Problemi della fecondazione artificiale in italia e all’estero.

Pubblicato in: Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria n° 28/29, giugno-dicembre 1996, pagg. 9 – 16

Francesca Oppedisano *, Piero Quattrocchi **

La bioetica nasce, negli anni sessanta, in seguito al grande sviluppo delle discipline biomediche, che in pochi decenni compiono progressi straordinari, rendendo possibili cose un tempo impensabili.

In particolare è stato l’incontro di due nuove tecnologie, l’ingegneria genetica e il concepimento in vitro, che ha conferito all’uomo poteri finora a lui sconosciuti.

Orizzonti affascinanti si aprono alla biotecnologia e, insieme, nascono nuovi grandi problemi. Il fatto che l’uomo sia in grado, oggi, di intervenire sui suoi costituenti genetici, manipolandoli e trasformandoli, pone angoscianti interrogativi alle coscienze (Mori, 1990).

Da un lato ci sono coloro che non vogliono discostarsi da ciò che è naturale nel timore che i cambiamenti possano portare a delle conseguenze disastrose. Dall’altro lato ci sono coloro che invece ritengono che sia lecito sperimentare tutto lo sperimentabile, sulla base dell’idea che il pericolo più grande per l’umanità sia quello di vedere arrestato il proprio sviluppo (Castiglione, 1989).

In realtà qualsiasi scoperta scientifica può essere utilizzata sia in senso positivo che in senso negativo: ciò che conta è fissare chiaramente gli scopi per i quali si intende usarla, e provvedere ad un sistema di controllo. E proprio a tal fine i valori di pluralismo, spirito critico e libera discussione, che la bioetica ha il compito di sviluppare, possono assumere un ruolo di primaria importanza.

 

 

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