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Giulia Basili La metafora della porta-voce
La voce è un mediatore attraverso cui è possibile una trasformazione. Essa è essenzialmente uno strumento di metamorfosi. È uno specchio acustico il quale, a differenza della superficie piatta e non flessibile di uno specchio ottico, è malleabile e agile e può riflettere, comprimere e rarefare l’onda sonora che la riflette per creare un nuovo suono. E questo nuovo suono contiene in sé la base strutturale per lo sviluppo di nuove parti del sé (P. Newham, Using Voice and Theatre in Therapy)
Quest'estate avevo deciso di fare alcuni lavoretti di restauro nella mia casetta in montagna e pur non avendolo mai fatto così a fondo mi preparavo all'idea con molta gioia. Due erano gli obiettivi, ridipingere tutta una serie di ringhiere e ristrutturare la porta di ingresso della mia casetta. Mentre scartavetravo con grande fatica la porta ho cominciato a pormi la fatidiche domande: cosa significa per me questo lavoro? Perché comincio a sentire un certo disagio? Ce la farò? Capivo ahimè che ci sarebbe voluto più tempo e fatica del previsto e che potevo scegliere se continuare oppure interrompere il lavoro. Nella mia mente c'è stato però un guizzo e ho immediatamente colto l'immagine simbolica che rispondeva alle mie domande e combaciava perfettamente con gli obiettivi, gli intenti e le applicazioni pratiche del mio lavoro di operatrice alla relazione d’aiuto. 1 R. Miquel, L’universo delle forme sonore, Hermes edizioni, 2003
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