Questo lavoro si pone come contributo
clinico e teorico, in una prospettiva di ricerca e di applicazione delle
tecniche psicoanalitiche nella psicoterapia con i pazienti oncologici.
Premesse storiche e teoriche.
L’esperienza iniziò nel 1984:
un gruppo di psicoterapeuti di formazione analitica, si riunì
intorno a Claudio Modigliani, analista freudiano fondatore della Società
Psicoanalitica Italiana, e si incominciò a lavorare sull’ipotesi
psicosomatica del cancro.
Nel 1981, Modigliani aveva ipotizzato
"il cancro come una malattia dell’Es, mentre la psicosi è
una malattia dell’Io, nel senso psicodinamico che sono falliti i meccanismi
di difesa dell’Io ai livelli nevrotici e psicotici, e che l"Io
ha demandato la difesa all’Es, che agisce in modo autodistruttivo".
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In seguito nel 1983, Modigliani nell’articolo
"La sofferenza psichica oggi. La nevrosi come modello di salute."2,
ritenne che "la sofferenza psichica inconscia, non percepita, inclusa
nel concetto di stress, mina l’integrità fisica ed è fra
i fattori concomitanti di maggior rilievo nelle due principali cause
di mortalità nel mondo occidentale: le malattie cardiovascolari
e le neoplasie. Le malattie conclamate, segno di disadattamento nelle
psicosi e simili, oppure d’adattamento conflittuale e sofferto nelle
nevrosi, rappresentano un messaggio di difesa per la vita. Realizza
questa difesa con processi regressivi meno involutivi delle malattie
psicosomatiche: nel senso che la malattia psicosomatica rappresenta
una regressione maggiore della psicosi. La vita si realizza come un’organizzazione
biologica che include l’apparato psichico come strumento proprio finalizzato
all’adattamento e alla conservazione: se questo apparato fallisce in
tutto o in parte, darà luogo a minacce più o meno gravi
a livello somatico".