Tra gioia e malinconia: maternità multiformi

la-speranza-klimtdi Angela Angelastro

 

Da sempre la gravidanza è un universo di narrazioni, caratterizzato prevalentemente da immagini cariche del gioioso stupore legato all’incontro ed alla scoperta reciproca, innanzitutto tra la donna, che diventerà madre, e la creatura, che comincia la sua esistenza in quel grembo.

Qualche volta le metafore che raccontano l’esperienza della gravidanza lasciano malinconicamente turbati: Dacia Maraini, qualche anno fa, scriveva di un clandestino a bordo, parafrasando il titolo del noto racconto di Conrad (The secret sharer, 1910), che stava traducendo all’epoca della propria gravidanza interrottasi prematuramente.

E questo turbamento spesso rivela, anche tra le immagini più poetiche, l’esistenza di un tabù: sussurra una complessità emotiva che molte donne (o sarebbe meglio dire, molti genitori) fanno fatica a comunicare. Si tratta di un tabù legato alla difficoltà che si sperimenta nell’accogliere la gravidanza e la miriade di cambiamenti che essa porta con sé e che, in particolare per la donna che vive questa esperienza, riguardano il proprio corpo e la progettualità stessa della propria esistenza.

L’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) da qualche anno porta avanti un progetto che riguarda la depressione in gravidanza e nel post partum (“Un sorriso per le mamme”, http://www.depressionepostpartum.it/main/?page_id=134): si tratta di un’iniziativa di supporto e sostegno alle donne (sul sito è possibile trovare e ricevere indicazioni su Centri di riferimento) e di uno stimolo culturale per la classe medica (nel sito esiste un’area dedicata alle indicazioni per gli operatori) e per l’opinione pubblica.

Il progetto realizzato da Onda risulta di grande attualità, in un momento storico come questo, caratterizzato da scelte economiche di austerity che finiscono per accrescere il vissuto di precarietà. In questo contesto, pare aumentare anche l’incidenza della depressione perinatale negli uomini, in particolare nei futuri papà o nei neo-papà che hanno un’occupazione precaria o che stanno vivendo un momento di difficoltà economica.

L’iniziativa di Onda, dunque, rappresenta la possibilità di superare un vissuto di isolamento ed entrare in uno spazio di accoglienza rispettosa e di comunicazione. Alla luce di quello che la letteratura scientifica e la cronaca ci segnalano, e con la consapevolezza dell’evoluzione che la genitorialità sta vivendo, varrebbe forse la pena di allargare e promuovere l’esperienza per tutti i futuri genitori.

 

Per approfondimenti:

–          Rosenthal, D. G, Learned, N., Liu, Y., Weitzman, M. (2013); Characteristics of fathers with depressive symptoms; Maternal & child health journal; 17(1):119-128

–          http://www.ondaosservatorio.it/

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