più diversi.
Eppure, quando un figlio esce finalmente dall’armadio e ti viene a cercare non si tratta esattamente di un problema: il problema, semmai, poteva esser quello di immaginare un figlio o una figlia chiusi là dentro, chissà per quanto altro tempo, lontani e schivi e mascherati e sfuggenti.
E dunque, ora che mi è venuto a cercare, ora che mi vuole nella vita che ha scelto, che cosa posso fare per lei o per lui? In quale modo posso incontrarla o incontrarlo? E come me ne prendo cura? E come lo (o la) proteggo adesso? Questo si domandano spesso le madri e i padri, immersi nella solitudine di un ruolo.
Sovente accade che i genitori si spaventino e, un attimo dopo, sentano una fastidiosa impotenza. Quando queste due emozioni si mescolano ed entrano in circolo assieme il risultato può essere esplosivo, tanto esplosivo da allontanarli dai propri figli e dalle proprie figlie.
Qualche volta accade che anche i genitori si mettano a cercare il proprio modo di uscire dall’armadio, di fare coming out. Ed anche per loro si tratta di un momento complesso, carico di dubbi e affamato di rassicurazioni.
Un aiuto prezioso sembra esser quello di condividere e raccontarsi a propria volta: uscire dall’armadio e condividere il proprio disorientamento e le proprie preoccupazioni con altri genitori che vivono esperienze simili. Nascono in questo modo le esperienze raccolte dalle associazioni di genitori di persone LGBTIQ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer). E prendono forma esperienze associative come quella di Agedo, che è l’Associazione di genitori (parenti e amici) di persone omosessuali e che lavora, sia a livello nazionale che locale, in due direzioni: quella del supporto alle persone e alle famiglie, attraverso la condivisione delle storie e delle esperienze, e quella delle sollecitazioni culturali, anche attraverso dibattiti e confronti e incontri pubblici.
Io ho incontrato Agedo per la priva volta qualche anno fa, a Roma nei pressi del Colosseo. Era un sabato pomeriggio ed era il sabato dell’Europride 2011: a un tratto ho alzato lo sguardo ed ho incrociato sguardi aperti e vivaci e fiduciosi, di genitori che avevano trovato il proprio modo di stare con i propri figli lungo la loro strada. E c’era un cartello: diceva “Grazie mamma di essere qui”.
Insomma, in qualunque modo si scelga di uscire dall’armadio, quel che conta è trovare là fuori qualcuno che ci aspetta ed ha voglia di mettersi un po’ in gioco per restare con noi mentre facciamo la nostra strada. Questo sembra valere sia per i figli che per i genitori.

Per approfondimenti:
– M. LaSala (2010). Coming Out, Coming Home: Helping Families Adjust to a Gay or Lesbian Child. Columbia University Press.
– www.agedo.roma.it
– www.agedolecce.blogspot.it

 

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