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La parola al curato – Cos’è che Cura –

photo4di Mariella Sassone

 

Da poco si è concluso il Convegno Cos’è che cura?, organizzato da Nuove Arti Terapie  presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, due giorni di studi e riflessioni su un tema, quello del prendersi cura e del curare, sul quale non si riflette mai abbastanza. Approfondimento necessario in quanto sembra, alla luce dell’esperienza di chi scrive e delle numerose testimonianze offerte dai partecipanti, che il prendersi cura (nell’ambito del quale trova senso anche il curare) non sia una “pratica” del tutto naturale, ma piuttosto un concetto in cerca di definizioni, protocolli relazionali, modalità’ di comunicazione, statistiche, ricerche scientifiche, come se un interessamento solerte e premuroso (che se non ha il sapore dell’amore, ha almeno quello dell’amorevolezza), avesse bisogno di essere imparato, acquisito, misurato e non sviluppato come parte di noi stessi.

La pratica della cura sembra diventata innaturale, l’abbiamo persa lungo la via del progresso e la sua mancanza si trasforma talvolta in violenza: parole come schiaffi, è il commento di Anna Maria Acocella[1] alle parole di un medico che comunica alla sua paziente una pesante diagnosi alla stregua di un meccanico che avvisa il cliente che bisogna rifare il motore. Continua…

Sergio Mazzei – Brevi considerazioni sull’uso dell’arteterapia nella psicoterapia della Gestalt

metafora

Non tutte le prigioni hanno le sbarre:

ve ne sono molte altre meno evidenti da cui è difficile evadere,
perché non sappiamo di esserne prigionieri.
Sono le prigioni dei nostri automatismi culturali
che castrano l’immaginazione, fonte di creatività.
Henry Laborit

Il punto di vista della Gestalt sulla formazione dei disturbi nevrotici è che questi sono la conseguenza di un cronico processo di autointerruzione dei propri impulsi. Si inibiscono le azioni, le emozioni e gli stessi pensieri. Si perde la consapevolezza della propria esperienza e dei propri vissuti. Ci si anestetizza e non si sa più chi si è e cosa si ha veramente voglia di fare. Si va avanti per modelli di adattamento: stereotipie, luoghi comuni, schemi generalizzati di comportamento, ecc. Continua…