La psicoterapia di coppia nell’infertilità: ovvero la creazione di uno spazio procreativo.

Pubblicato in: Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria n° 28/29, giugno-dicembre 1996, pagg. 31 – 36

Paolo Gentili *

La comparsa dell’infertilità in una coppia, prima come sospetto e poi man mano come certezza, rappresenta, sempre più frequentemente, una delle possibili esperienze durante la sua storia coniugale. La coppia, che inizia un progetto coniugale per motivi consci ed inconsci (vedi l’articolo di Lalli), fonda la propria decisione su desideri ed aspettative nelle quali la scelta che all’interno di tale diade ci sia un terzo (il figlio) è spesso negata o quantomeno rimossa. Parallelamente, le relative capacità procreative sono supposte come adeguate ma la loro messa in atto viene rinviata, a livello conscio, ad altri momenti o ad altre condizioni vitali della coppia (come ad esempio al momento di una maggiore “stabilità” psicologica od economica o dopo aver vissuto abbastanza a lungo un tempo privilegiato di rapporto a due). Tralasciando in questa sede l’analisi dei motivi di queste scelte, nelle quali il “fantasma” del figlio o della possibilità e capacità di essere fertili sono presupposti ma nella realtà assenti o allontanati, nel presente articolo si prenderà in considerazione l’evento “infertilità” nel momento in cui diviene una esperienza reale della coppia provocando una crisi che nel tempo muta (Dunkel-Schetter e Lobel, 1991) ed attiva, sempre più frequentemente, una richiesta di aiuto sia a livello biologico che psicologico.
Questa duplicità di ambiti di intervento rappresenta senza dubbio una realtà sempre più diffusa nella quale si trova chi, come “psico-esperto” è chiamato sia ad una diagnosi psicologica che ad un intervento psicoterapeutico. D’altra parte l’infertilità, come il concepimento, rappresenta senza dubbio il prodotto dell’interazione tra molteplici fattori bio-psicologici la cui individuazione aumenta ogni anno con il progressivo ampliamento delle conoscenze nell’ambito neuro endocrino e fisiopatologico, come pure dei meccanismi psicosomatici che intervengono nel permettere o meno il concepimento (Edelmann, Connolly, 1986).

Attualmente, sono infatti indubbie le influenze di natura psicologica sia su quelle che vengono definite “infertilità idiopatiche” che sulle cosiddette “infertilità funzionali”, sia, infine, su molti dei processi bio-psicologici che favoriscono, mantengono od interrompono uno stato di infertilità. Una conferma a quanto detto viene, tra l’altro, dal passaggio in molte coppie da una condizione di infertilità ad una di fertilità dopo l’adozione di un bambino. La gravidanza successiva all’adozione può essere attribuita ad una serie di cambiamenti psicologici (come ad esempio la riduzione di ansie o paure connesse ai cambiamenti dovuti alla presenza di un figlio) che influisce direttamente sul substrato neuro-ormonale dei due partner. Nel caso, poi, che si voglia negare tale ipotesi, l’influsso di cambiamenti psichici non sono tanto connessi all’adozione, giudicata una terapia prettamente “mitica” dell’infertilità (Arronet et al., 1974), quanto piuttosto alle nuove situazioni psicologiche dei partner sottoposti contemporaneamente ad intervento psicoterapeutico (Lamb e Leurgans,1979). Tuttavia, se è universalmente accettata l’influenza di fattori “psichici”, risulta tuttora difficile l’accordo sulla loro individuazione, ruolo patogenetico e definizione. Questo risulta ancora più complesso nel momento in cui lo studio dei dinamismi funzionali si allarga, non solo a quelli che potrebbero essere considerati patogenetici per l’infertilità ma anche a quelli che intervengono successivamente a modulare l’adattamento all’infertilità stessa e che spesso generano nella coppia dei comportamenti volti alla fertilità “a tutti i costi”, anche con scelte altamente stressanti quali quelle di sottoporsi a procedimenti di procreazione assistita o ad altre metodiche eticamente discutibili (Bigozzi, 1994).

 

 

images

SCARICA l’articolo completo

 

 

 

Comments are closed.