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Counselling, counsellor, promozione della salute e genitorialità
Mario Mengheri Presidente Associazione Italiana Ricerca Psicosomatica - Livorno
“INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°4 novembre - dicembre 2004, pagg. 44-65, Roma IntroduzioneOggi più che mai, e soprattutto nei giovani, se c’è da intraprendere un qualsiasi percorso decisionale, c’è la tendenza di trattenersi a lungo nelle valutazioni delle alternative possibili. Si confonde la riflessività con l’incapacità di decidersi ad affrontare il rischio di una precisa decisione. La richiesta di chiarezza originata in un momento di effettiva confusione, diviene rapidamente una sollecitazione a condividere la responsabilità e questo spesso maschera un tentativo di delega della medesima. Con il processo di counselling ad approccio integrato insegniamo ai futuri counsellor ad assumersi le proprie responsabilità e quali siano i loro diritti chiarendo, con maggior consapevolezza, i ruoli e le identità e ciò che a quel ruolo spetta. Questo, di per sé, crea uno stato di benessere. La molteplicità degli interventi di aiuto, apparsi in questi ultimi decenni, ha permesso, consentito, trascurato di vedere questo strumento come processo orientato anche verso la promozione della salute. Dare, o ri-dare, dignità alla salute, dopo il “troppo” spazio mentale che è stato fornito al disagio è significato, spesso, toglierle il valore, la valenza che merita dimenticando il fatto che essa deve essere accolta, coccolata, valorizzata, coltivata come un locus a favore del nostro benessere. La vera salute nasce dalla rappresentazione che abbiamo di noi stessi, come corpo e come mente. Queste differenti possibilità sono la nostra ricchezza e ci permettono di raggiungere un migliore adattamento, che tenga conto sia delle nostre esigenze che di quelle dell’ambiente esterno. Il corpo e la mente sono due aspetti di un organismo complesso che la scienza studia come aspetti diversi, biologici e psicologici. Allo stesso modo ci rappresentiamo la nostra complessità psicosomatica, cogliendone gli aspetti corporei e quelli psichici secondo le esigenze del momento. Non sono la mente e il corpo ad essere diversi, ma le modalità di approccio attraverso cui li costringiamo ad esistere. Dalla complessità delle esperienze corporee e psichiche, sia in salute che in malattia, da questo dualismo, che si tenta di riproporre anche come unità, dalla necessità di separare, ma anche di riunire, dal bisogno di cogliere le similitudini, ma anche di non confondere ciò che è differente, nasce il bisogno di una cultura scientifica psicosomatica. Quello psicosomatico diventa perciò un paradigma che permette di assumere vari punti di vista nello sforzo di com-prendere meglio e, in alcuni casi, di aiutare l’uomo a vivere la sua complessità (Trombini, Baldoni, 1999; Mengheri, 2002). In una concezione di approccio psicologico integrato, psicosomatico, il processo di formazione del counselling si propone come occasione per l’adozione e l’integrazione di paradigmi teorici diversi, accogliendone differenze e contraddizioni. Ogni teoria, anche la più elaborata, può rivelarsi utile in alcune occasioni, ma altre volte mostrerà i propri limiti, perché la nostra esperienza di esseri umani è sempre di natura molto complessa e soggetta a continui cambiamenti. Ogni teoria mantiene comunque un valore di ipotesi, ed è bene che noi non la confondiamo con una verità. Per i professionisti della cosiddetta “psi”, come per i counsellor, è costruttivo non affezionarsi troppo a “rigidi” schemi teorici di riferimento, ma acquisire un’elasticità mentale e un formazione multidisciplinare, che consenta di maturare le capacità teoriche ed esperienziali indispensabili per adeguarsi, di volta in volta, alle circostanze. L’ortodossia, qualsiasi essa sia, deve preoccuparci. Come è vero che sul vecchio è possibile costruire il nuovo, è altrettanto vero che, per questo, il vecchio deve essere sempre più solido e studiato per reggere e proteggere ogni nuova teoria dettata, per altro, da un’idonea curiosità intellettuale.
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